Santa Restituta Martire

Santa Restituta Martire

PILLOLE DI STORIA – SANTA RESTITUTA, LA SANTA CHE VENNE DALL’AFRICA

Santa Restituta d’Africa, o Restituta di Teniza nasce nel III secolo a Teniza, e muore a Cartagine il 16 maggio 304.

È una vergine e martire cristiana di origine berbera; è venerata come santa e il suo culto si è diffuso in Italia già nell’Alto Medioevo.

Santa Restituta era originaria di Cartagine, o forse di Tenizia, cioè Ponizarius, forma grafica contraffatta di Hippo-Diarrhytus, l’attuale Biserta in Tunisia: questa sorge sulla costa prospiciente lo stretto di Sicilia ed era già nel III secolo sede episcopale presso Cartagine.

Formatasi alla scuola di San Cipriano, vescovo di Cartagine, fece parte del gruppo dei martiri di Abitina, descritto nella Passio SS. Dativi, Saturnini et aliorum, redatta da Pio Franchi de’ Cavalieri.

Durante la decima persecuzione anticristiana, ordinata dall’imperatore Diocleziano nel 304, un folto numero di cristiani, provenienti anche dalle vicine città di Cartagine e Biserta, continuarono a radunarsi nella città di Abitina in casa di Ottavio Felice, per celebrarvi il rito eucaristico, detto dominicum, sotto la guida del presbitero Saturnino.

Una cinquantina di loro venne sorpresa dai soldati romani: furono arrestati, interrogati e quindi trascinati in catene a Cartagine.

Il 12 febbraio 304 subirono l’interrogatorio rituale alla presenza del proconsole Anulino e, riconfermata la loro fede nonostante le torture, vennero condannati a morte: fra loro c’era anche Restituta.

Tardive Passiones medievali, hanno completato gli scarsi dati storici citati: l’agiografo Pietro Suddiacono, (X secolo) descrisse il processo, la condanna e il martirio della santa che, stremata dalle torture, fu posta su di una barca carica di stoppa, intrisa di resina e pece; quando questa fu portata al largo dai carnefici e data alle fiamme, la santa rimase illesa, mentre il fuoco annientò l’altra imbarcazione con i suoi occupanti. Restituta ringraziò il Signore, castigo degli empi, e invocò che un angelo la accompagnasse durante la traversata: esaudita, riconoscente domandò di accedere alla pace eterna e serenamente spirò.

Una tradizione ultramillenaria narra che la barca, guidata dall’angelo, approdò all’isola Aenaria, oggi detta Ischia, situata di fronte al golfo di Napoli, toccando terra nella località detta ad ripas, oggi San Montano.

Viveva in quel luogo una matrona cristiana di nome Lucina: avvertita in sogno dall’angelo, si recò sulla spiaggia, dove trovò l’imbarcazione arenata e in essa il corpo intatto e splendente di Restituta. Radunata la popolazione, venne data solenne sepoltura alla martire nel luogo detto Eraclius (in loco qui dicitur Eraclius), alle falde dell’attuale Monte Vico in Lacco Ameno, dove sono conservati i ruderi di una basilica paleocristiana, e dove sorge oggi un santuario dedicato alla Santa. La leggenda racconta che quando la barca toccò la spiaggia, per miracolo questa si riempì di gigli bianchi: i gigli di Santa Restituta.

Con riferimento ai documenti storici a nostra disposizione, devo dire che son pochi, ma importanti. Secondo la “Passio Sanctae Restitutae”, documento anonimo del secolo XI, Resituta fu seppellita in loco qui dicitur Eraclius.
Da “Ischia altomedievale, pag. 24 fi Don Pietro Monti: la Passio fa giungere il corpo della martire cartaginese “all’isola Aenaria, vicino Procida, precisamente alla località denominata “le Ripe” e viene seppellita in loco qui dicitur Eraclius. Da “Ischia, preistorica, greca, romana, paleocristiana, pag.135: possiamo ancora ritenere come valida la felice congettura del nostro Mazzocchi che nel commentare la frase con cui la Passio S.Restitutae dice: che giunta in quest’isola il corpo di Santa restituta, fu sepolto in loco qui dicitur Eraclius, propone di vedere in fondo a queste parole la voce eracleion heraclium, luogo sacro ad Ercole. Tuttora, qui, un’antica Erma di Ercole è adoperata a reggere la pila dell’aquasanta (chiesa di Santa Maria delle Grazie).
Storicamente sappiamo che le spoglie di Santa Restituta, dimorarono prima a Ischia, poi a Napoli nell’attuale Duomo di San Gennaro. Tuttavia, per quanto riguarda la data in cui ci fu la traslazione delle reliquie della Santa, il periodo storico è ancora dibattuto, e sarà oggetto di un mio ulteriore approfondimento, avendo consultato molte fonti scritte dal ‘500. Ulteriori fonti: la rassegna d’Ischia 03/2011, quadri di Ferdinando Mastriani, ilprimato.com.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.