BARANO E CASAMICCIOLA UNITE DAL FILO DI DUE STORIE DEI PORTALETTERE DI POSTE ITALIANE

BARANO E CASAMICCIOLA UNITE DAL FILO DI DUE STORIE DEI PORTALETTERE DI POSTE ITALIANE

E’ il primo piano che la pagina ufficiale social di Poste Italiane offre all’Isola verde nell’ambito di “Storie di Poste” all’interno del “TgPoste” in questo ultimo scorcio di agosto.

Storie di vita che scorrono come un romanzo: come quelle di Dario D’Ambrosio di Eboli, postino a Barano dal 2008. Una scelta di vita la sua: ha lasciato la sua terra e si è trasferito a vivere qui, dove è apprezzato e coccolato dalla cittadinanza per il suo garbato modo di essere. “Mi sono innamorato di quest’isola, e a Barano mi sono subito sentito a casa”. E’ ormai diventato un esperto di strade, vicoli, volti e numeri civici. «Ci sono consegne che posso fare solo con le mie gambe – racconta Dario -. A volte, infatti, parcheggio l’auto o lo scooter e mi avventuro in salita sulle colline per recapitare la corrispondenza presso abitazioni che si possono raggiungere solo a piedi. Una fatica ripagata dal panorama mozzafiato di cui posso godere».

Poi c’è l’altro volto di Poste Italiane, Michela Mennella, di Casamicciola. Lei è legata a doppi fili con Poste: suo marito vi ha lavorato fino a quando, qualche anno fa, è andato in pensione e Roberta, la loro figlia, fa la portalettere a Casamicciola, proprio come sua madre. Michela lavora in Poste dal 2009 e inevitabilmente fa riferimento ai due devastanti e dolorosi eventi di Casamicciola sul TgPoste. «Erano le 5 del mattino quando un pezzo del monte Epomeo è venuto giù, travolgendo ciò che faticosamente stavamo ricostruendo dopo il terremoto. Per dieci giorni ci siamo spostati da mia figlia Roberta, la cui casa per fortuna non ha subito danni. Sono stati momenti molto difficili, ma li abbiamo superati grazie alla capacità di stare uniti. Noi portalettere abbiamo ripreso subito il nostro lavoro, aggirando le zone interdette e facendo decine di chilometri in più pur di consegnare una lettera o un pacco a chi era rimasto isolato. Era un modo per dirgli “non sei solo”. Per consegnare la corrispondenza a chi abita nella zona rossa, chiusa alla circolazione dalla Protezione Civile, abbiamo creato dei punti di incontro al di fuori delle recinzioni: “Scendi, c’è posta”, era il messaggio che mandavo sul cellulare. E subito qualcuno sbucava dall’altra parte del limite invalicabile per ritirare il pacco o la lettera».

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Luigi Balestriere

Luigi Balestriere

E’ dovere morale informare con obiettività e riportare i fatti con verità, senza alcun condizionamento. Persevero questo principio da sempre. E’ l’unica strada che conosco che renda liberi e permetta un miglioramento in questo clima di grande disordine morale e sociale in cui anche Ischia è piombata.