I problemi di uno Stato
N. 7 FURTO AL CAVEAU DI MASSIMO CARMINATI
I ladri erano in possesso di una lista di cassette di sicurezza fornita da un funzionario, corrotto e pieno di debiti, della stessa banca. Obbiettivo principale dell’operazione era la cassetta n. 720 di Domenico Sica. Preferito a Giovanni Falcone come primo commissario antimafia. Aveva seguito le inchieste sulla P2 di Licio Gelli, l’omicidio Pecorelli, il caso Moro, l’attentato al Papa e la scomparsa di Emanuela Orlandi. Cosa conteneva quella cassetta non si é mai scoperto e con questo non ci é dato sapere se ha procurato “il suo contenuto” danni a qualcuno o all’intera comunità.
N. 6 LA BORSA DI ROBERTO CALVI
Abbiamo in partenza della vicenda una lettera di Calvi senza data nella quale si legge “che mi siano ridate tutte le somme devolute per l’espansione della chiesa, che mi siano restituiti i 1000 miliardi di dollari che per espressa volontà del vaticano ho devoluto in favore di Solidarnosc, che mi siano restituite le somme impegnate in cinque paesi dell’America del Sud; somme per 1,75 milioni di dollari”. La sera prima del suo ritrovamento Calvi esce, dal suo albergo, in compagnia di due uomini e porta con se una borsa con svariati documenti e le chiavi di due cassette di sicurezza presso la Ultrafin di Zurigo. La mattina del 18 giugno viene ritrovato suicidato sotto il ponte dei frati neri, quella borsa, con il contenuto della quale, credeva di poter avere salva la vita a dopo il crac del Ambrosiano nel 1988. Ma vi sono altre due lettere che si intrecciano con la vicenda una é dell’avvocato di Lena indirizzato a Giulio Andreotti l’altra é dello stesso Lena, inviata al Cardinale Agostino Casaroli a maggio dell’anno prima il 1987. Casaroli, ricordiamo é il Segretario di Stato vaticano, a lui il Lena, legato alla banda della Magliano, si rivolge per la restituzione di un miliardo e 450 milioni di lire versati al Signor Flavio Carboni che avrebbe trattato con il Vaticano il contenuto della borsa di Calvi tramite Padre Paolo Milica. Sempre dagli atti del processo a Lena risulta un documento di Flavio Carboni consegnato Padre Milica nel quale si legge: sono stati pagati a titolo di anticipazione 14.500.000.000 di lire per recuperare, in giro per il mondo, documenti dannosi per la chiesa. La somma concordata per questa operazione era di 51 miliardi di lire, pertanto, mancano al soddisfacimento degli impegni assunti con i nostri alleati 37 miliardi circa. A seguito delle accuse mosse alla chiesa per le vicende del Banco Ambrosiano , al fine di stabilire la verità e stabilire l’estraneità della chiesa. Francesco Delfino ex direttore del SISMI riferisce ai pm di Roma che nella borsa di Calvi vi erano altri documenti, ancora più importanti, come la lista dei 500
N. 5 LA LISTA DEI 500
Nel 1985 la magistratura mette la parola fine al crac del finanziere Sindona. Afferma però che la lista di queste 500 persone illustri esisteva ma non se ne aveva traccia. Vale a dire la lista delle persone alle quali erano stati restituiti tutti i depositi fatti e relativi e interessi. Ma la domanda é chi erano questi 500? Persone che rivestivano cariche politiche industriali e altre persone importanti che esportarono capitali all’estero attraverso il finanziere Sindona. E bene ricordare che all’epoca l’esportazione di capitali non era perseguita penalmente e quindi non si trattava di un reato. Sicuramente in quella lista vi erano dei nomi molto succulenti; A tal punto che il Sindona pensò di consegnare tale lista a Totò Inzerillo, Bontade e Spatola come parziale contributo e contropartita per i soldi persi dai clan siciliani e, in particolare, americani. Era questa una grande arma di ricatto verso politici, militari, imprenditori ecc. Di certo si é saputo che Inzerillo aveva trasferito la lista in America prima di essere ucciso; E sembra, anche, certo che Calvi ne avesse una copia nella sua borsa sparita.
