PILLOLE DI STORIA DEL NOVECENTO. LA LISCÌVIA – STORIA DEL BUCATO DEI NOSTRI AVI

PILLOLE DI STORIA DEL NOVECENTO. LA LISCÌVIA – STORIA DEL BUCATO DEI NOSTRI AVI

Voglio ricordare una vecchia tradizione precedente il periodo dei mezzi elettronici. Si può dire, aggiungerei, che si trattasse proprio di una tradizione “analogica”. Prima di tutto si prendevano i panni da lavare e li si insaponava col sapone di Marsiglia oppure con saponi morbidi. Restavano insaponati una giornata intera. Risciacquo ancora e insaponatura. Si disponevano poi nel “cufanaturo”, un recipiente per il bucato in terracotta con un buco alla base. Era rialzato grazie a pietre o mattoni, in modo tale da garantire la fuoriuscita di liquido nel tino posto all’inferiorità. Si prendeva il “Caularone” in rame si aggiungeva acqua e portata ad ebollizione, aggiunta di cenere “cërnuta” (dal latino cernĕre, cioè vagliare, separare, ergo filtrare).

La cenere doveva essere frutto della combustione di legni di qualità buona (vite, quercia, o altro) in modo tale da garantire una buona e sottile cenere. Preso il calderone, lo si ricopriva con strati di tre o quattro vecchie lenzuola a trama stretta, di modo da non poter far scendere la cenere. Sopra tutto si metteva ‘u cënnerale (cennnèrale), ovvero un panno da bucato che sosteneva la cenere con una soluzione di carbonato di potassio. Esso era un sacco di iuta scucito e ricucito con orlo che un tempo si utilizzava come tovaglia da tavola.

Si mettevano sopra e si aggiungevano ‘e cape ‘e giglio, foglie di lauro, ‘a spigaddoss’ o spigalloss’ (lavanda) e si buttava la cenere per poi far bollire l’acqua. Quando il liquido arrivava nel tino inferiore aveva man mano un colore sul biondo (a seconda di ciò che si utilizzava). Ecco la liscivìa. Con esso si lavavano i capelli, gli indumenti maschili e femminili, ecc. di solito ogni sette o quindici giorni. Una volta risciacquato con acqua fresca per un paio di volte, il profumo era intenso e duraturo. Ultimo passo, stendere i panni.

CURIOSITÀ: Le origini del sapone risalirebbero ai babilonesi intorno al 2800 a.C. Se ne parla anche nei papiri egizi e nella Bibbia. Il sapone nei secoli è stato utilizzato per lavare la lana nell’industria tessile, per curare piaghe e malattie della pelle, per tingere i capelli e come unguento.

Testo superiore tratto dalle testimonianze dei mie avi.

Testo inferiore focus.it

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.