CALAMITÀ E ABUSIVISMO: L’EMERGENZA ABITATIVA E DELLE IMPRESE

CALAMITÀ E ABUSIVISMO: L’EMERGENZA ABITATIVA E DELLE IMPRESE

Chi ha un minimo di sensibilità sociale (qualcuno la definisce maliziosamente “buonismo”, al quale non vedo altra contrapposizione possibile se non “cattivismo”) non può restare insensibile al grido di dolore di chi (per abusivismo “povero” o per inabitabilità dell’unica casa colpita da calamità naturale) sta per restare nel limbo di chi, una volta fuori di casa, non riesce a trovare una dignitosa nuova sistemazione. Inutile ripetere qui le uniche strade da poter battere: bloccare i nuovi abusivismi per non compromettere ulteriormente una soluzione per la pesante situazione pregressa; salvaguardare la montagna da ulteriore consumo di suolo per salvare, da frane e alluvioni, case e persone; distinguere nettamente, nella lotta all’abusivismo, quello “povero”, che riguarda un’unica e modesta abitazione familiare da quello “speculativo” che riguarda l’arricchimento di pochi a spese dei tanti (presenti e futuri) ai quali vengono sottratti patrimoni naturali ingenti e unici.

E’ ovvio che una gestione scellerata del problema abitativo ha un altissimo costo sociale ma anche un grande costo economico. Vediamo perché e in che senso: il PNRR aveva stanziato 2,8 miliardi per la costruzione in Italia di alloggi di edilizia sociale. Vi risulta che i Comuni isolani abbiano fatto tentativi seri per inserirsi in questo settore? Altri Comuni italiani, ugualmente sciagurati, pur avendo fatto richiesta e presentato progetti per l’housing sociale, si sono mostrati poi incapaci di rispettare i tempi di esecuzione e il Governo gli ha depennato i finanziamenti.

Il Governo, per evitare di dover stanziare cifre enormi per le sempre più frequenti calamità naturali, ha imposto che, entro la fine di marzo, circa 4,5 milioni di imprese industriali, artigianali e commerciali debbano provvedere a coprirsi di polizza assicurativa anti calamità. Ovviamente chi non si adeguerà non avrà sanzioni ma, in caso di calamità, lo Stato non coprirà le spese. C’è dunque il grave rischio che un piccolo artigiano o un commerciante o una struttura alberghiera o extra alberghiera, in caso di danno da frana, alluvione, terremoto, non sarà per nulla risarcito. Questo la gente lo deve sapere, altrimenti i cittadini si potrebbero trovare un giorno di fronte a una cocente delusione e all’impossibilità di continuare la propria attività. Ovviamente le Compagnie di Assicurazione si stanno attrezzando per affrontare questa nuova macroscopica situazione, che potrebbe costituire un’incognita anche per loro, sebbene lo Stato riassicurerà in parte le Compagnie, attraverso la SACE.

Per una struttura alberghiera di media-piccola dimensione possiamo stimare che una simile polizza possa costare annualmente 2000/3000 euro, ma c’è da aggiungere che, a questo punto, quando un’impresa va in Banca a chiedere un prestito, si vedrà aumentare il tasso di interesse nel caso sia sprovvisto della polizza assicurativa anti calamità. Aggiungo ancora che un condominio, oggi come oggi, con il climate change, con l’aumento esponenziale di fenomeni idrogeologici e sismici, sarà costretto a prevedere, in pianta stabile, oltre che un amministratore di condominio, anche un Responsabile Tecnico Unico, qualificato, per il controllo continuo delle condizioni statiche e della sicurezza del fabbricato. I nostri amministratori locali dovrebbero vedere un importante e recente film polacco “L’alluvione”, che parla del terribile evento del 1997 a Breslavia. Una competente idrologa, Jasmina Tremer, cerca in tutti i modi di convincere gli amministratori pubblici dell’imminente pericolo dell’innalzamento del livello del fiume Oder. Sterili e lunghe discussioni politiche non fanno nulla per evitare la tragedia di vittime e danni enormi alla città. Superficialità e cinismo del potere! Vogliamo anche noi continuare a non vedere i potenziali pericoli, i possibili danni a uomini, cose e case?

Da un’esperienza internazionale di alluvione, passiamo ad altro esempio internazionale, questa volta riguardante l’Olanda. Amsterdam e Rotterdam, seguite da altri 200 Comuni, si sono sfidati in una competizione a chi fosse più capace di rimuovere, da giardini e parchi, pavimenti in cemento o in piastrelle, sostituendoli con terreno (ben 5,5 milioni di piastrelle eliminate) in modo da ridurre drasticamente le superfici impermeabili che ostacolano il deflusso nel sottosuolo delle acque piovane e la crescita di piante che frenano alluvioni a valle. Al Comune che risulterà aver eliminato il maggior numero di superfici solide da parchi e giardini, verrà attribuita la “Piastrella d’oro” in premio. Da altri paesi, dunque, ci arriva il segnale che le calamità si possono attenuare anche con misure minime e semplici. A pensare in maniera solidaristica e di prevenzione pianificata, facciamo male? Non siamo abbastanza realisti? Sì, forse siamo anche un po’ utopisti; chiamateci pure, in senso ironico e spregiativo “buonisti”, non ci offenderemo. La fortuna (che riconosco a me stesso) di avere un appartamento di proprietà, non mi fa dimenticare chi invece non ce l’ha. Soprattutto quando considero di vivere in un appartamento condominiale, frutto di una politica di edilizia sociale, nel Comune d’Ischia, degli anni ’80. Ma l’isola, dopo quelle esperienze, ha dimenticato ogni altro investimento analogo, lasciando ad un’iniziativa privata incontrollata il comando del territorio. E adesso c’è chi piange per quegli errori di base.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.