PREZZI ALLE STELLE E PANIERE ISTAT IN STALLO
Sembra uno scherzo di cattivo gusto ma, mentre andiamo in crisi quando ci rechiamo per la spesa al supermercato o andiamo a fare il pieno di benzina alla nostra auto o quando ci arriva la bolletta del gas, l’Istat fissa il livello di inflazione dei prezzi al consumo su parametri che ci lasciano veramente perplessi. Tanto che questo divario tra vita reale e vita immaginata dal paniere Istat, mi porta alla mente il Dialogo tra Babieca e Ronzinante e cioè tra una nobile cavalla (del Cid Campeador) e del cavallo meno nobile di Don Chisciotte, non a caso chiamato Ronzinante. La cavalla dice: “Vi trovo, Ronzinante, malandato” e il cavallo: “Per forza, non si mangia”. La cavalla: “siete metafisico” e il cavallo: “Per la fame”. Ora, fuor di metafora, Ronzinante rappresenta il popolo che combatte con i problemi reali quotidiani e Babieca (che poi significa < Babbea>) si trastulla con le frivolezze della vita agiata. E mi porta alla mente anche una frase latina che fu ripresa dal filosofo Hobbes: “Primum vivere deinde philosophari”. Senza mangiare non si può nemmeno passare al ragionamento. Ma andiamo al cuore dei paradossi del paniere Istat.
Il consumismo ci ha abituati a tutto per cui finiamo col confondere “generi di consumo necessari” con articoli di cui potremmo tranquillamente fare a meno. In questa corsa folle a un consumo indifferenziato, finisce col perdere la bussola anche un Istituto Scientifico consolidato (dal 1926) come l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che ricade sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal 1989 l’Istat svolge un ruolo di coordinamento all’interno del SISTAN (Sistema Statistico Nazionale). Tra le indagini Istat, una particolarmente importante è il cosiddetto “paniere” ossia lo strumento per misurare l’andamento dei prezzi al consumo.
Il paniere viene aggiornato annualmente perché l’andamento dei consumi tende continuamente a trascurare questo o quel bene o servizio e a concentrarsi su nuovi prodotti o servizi che entrano nella scala di quelli più ricorrenti. Ora, con tutto il rispetto per l’Istat, personalmente non apprezzo la sfilacciate di dati economici che vengono sfornati con troppa frequenza e in maniera asettica, senza alcun tentativo di analisi e spiegazione, in quanto organo statale che vuole apparire neutrale. E’ per questo che apprezzo molto di più Istituti Statistici privati come il CENSIS che, annualmente, dopo attenta lettura sociale, stila un Rapporto in cui si prefigura un quadro di possibile evoluzione della società, anche con parole e metafore che lasciano un’impronta nell’immaginario collettivo.
Quindi nel paniere Istat 2025 non figura più il tampone molecolare e il test sierologico per la ricerca degli anticorpi Covid, essendo finita la fase epidemica emergenziale, mentre ci sono new entry sorprendenti come lo speck, la camera d’aria per biciclette, le spazzole tergicristalli e, udite udite, il topper per materasso. E’ evidente che il topper entra a seguito di un battage pubblicitario aggressivo (chef Bruno Barbieri) per la vendita di questo accessorio per la camera da letto. A parziale giustificazione di questo improvviso ricorso al topper va considerato che si vive più a lungo ma con qualche acciacco osseo e si giustifica anche con il diffondersi di case vacanza e B& B, che utilizzano il topper per evitare di sostituire spesso i materassi usurati. Il costo di un topper va da 39 euro a 500 euro, per quelli in seta e con caratteristica memory. Una volta i nostri nonni dicevano che il miglior letto e il più salutare era quello “duro”, ora pare l’inverso, ammorbidito al massimo. A mio avviso ha ragione il Sindacato UIL pensionati a lamentarsi sui criteri su cui si crea il paniere Istat.
In un momento in cui i prezzi degli alimentari schizzano alle stelle o, in maniera subdola, a parità di prezzo, si riducono le confezioni (cosa di cui pochi si accorgono) non è possibile che si riduca il peso degli alimentari e si introducano facezie come il topper. Ma non è possibile neanche, per esempio, che si riduca il peso delle spese di “ricreazione, spettacoli e cultura” e si aumenti quello per cibo per cani, gatti e accessori per animali. Con tutto il rispetto per gli animali di affezione, abituare il gatto al petto di pollo o il cane ad essere portato a passeggio nel carrozzino alla moda come fosse un bambino, non può costituire un parametro serio per giudicare l’inflazione.
Credo che, per serietà, l’Istat dovrebbe considerare che cento anni di attività del paniere non dovrebbero solo costituire una presa d’atto delle (cattive) abitudini degli italiani, ma dovrebbe individuare i capisaldi della spesa che veramente incidono sulla vita reale delle persone, a partire dai bisogni primari (materiali o immateriali). L’amore per il cinema (bene immateriale) o per il teatro o per la musica può cambiare la qualità della vita degli italiani, un topper no.
E non possiamo arrenderci agli influencer di turno per stabilire se la vita costa cara o no. L’Istat si difende dicendo che la formazione del paniere deriva dal rilevamento delle abitudini di consumo degli italiani, fatto dagli uffici statistici di un campione di 90 Comuni italiani, di 237mila rilevatori diretti, di migliaia di uffici comunali di statistica.
Mi chiedo: quali uffici comunali di statistica? Quelli dei Comuni più grandi, più strutturati, più di media-grande città, che hanno consumi più sofisticati e meno primari? I Comuni dell’isola d’Ischia, ad esempio, non hanno uffici statistici. I piccoli Comuni, quelli più disagiati, più decentrati, i cui cittadini se la passano male col caro prezzi, non hanno uffici statistici Quindi ne viene fuori un quadro di consumi alterato. Ecco quindi che le Amministrazioni comunali della nostra isola che raccolgono firme per il riconoscimento di isola disagiata, tengano conto anche dell’emergenza prezzi e della falsificazione del livello reale di inflazione, in particolare per gli aggravi legati all’insularità. Anche questo è disagio, che si ripercuote sui consumatori ma anche sulla catena del commercio di vicinato, che nell’isola sta letteralmente collassando. Ho scritto che l’Istat è sotto il diretto controllo della Presidenza del Consiglio e all’attuale Presidente Meloni stanno a cuore (come dice) l’Italia, i suoi prodotti, le sue risorse agroalimentari, la sua storia e specificità culturale. Allora dia una dritta all’Istat: più peso al prezzo agli alimentari e meno ai pantaloni corti per donne (anche questo è una new entry 2025), alla lampada per soffitto e ai topper.
Abbiamo già “toppato” fin troppo!