N. 4 LA VERA LISTA DELLA P2
La lista degli iscritti alla P2 ritrovata Castiglion Fibocchi non fosse quella completa ma, per cosi dire, versione alleggerita predisposta dallo stesso Gelli. Il fatto verrebbe controvato dalla numerazione delle tessere tra le quali risultano numeri al di sopra dei 2000. A detta di Giuliano Di Bernardo ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gelli si presentò al suo predecessore Ennio Battelli con diversi faldoni contenenti la lista completa. Il Battelli prese quella lista, la sfogliò velocemente e la riconsegnò al Gelli dicendo: “riprendila io questa non l’ho mai vista”. Battelli, in seguito, confidò ad altri che in quella lista vi erano nomi che lui non avrebbe mai fatto (perché ). La vera lista si troverebbe in Uruguay per come risulta dal testamento di Gelli sequestrato in seguito nel quale lo stesso affermava che la rivelazione doveva essere ben preparata.
N. 3 MEMORIALE MORO
Presente negli atti dei processi sarebbe una versione differente da quello ufficiale ritrovata nel 78 ma ci sarebbero anche delle registrazioni, come spesso usavano fare le BR, degli interrogatori dello Statista sequestrato. Il vero memoriale era nelle mani di Nino Pecorelli e del Generale Dalla chiesa che avevano deciso di renderlo pubblico attraverso Turatello introducendolo nel carcere nel quale lo stesso era detenuto. Peccato però che Pecorelli, Dalla Chiesa e Turatello vengono uccisi. E il memoriale, quello vero, che fine ha fatto? L’ultima versione ritrovata é stata nel 1990 ma la vera, l’originale scritta di pugno dall’On. Moro ancora non é stata ritrovata. Esiste una versione ufficiale della magistratura “il memoriale venne bruciato dalle BR perché di scarsa importanza”!
N. 2 L’AGENDA DI BORSELLINO
Era un’agenda dei Carabinieri con la copertina rossa dalla quale il magistrato mai si allontanava. Nella sentenza di primo grado del processo Borsellino quater “questo la dice lunga” i giudici parlano di connessioni quando si riferiscono alla scomparsa dell’agenda rossa e il depistaggio di Stato nelle indagini sulla strage di Via D’Amelio. I giudici aggiungono che l’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera ebbe un ruolo fondamentale nelle false collaborazioni con la giustizia e la sparizione dell’agenda. Certo é che quell’agenda si trovava all’interno della borsa del Magistrato al momento dell’attentato. Altro protagonista particolare di questa vicenda é il Colonnello dei Carabinieri Giovanni Arcangeli “Vi é un fotogramma nel quale si vede lo stesso sulla scena della stragge con in mano la borsa del Dott. Borsellino” che viene accusato di aver preso con se l’agenda rossa sul luogo dell’attentato, ma nel 2008 venne prosciolto dal GUP per non aver commesso il fatto. Agnese Piraino, moglie di Borselino, oggi deceduta, così si era espressa “Chissà forse un uomo delle istituzioni ha in mano l’agenda di Paolo, sono sicura che esiste ancora e non é andata dispersa perché era nella borsa di mio marito. Borsa recuperata integra con all’interno altre cose ma non l’agenda sono sicura che qualcuno la conserva ancora per acquisire potere; Quell’uomo sappia che io non gli darò tregua e che nessun italiano deve dargli tregua”. Ma quali grandi segreti contiene quell’agenda? Forse segreti talmente grandi da minare le fondamenta di questo Stato repubblicano.
N. 1 CARTEGGIO CURCHILL-MUSSOLINI
L’esistenza di questo carteggio non é stato mai provato a pieno. Si sa per certo che al momento della sua cattura Mussolini aveva con se due borse nelle quali vi erano numerosi documenti che vennero requisiti subito dai partigiani della 52° Brigata Garibaldi. Secondo le ricostruzioni, purtroppo mai provate, si sarebbe trattato di 62 lettere delle quali 31 a firma Mussolini e 31 a firma Curchill. Di queste, sembra, furono fatte tre copie; Due furono recuperate dietro compenso da Sam Smitt capitano dei servizi segreti britannici. La terza sarebbe stata trafugata dalla cassaforte federazione comunista in cui era stata riposta nel 1946 da Luigi Carissimi Priori ex capo dell’ufficio politico della Questura di Como. In una intervista del 1998 al giornalista Roberto Ristorati dichiarò di avere consegnato il plico al Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi resistendo ad una offerta di 100 mila sterline di alcuni agenti segreti inglesi. De Gasperi avrebbe trasferito il carteggio in una cassetta di sicurezza in Svizzera; Sembra che alla scadenza del contratto il contenuto della cassetta sia stato acquisito all’archivio storico federale. E se i fatti sono questi perché, fino ad oggi, nessuno ha chiesto al governo svizzero la restituzione dei documenti?

