Covid: in cosa consiste l’indagine a carico di Conte, Speranza e dirigenti

Covid: in cosa consiste l’indagine a carico di Conte, Speranza e dirigenti

Mancata applicazione del Piano pandemico e zona rossa in Val Seriana: la Procura di Bergamo contesta epidemia e omicidio colposi anche ai dirigenti di Cts e Ministero della Salute

Chiusa qualche giorno fa la maxi inchiesta della Procura di Bergamo su quanto accadde in Val Seriana tra febbraio e marzo 2020, quando iniziarono a diffondersi su larga scala i contagi da Covid-19 in Lombardia e ci furono le migliaia di morti che ricordiamo.

Oltre agli allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Ministro della Salute Roberto Speranza, tra gli indagati figurano anche il governatore (oggi riconfermato) della Lombardia Attilio Fontana e l’allora assessore al Welfare Giulio Gallera, il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro, l’allora capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, il presidente del Consiglio Superiore della Sanità Franco Locatelli, altri menbri e dirigenti del famoso “Comitato Tecnico Scientifico” e non soltanto.

Tra le accuse mosse dalla Procura ci sono il mancato aggiornamento ed attivazione del Piano Pandemico a livello nazionale e regionale (fermo al 2006!) e la mancata zona rossa in Val Seriana (su modello di quella già istituita nel Lodigiano dopo il caso di Codogno).

Le ipotesi di reato sono di epidemia colposa, omicidio colposo plurimo e rifiuto di atti d’ufficio.

Per i consulenti dei PM, con un’ipotetica zona rossa che si sarebbe potuta istituire prima della fine di febbraio 2020, si sarebbero potuti evitare almeno 4.148 morti. Tra i consulenti anche il Prof. Andrea Crisanti, tra l’altro attualmente senatore tra le fila del Partito Democratico.

Il caso dell’ospedale di Alzano Lombardo

Domenica 23 febbraio 2020 l’Ospedale di Alzano Lombardo viene chiuso intorno all’ora di pranzo: una paziente è morta, e altri due sono risultati positivi al Covid-19.

Dopo poche ore di chiusura, però, l’spedale riapre come se nulla fosse successo. Stando ad alcune testimonianze, non ci sarebbe stato nessun intervento straordinario di sanificazione e sarebbe mancata la creazione di un triage differenziato con accesso separato al Pronto soccorso, per chi mostrasse sintomi compatibili con l’infezione.

Dalle indagini sarebbe emerso che la direttiva di riaprire gradualmente l’ospedale giunse direttamente dalla Regione Lombardia.

Qui avvenne l’esatto contrario di quanto avvenne invece all’Ospedale di Codogno, riaperto solo dopo una importante bonifica. Ad Alzano Lombardo torna tutto alla normalità poco dopo come se nulla fosse, nonostante nelle ore e nei giorni successivi emersero ben 96 contagi interni tra pazienti e personale sanitario.

La mancata zona rossa nella Bergamasca

Tra i comuni di Alzano Lombardo, Nembro e Albino esplode il contagio e nella zona furono registrati tantissimi decessi da Covid e, sempre secondo l’inchiesta, se fosse stata istituita in tempo una zona rossa tra questi territori così come fu fatto nel Lodigiano, si sarebbero potuti molto probabilmente evitare oltre 4mila morti.

Gli indagati, che ad ora dicono di non aver ricevuto dalla Procura nessun atto rigiardante il loro coinvolgimento e di essere venuti a sapere dei loro nomi attraverso la stampa (in contemporanea, infatti, è stata aperta un’inchiesta parallela per fuga di notizie…), sostengono di aver agito nel giusto e di aver attuato con massimo rigore e prudenza possibile tutte le prescrizioni per mettere in sicurezza la popolazione e di mettersi a disposizione degli inquirenti.

Staremo quindi a vedere se quest’inchiesta porterà effettivamente a qualcosa di concreto o sarà un altro buco nell’acqua come spesso accade in presenza di politici di alto rango.

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Marcello De Rosa

Marcello De Rosa

Amo la mia terra senza se e senza ma. Scrivo la verità perché la verità ci rende liberi. La mia libertà la conquisto giorno dopo giorno svelando il marcio della nostra società