NOI ISCHITANI CHE OSIAMO MA NON TROPPO

NOI ISCHITANI CHE OSIAMO MA NON TROPPO

Basta allungare lo sguardo, cosa facile in un mondo globalizzato, per rendersi conto che Ischia ha un limite macroscopico: credersi l’ombelico del mondo. Siamo supponenti e crediamo di essere più belli, più bravi, più furbi di tutti. Non abbiamo la modestia di guardare e mutuare esperienze fatte da altri con successo.

E così accade spesso che partiamo in anticipo su certe novità ma veniamo poi superati da chi osa di più. Ne cito qualcuna che mi è venuta in evidenza ad un minimo di approfondimento e ricerca. Una scienziata ischitana, prematuramente scomparsa, Lucia Mazzella, anni fa (quando sembrava ancora una novità) dedicò la sua vita alla ricerca per conto del Laboratorio di Ecologia del Benthos (Stazione Zoologica Anton Dohrn) sulla Posidonia, la cui foresta è vitale per il mare e il pianeta: un metro quadrato di essa produce dai 10 ai 15 litri di ossigeno al giorno ed elimina il carbonio.

La Posidonia cresce in fondali non troppo profondi, fino a un massimo di 40 metri, perché ha bisogno di molta luce. Ecco perché si trova nella vicinanza di coste. Che cosa distrugge la Posidonia? Naturalmente il cambiamento climatico e il riscaldamento e l’acidificazione del mare; naturalmente la pesca a strascico o l’ancoraggio di centinaia di imbarcazioni da diporto e yacht e l’inquinamento proveniente da terra, lì ove non ci siano depuratori o condotte idonee.

Anche l’erosione delle spiagge viene facilitata dalla diradazione della Posidonia, che fa da freno al moto ondoso. Ora, Ischia ha l’Area Marina Protetta e un ottimo Direttore nella figura di Antonino Miccio, ma la politica dei Comuni che sono presenti nell’AMP, non ha l’intelligenza e la modestia di fare quello che altri stanno facendo: posizionare delle reti di fibre di cocco, agganciate sul fondale, per creare un appiglio per le talee della pianta da inserire per far ricrescere la foresta di Posidonia.

Le talee sradicate da posizionare vengono prelevate dal fondale o dalle spiagge. A questo progetto (sono state piantate già 5.000 talee tra Liguria, Puglia e Sardegna) collabora anche la Stazione Dohrn di Napoli.

A Ischia siamo pigri, siamo lenti e non guardiamo a chi sta più avanti di noi e non copiamo quando c’è da copiare. Altro clamoroso esempio: tra i primi in Italia, abbiamo scoperto le virtù dell’Alga spirulina (credo di poter affermare che per prima fu la famiglia Von Stohrer del Castiglione). La spirulina è l’alga-non alga (un batterio). Ebbene in Sardegna, soprattutto l’Università di Sassari e quella di Cagliari stanno studiando le varie proprietà di quest’alga, che non ha solo proprietà di rigenerazione della pelle e quindi utilizzo per l’estetica ma, addirittura, nutraceutiche. Si pensa che possa servire nelle imprese spaziali. Insomma, far crescere su Marte l’alga spirulina farebbe risparmiare i costi enormi di energia e trasporto per portare cibo a sufficienza per gli astronauti. Fantascienza? Sì, per adesso, ma presto potrebbe diventare scienza.

E noi, lungimiranti all’inizio, ci fermiamo e non guardiamo agli sviluppi successivi. Qual è un’altra risorsa economica storica della nostra isola? Il vino, la viticoltura. Siamo stati anche qui antesignani, ce l’hanno insegnata i Greci, e poi? A parte l’impegno di alcune case vinicole e di eccellenti operatori di settore, siamo un po’ restii a introdurre novità sulla scorta di altri. Una novità è stata introdotta dalle Cantine Tommasone che, qualche mese fa, hanno estratto dal mare di Casamicciola 100 bottiglie di spumante maturate in fondo al mare. Si tratta dell’Ischia Bianco DOP, maturato per 27 mesi. In fondo al mare per l’assenza di luce, per il microclima a temperatura costante, per il flusso delle correnti marine che creano il giusto remuage delle bottiglie. Ma mentre ci siamo attardati in questo esperimento, Napoli ci ha nettamente superato con la “Megaride Cantine Sommerse” che ha depositato 90 mila bottiglie nel mare antistante Castel dell’Ovo. E faranno di più: organizzeranno visite turistiche subacquee con un diving club al deposito di vini e intorno a questo installeranno un contesto scenico con statue sottomarine.

Segnalo inoltre che tra i tanti utilizzi ed effetti benefici della viniferina, una nota casa farmaceutica dermatologica francese “Caudelie” ha scoperto che la viniferina ha potere depigmentante, aiuta cioè a far sparire macchie della pelle. Si sa che l’esposizione al sole fa aumentare i difetti della pelle ma anche l’uso troppo frequente di medicinali e l’esposizione alla luce artificiale produce discromie della pelle. E sapete come gli esperti di Caudelie hanno scoperto questa virtù epidermica del vino? Osservando le donne raccoglitrici di uva, che presentavano una pelle delle mani particolarmente luminosa ed uniforme. Anche qui fantascienza? No, scienza e ricerca, e volontà di progresso. Ma noi lo vogliamo il progresso o ci fermiamo sulla soglia di una storia gloriosa ma ingessata? E a chi dice che noi viviamo di turismo e non di industria, vorrei ricordare che gli esempi citati sono corollari perfetti per un turismo sostenibile e moderno.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.