ESCLUSIVA. “Quarto Savona Quindici” a Chioggia per non dimenticare la strage di Capaci (video)

ESCLUSIVA. “Quarto Savona Quindici” a Chioggia per non dimenticare la strage di Capaci (video)

23 maggio 1992, ore 17.56, autostrada A29, un boato tremendo sventra un tratto di autostrada allo svincolo per Capaci. Cinquecento chili di esplosivo in un canale di scolo dell’acqua piovana. L’attentato, ordito dal potere mafioso-politico, spezza la vita di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, e di alcuni uomini della sua scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani. Feriti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Trentuno anni dopo, la fondatrice dell’associazione “Quarto Savona Quindici” dal nome dell’auto investita dall’esplosione, Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro caposcorta di Falcone, porta in tour per l’Italia la teca contenente quel che resta di una macchina straziata. In presenza del primo cittadino di Chioggia Mauro Armelao e dei rappresentanti delle forze dell’ordine, prende la parola e scopre la teca, avvolta dalla bandiera italiana. L’impatto visivo è forte. È un pugno nello stomaco. Ho personalmente avuto modo di parlare con la Signora Montinaro, forte, decisa, mai scoraggiata. Vi propongo le domande e le relative risposte da lei fornite.

Signora Montinaro, cosa rappresenta per lei stare qui oggi?

“Stare qui per me significa che quegli uomini non sono stati dimenticati”.

È una lotta quella alla mafia, che lei ha intrapreso con Antonio, e dopo Antonio. Cosa le dà tanta forza?

“Parlare con la gente; chiedere loro un cambiamento. Noi ormai siamo grandi, abbiamo vissuto, e non siamo stati capaci di evitare tutto questo. Se le persone cambiano, mio marito non è morto invano”.

Lei ha deciso di restare nella sua Palermo punto una presa di posizione netta. Ha mai avuto oppure ha ancora paura? Se sì, di cosa e di chi?

“A Palermo sono sempre stata bene, e non sono stata mai sola. Questo significa che non sono le mogli dei poliziotti a doversene andare dalla città. Mio marito mi ha insegnato ad avere coraggio”.

Cosa si sente di dire, o di consigliare alle nuove generazioni?

“Essere curiosi, chiedersi il perché delle cose, non limitarsi ad un’unica fonte”.

Si congeda con una frase del marito: “La paura è qualcosa che tutti abbiamo. È la vigliaccheria che non si capisce. Io, come tutti gli uomini, ho paura ma non sono un vigliacco”.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.