L’Unione Europea si è riscoperta guerrafondaia

L’Unione Europea si è riscoperta guerrafondaia

Nella guerra di Ucraina la UE sta commettendo errori strategici impressionanti e l’Italia anziché lasciare aperta la porta del dialogo con la Russia si è legata le mani da sola inviando addirittura armi.

L’ipocrisia europea non ha limiti. Ogni giorno il presidente Biden e Ursula von der Leyen fanno a gara per annunciare nuove severe sanzioni alla Russia di Putin. Nel frattempo, però, vengono garantiti ai russi 700 milioni di dollari al giorno per il pagamento della fornitura di gas che è fuori dalle sanzioni e che alimentano le spese militari di Mosca.

I fatti di questi giorni dicono che l’Europa è totalmente incapace di definire una propria politica che abbia a cuore gli interessi reali dei Paesi aderenti. Ancora una volta la von der Leyen si è rivelata inadeguata decidendo con tutta la Commissione di appiattirsi sulla posizione anglo – americana che da anni è molto aggressiva verso la Russia. E l’Italia che fa? Il nostro premier Draghi va a rimorchio della miope Europa e dichiara di schierarsi apertamente al fianco di Zelensky fornendogli aiuti militari. Appoggiare il blocco totale dei rapporti economico – finanziari con Mosca, il sequestro dei beni degli oligarchi russi e la fornitura di armi all’esercito ucraino vuol dire portare l’Italia in guerra. Una follia. Oltretutto stiamo dando armi distruttive ad un Paese con il più alto tasso di corruzione in cui combattono anche i ceceni jihadisti con il rischio che in un futuro prossimo queste armi possano finire nelle mani dell’Isis o di Al Qaeda.

Frattanto Draghi e il nostro stravagante Ministro degli Esteri Di Maio sono in giro per il mondo a raccattare un po’ di gas. Magari dal Qatar il cui governo è amico dei Fratelli Musulmani che, come è noto, gravitano nell’orbita del terrorismo. Il Governo tace riguardo le 500mila imprese italiane che rischiano di chiudere per non aver rispettato le scadenze della rottamazione con il Fisco. Con il petrolio che ormai si muove intorno al prezzo di 140 dollari al barile, il gas a 310 euro per megawatt ora, con la Russia e l’Ungheria che hanno iniziato a proibire l’export di fertilizzanti. Tradotto: agricoltura in ginocchio nei prossimi mesi e aumento dei prezzi dei generi alimentari con ulteriore erosione del potere d’acquisto dei cittadini.

Gli interessi di noi europei non coincidono con le strategie degli Stati Uniti. L’economia statunitense avrà grandi vantaggi dai problemi di reperimento energetico dell’Europa. Basti pensare che il prezzo del petrolio è nettamente più basso negli USA e che il differenziale tra prezzo del gas naturale europeo e quello statunitense è otto volte la media. Questo significa concorrenza sleale e difficoltà delle imprese europee a rimanere competitive con il rischio di chiusura e licenziamenti.

L’America dopo aver creato dal nulla e finanziato euro – Maidan, le violente manifestazioni iniziate in Ucraina nel 2013 che portarono ai regimi fantoccio di Kiev prima con Poroshenko e poi con Zelensky, oggi sta perseguendo con protervia il proprio obiettivo: distruggere completamente un competitor economico forte, affidabile e scomodo come l’Unione Europea. Per passare poi alla guerra finale con la Cina che minaccia seriamente l’esistenza del dollaro come strumento mondiale di riferimento per valutare il rischio tipico dei mercati.

Non dimentichiamo poi che Zelensky è a conoscenza di tutti i segreti del Russiagate e dei rapporti con l’Ucraina, non proprio trasparenti, della famiglia Biden padre e figlio.

Come Italia e come Europa avremmo dovuto fin dall’inizio differenziare la nostra posizione da quella americana, manifestando ai russi la volontà di discutere le loro richieste per una maggiore sicurezza dei loro confini e ponendoci come arbitro imparziale sia per la Nato che per la Russia.

Secondo un sondaggio pubblicato dal Domani il 76% degli italiani è contro il sostegno militare alla guerra. l’87% chiede un sistema di sicurezza reciproca per la UE e la Federazione Russa, l’81% un trattato per smilitarizzare l’Europa e il 90% un accordo fra le grandi potenze per cancellare le armi nucleari da tutto il continente.

Una bocciatura pesante della decisione del Governo che testimonia come il Paese reale sia molto più avanti del Palazzo.

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Eli

Eli

“Guerriero non per scelta ma per necessità. La necessità di difendere ferocemente l’amore per la libertà, la cultura occidentale e i suoi valori, il cittadino contro lo Stato e la sottomissione delle coscienze al pensiero unico. Meglio un giudizio sbagliato che un giudizio imposto o negato. A partire dalle nostre tradizioni e perché la memoria non dovrà mai essere smarrita. Senza conoscere il passato non c’è presente e non c’è futuro”.