Il realismo della chiesa sul conflitto in corso

Il realismo della chiesa sul conflitto in corso

Contro la follia ideologica di Russia, USA, Nato e Unione Europea l’unica voce sensata è quella del Papa.

In questi giorni tutti condannano la Russia e la volontà di potenza di Putin ma la questione dell’Ucraina sembra rispondere sempre più ad un calcolo ben preciso degli analisti di Casa Bianca e Pentagono per ricollocare gli USA come dominatori del mondo.

L’oscura strategia americana sembra essere quella di scontrarsi con la Cina usando l’Europa come cortigiano che può essere ricattato dal punto di vista militare e delle fonti di energia.

Se la solidarietà atlantica fosse stata reale il presidente americano avrebbe potuto sottoscrivere subito forniture di petrolio e gas liquefatto (di cui l’America è piena) in favore di Italia e Germania che sono i paesi più dipendenti dal gas russo.

In questo scenario delirante l’unica voce che si è elevata drammaticamente è quella del Papa che stravolgendo i riti diplomatici (non ha fatto convocare come al solito l’ambasciatore russo per una sterile ramanzina), si è recato di persona all’ambasciata russa e come un pellegrino mendicante ha manifestato la sua accorata preoccupazione per gli eventi in corso.

Questo gesto fatto di concretezza e di umiltà ha un che di rivoluzionario che purtroppo la grande stampa si è ben guardata dal riprendere con la dovuta enfasi relegandolo nell’ambito della solita predica da prete.

Del resto, va sottolineato, il Papa è l’unico che ha denunciato di recente la “voglia di guerra” che c’è nel mondo. Le sue parole sono state sottovalutate e ritenute il solito discorso buonista che la Chiesa “deve “fare. Invece i fatti testimoniano che il partito della guerra è fortissimo.

Nessuno sollecita un tavolo per iniziare una trattativa e per far cessare le ostilità. È notizia di oggi che USA e Paesi Europei hanno disposto aiuti militari all’Ucraina aizzandola allo scontro piuttosto che invogliarla a negoziare.

Le dichiarazioni che soffiano sul fuoco non si contano. Le parole del Primo Ministro inglese Johnson sono dure, quasi vorrebbe entrare in guerra. Sono gli stessi toni di Biden che alcune settimane fa con singolare leggerezza ha prospettato l’inizio di una Terza guerra mondiale. Lo stesso Biden che, dimostrandosi tutto fuorché uno statista, dichiara: “Non parlo con Putin”. I Russi rispondono: “Siamo sempre partiti dal dialogo, ma quando queste opzioni sono state chiuse, arriviamo al punto di non ritorno”.

E nessun leader europeo abbassa i toni chiedendo di trattare e di rimettere ordine in nome della pace e della sicurezza di tutti noi. Anche il nostro premier Draghi si è messo l’elmetto usando toni guerreschi anziché far leva sul dialogo e sull’ascolto delle ragioni dei contendenti.

Come cento anni fa la voce di Papa Benedetto XV si levò definendo “un’inutile strage” la Prima Guerra Mondiale rimanendo inascoltato, così oggi l’unica posizione ragionevole è quella di Papa Francesco che con sano realismo non si abbandona a prediche ma, impegnandosi personalmente, invita a difendere le vittime del conflitto e impedire un’enorme carneficina.

Andrea Tornielli sull’Osservatore Romano ha ben fotografato la situazione: “La guerra iniziata rischia di uccidere le speranze innescate dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Continuando ad applicare al nuovo mondo i vecchi schemi militari, prima è tornata la Guerra Fredda, poi la guerriglia e ora la guerra guerreggiata”.

Va ricordato che Bush padre ed i maggiori leaders europei promisero a Gorbaciov che la Nato non si sarebbe mai estesa verso Est e che nel 2008 Francia e Germania votarono contro l’adesione dell’Ucraina alla Nato perché avrebbe rappresentato un atto ostile verso la Russia.

Tornielli sottolinea: “la responsabilità della guerra è sempre di chi la fa invadendo un altro Paese. C’è però da domandarsi: qual è la strada per trovare una soluzione pacifica? Va ricercata dentro gli schemi bellici delle alleanze militari che si espandono e si restringono o piuttosto in qualcosa in grado di farsi anche carico degli errori del passato (che non stanno da una parte sola) restituendo una prospettiva realistica alla speranza di una diversa convivenza fra i popoli?”.

La strada indicata dal Papa per aprire le menti e i cuori alla ragionevolezza è l’unica percorribile immediatamente prima che accada una tragedia mondiale.

333 Visualizzazioni
Eli

Eli

“Guerriero non per scelta ma per necessità. La necessità di difendere ferocemente l’amore per la libertà, la cultura occidentale e i suoi valori, il cittadino contro lo Stato e la sottomissione delle coscienze al pensiero unico. Meglio un giudizio sbagliato che un giudizio imposto o negato. A partire dalle nostre tradizioni e perché la memoria non dovrà mai essere smarrita. Senza conoscere il passato non c’è presente e non c’è futuro”.