Berlinguer mi disse…

Berlinguer mi disse…

(Cito l’intervista al Segr. Berlinguer del Corriere della Sera)

La prima cosa che notai fu l’aspetto del segretario. A 54 anni sembrava un ragazzino appena un po’ invecchiato. Imperturbabile, parlava a voce bassa. Fumava una Turmac dopo l’altra. E si teneva su bevendo whisky con poca acqua aggiunta. Mi accolse con una cortesia tra il timido e il freddo e, tra una risposta e l’altra, mi regalò una pepita d’oro. Sotto l’occhio vigile di Tatò (Segretario di Berlinguer) che mostrava di non gradire tante delle domande che facevo, Berlinguer affermò che si sentiva più sicuro sotto l’ombrello della Nato che sotto il Patto di Varsavia. Spiegò: «Io sento che, non appartenendo l’Italia al patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Ma questo non vuol dire che nel blocco occidentale non esistano problemi. Tanto è vero che noi ci vediamo costretti a rivendicare all’interno del patto Atlantico, patto che noi non mettiamo in discussione, il diritto dell’Italia di decidere in modo autonomo del proprio destino». Dopo tanti anni, confesso che lì per lì non mi resi conto della portata politica delle parole sulla Nato e il Patto di Varsavia. Chiesi a Berlinguer: «Lei mi sta dicendo che il socialismo nella libertà sarebbe più realizzabile nel sistema occidentale che in quello orientale?». Re Enrico rispose: «Si, certo. Il sistema occidentale offre meno vincoli. Però, stia attento. Di là, all’Est, forse vorrebbero che noi costruissimo il socialismo come piace a loro. Ma di qua, all’Ovest, alcuni non vorrebbero neppure lasciarci cominciare a farlo, anche nella libertà. Riconosco che da parte nostra c’è un certo azzardo a perseguire una via che non piace né di qua né di là…».

Parole di un grande genio politico che interpretava il socialismo liberale come la via di svolta dell’Italia.

Gli anni di Berlinguer per il P.C.I. furono quelli migliori e più redditizi per le classi operaie.

Ma questa Italia é capace di distruggere tutto come la vita dell’alleato storico di Berlinguer Aldo Moro e mi chiedo, oggi, con il “compromesso storico” ci sarebbe stata quella vera grande svolta per salvare l’Italia dalla catastrofe attuale?

Comunque altri tempi nei quali vi era dignità e rispetto per l’avversario politico che non era mai un nemico.

Cito Sadro Pertini:

“Io lotterò, anche a costo della mia stessa vita, affinché lei possa esprimere liberamente il suo pensiero”.

MA COSA E’ DIVENTATA OGGI QUESTA REPUBBLICA?

Non é più una repubblica rappresentativa della maggioranza degli italiani. Questo per colpa di chi ha preferito di smettere di lottare é ha scelto la via del non voto.

Un parlamento che non si presenta più al confronto democratico con gli italiani e preferisce incaricare governi tecnici pur di mantenere le poltrone.

Un parlamento che in dispregio dei dettami costituzionali emana norme in assoluta autonomia e senza che si ponga, quantomeno, il problema se gli Italiani potranno essere d’accordo su quello che stanno facendo.

Prima, in Italia, vi era la “questione meridionale” che perdura da oltre 160 anni; Ma questa é e resterà un problema tutto dei cittadini meridionali che non sono mai stati capaci di stringersi l’un l’altro e mai ne saranno capaci se continuano su questa strada.

Adesso si é inserita prepotentemente la questione della “rappresentanza politica” che vede, grazie a chi ha scelto la via del non voto, di dare in mano il potere a delle esigue minoranze.

A tutti gli italiani mi sento di rivolgere una domanda:

“VEDETE IN QUESTO ATTUALE PANORAMA POLITICO STATISTI DI UN CERTO PESO CHE POSSANO RAPPRESENTARE LA NOSTRA ULTRA MILLENARIA STORIA?”

E se riuscissimo a cambiare le regole potremmo responsabilizzare l’oltre 50% di quegli italiani che si sono messi alla finestra e restano a guardare senza lottare.

Esistono nella Costituzione i Referendum che dovrebbero essere gli strumenti della “SOVRANITA’ POPOLARE”; Ma ne manca uno quello “DELIBERATIVO” che trasferirebbe il potere nelle mani dei cittadini che sono sovrani e stanno al di sopra di tutte le istituzioni.

Se poi in Italia volessimo applicare il modello svizzero, a quel punto saremmo tutti alla pari e grandi problemi che ci attanagliano potrebbero sparire.

Parlo della corruzione, del problema della rappresentanza, della questione meridionale, delle rivendicazioni del mondo del lavoro, dell’artigianato, dell’agricoltura e delle piccole e medie imprese.

Quello che volevano realizzare statisti del calibro di Don Sturzo, De Gasperi, Berlinguer, Pertini, Spadolini, Andreotti, Moro e tanti altri si potrebbero realizzare semplicemente dando la possibilità al popolo, nella sua sovranità, di decidere su tutto.

Questo ci auguriamo.

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Ruggiero Riefolo

Ruggiero Riefolo

1946 nasce la Repubblica italiana. Con una bella Costituzione che all’Art. 1 recita “La sovranità appartiene al popolo.”. Ma la sovranità dei cittadini é limitata dalla stessa Costituzione solo per esprimere un voto e dare una delega in bianco. In Svizzera “Nazione Confederata” i cittadini hanno la vera sovranità, in una Democrazia diretta, dove tutto, dalle Leggi alle spese amministrative, è sottoposto con lo strumento del Referendum Deliberativo all’accettazione da parte dei cittadini. Questa é l’unica e reale questione che mette in evidenza la sovranità di un popolo che attraverso quello strumento controlla il Governo della Nazione in tutti i suoi livelli.