STORIA DEL NOVECENTO – LA BÀLIA

STORIA DEL NOVECENTO – LA BÀLIA

Doverosa premessa. Anche mia nonna paterna Brigida Buono (la bidella buona), ha fatto da bàlia. Nello specifico, nella Piejo della prima metà del ‘900, mia nonna dava il latte dal seno non solo ai suoi cinque figli, ma almeno ad altri tre bambini, di cui un Professore carissimo, che ringrazia me per lei a distanza di decenni. Era ed è grato alla vita e a mia nonna per avergli regalato una possibilità. C’è da dire che mia nonna non lo faceva di professione, ma per fare un gesto buono verso il prossimo. Era davvero dolcissima. Mi dispiace di averla conosciuta solo per i 5 anni finali della sua vita. Anche da costretta a letto, faceva gesti per farci ridere. Un esempio da imitare, cuore buono e Buono.

Balia “bagnata” o “nutrice”: una donna puerpera alla quale si affidava la cura e l’alimentazione di un neonato figlio di un’altra donna.Balia. “Asciutta”: una donna di esperienza che aveva il compito di accudire un neonato, curandolo e seguendolo nella crescita, provvedendo altresì alla sua educazione, ma senza allattarlo, come fosse un’odierna baby sitter.

Era detto “baliatico” l’esercizio della professione di balia, un vero e proprio lavoro ben retribuito, presente da sempre e molto richiesto da donne benestanti che in tal modo evitavano le ripercussioni negative che l’allattamento poteva avere sul loro corpo. In foto infatti è ritratto Luigi XIV in fasce allattato dalla sua simpatica nutrice.

Per le classi sociali più povere invece trovare la balia che nutrisse il neonato derivava solitamente da esigenze più concrete come per esempio malattie che impedivano l’allattamento, morte a causa del parto, situazioni che impedivano alla mamma di prendersi cura del neonato.

Ed anche la famosa “spilla da balia” trova la sua origine nell’utilizzo che ne faceva la balia appunto, per chiudere i pannolini dei neonati che accudiva.

Di solito ad assumere il ruolo erano perlopiù donne di campagna che, un po’ per emanciparsi ed autonomizzarsi economicamente, un po’ per necessità decidevano di intraprendere questa carriera: si trasferivano nella casa della famiglia benestante, solitamente collocata in città, e venivano fornite di vestiario, alimentazione e cure all’altezza dell’ambiente in cui erano ospitate. E proprio perché provvedevano ad alimentare con il proprio latte i figli delle nobildonne, queste ci tenevano tanto a controllare che le balie si nutrissero a sufficienza affinché il latte risultasse sostanzioso (non che a loro dispiacesse, la balia di Luigi XIV oggigiorno sarebbe definita curvy). La balia da allattamento praticamente era paragonabile all’ attuale allattamento artificiale, solo molto più genuino e consigliabile. Anche perché (così come per l’allattamento materno), la balia conferiva al neonato calore umano, protezione, braccia materne e coccole che lo aiutavano ad adattarsi alla nuova vita fuori dal grembo materno.

Insomma, il baliatico era uno dei tanti mestieri purtroppo scomparsi col passare del tempo e l’avvento di modi di vivere all’avanguardia; ci allontaniamo sempre di più dalle radici per inseguire un sogno di progresso che in parte è fondamentale, ma d’altro canto ci illude che il “contatto umano” possa essere sempre sostituito da qualcosa di artificiale, che sazia il corpo sì, ma lascia vuoti emotivamente se non si comprende sul serio che il contatto madre-figlio è nutrimento dell’anima prima di essere nutrimento biologico.

Ma nonostante tutti i privilegi di cui godeva una nutrice/balia, doveva fare i conti con l’altra faccia della medaglia ovvero lasciare i propri figli ai nonni, i quali li nutrivano solo con latte di capra o di vacca e tornare a casa solo quando il “figlio di latte” fosse svezzato.

Sono innumerevoli le testimonianze secondo le quali le donne italiane, il cui latte era ritenuto una specialità in tutta Europa, al pari della mozzarella di bufala campana DOP, andavano all’estero, allattavano fino allo svezzamento, poi tornavano in Italia e si facevano ingravidare nuovamente dai mariti per poter tornare in giro a racimolare soldi.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.