IL PORTO ANGIOINO D’ISCHIA

IL PORTO ANGIOINO D’ISCHIA

Che Ischia abbia avuto un cantiere di costruzione galee almeno dal ‘200, lo sappiamo con certezza. Esso era situato tra il Castello aragonese e la Baia di Cartaromana. Analizziamo adesso gli atti a nostra disposizione. Nei registri della cancelleria angioina (Reg. 19, f.20), Signorello Di Griffo di Napoli e Matteo Salvacossa protontino (ammiraglio, giudice di diritto marittimo), comandano che siano realizzate alcune teride (o taride, navi di legno). In “Testi e documenti di storia napoletana” atto 125: Corrado e Bonavita Salvacossa risultano padroni di due navi (patroni duarum navium). Capua, 7 marzo 1267 – Tra le spese sostenute dall’amministrazione di Manfredi, Principe di Taranto, la cancelleria angioina registra 8 once d’oro per il nolo di un vascello d’Ischia con cui Gayto Migech con 15 compagni si recò, tra il 1265 e il 1266 (IX indizione) da Napoli a Tunisi. In “Archivio Storico campano”, volume uno, 1889, pag. 12: re Carlo d’Angiò apparecchiava una flotta, ordinando la costruzione di 20 teride, da farsene 12 da Signoretto De Griffo di Napoli e 8 da Matteo Salvacossa protontino d’Ischia, autorizzandoli a servirsi dei legami del bosco di Marigliano “Lignamina de nemore Mariliani”. Re Carlo ordina al secreto di principato di Terra di Lavoro (attuale Campania, Molise, Lazio) e di Abruzzo di subito far armare e munire le seguenti navi nel prossimo passaggio in Sicilia, e dà disposizione anche al protontino d’Ischia per una galea e tre teride (Alcuni fatti riguardanti Carlo I..pag.124). Sempre nei registri della cancelleria angioina, raccolta del Mss. Del Giudice, Pr. Monti, XVII, f.127: gli uomini di Yscla, padroni di una numerosa flotta, condussero imprese marinare importantissime, come quando il re autorizzò Stefano, protontino della flotta d’Ischia, a rifarsi dei danni subiti in un’aggressione piratesca di pisani (12 agosto 1269, ex parte protuntini iscle, de castelli Amalfe… per mare a portu isclano). Nell’aprile del 1278, per ben due volte, re Carlo comanda dalla Rocca di San Germano, presso Capua, che un vascello carico di orzo, ancorato nel porto d’Ischia “vasellum ordeo oneratum ad portum iscle”, si trasferisca a Ostia e, attraverso il fiume Tevere, a Roma “sine mora apud urbem”. Il re fece inoltre trasformare lo specchio d’acqua sottostante la città fortificata, in un porto, chiuso a mezzo di un molo o ponte che nello stesso tempo congiungeva l’isola grande con il castello. Da A.Lauro, Tra il ponte e gli scogli di Sant’Anna. op cit. p.8. “il 18 ottobre Re Carlo dispone il rimborso di 668 once d’oro e 12 tarì a Guglielmo di Santonorato preposto al comando delle galee, delle vaccette e del galeone, che hanno stazionato per più di due mesi nel porto di Ischia prima di partire in perlustrazione tra Palermo e Pantelleria. Ancora, tra gli atti della cancelleria angioina (reg.18, f.9) si permette all’Università di Ischia di poter trasportare dal porto di Napoli frumento e vettovaglie per sostentazione del paese.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.