Untori d’Europa

Untori d’Europa

“Italiani, popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di untori”. Dice qualcuno oggi. È toccata a noi quest’epoca buia. Ci siamo ritrovati in un improvviso Medioevo, senza avere idea di come uscirne né ‘di come sia stato possibile arrivarci.

Noi, figli dell’epoca delle meravigliose invenzioni, del giro del mondo in poche ore e della tecnologia che sempre più spesso finisce per sostituire i suoi creatori. Noi moderni. Messi in ginocchio da un microscopico elemento, vecchio come il mondo.

Covid-19 è il nome che degli scienziati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno dato a questa nuova minaccia che l’umanità sta fronteggiando ormai da mesi. Tristemente l’Italia (per meriti o demeriti) ha assunto un ruolo fondamentale in tutta questa storia.

Un ruolo tra i più infami, quello del presunto untore d’Europa. Nella bella dashboard con i dati aggregati dell’Università Johns Hopkins, infatti, leggiamo che l’Italia è al secondo posto per numeri di morti (107) causati dal temuto Covid-19, e seconda per numero di contagiati (3.885), a livello globale. Indagando tra i dati forniti dalla mappa in tempo reale, prendiamo atto di come in moltissime province della Cina, presunto paese natale dell’epidemia, i dati dei contagi siano di molto inferiori a quelli nostrani.

Sono dati che fanno male al cuore. Un paese vessato su ogni fronte, perseguitato dalle manovre dittatoriali europee, un paese la cui, economia si regge sul filo del rasoio, con la costante minaccia della recessione e delle varie patrimoniali del caso. Adesso additato da mezzo mondo come paese untore.

Una beffa terribile. La storia ci insegna che solo gli stolti lasciano che il caso sia interprete della vita e delle dinamiche da essa racchiusa, e di coincidenza in questa brutta storia ce ne sono fin troppe.

Analizzando la storia recente del nostro paese è impossibile non cogliere una neanche troppo velata volontà di impedire all’Italia di diventare una potenza economica, di rialzarsi economicamente e culturalmente. Minacciata con l’arma dei poveri migranti, spinti verso la nostra penisola dai potentati europei, privi di scrupoli. Sempre pronti ad agitare lo spauracchio dello spread.

Spauracchio utilizzato solo nei confronti degli Italiani, poiché gli altri membri sforano di continuo i canoni imposti da Bruxelles, molto più frequentemente e intensamente di noi, nell’indifferenza generale delle istituzioni. Un’Italia imprigionata dal sistema prigione EURO, probabilmente creato ad hoc per evirare le nostre tanto ambiziose quanto valide mire economiche.

In Egitto intanto, le dichiarazioni da vero equilibrista di Macron in merito ai diritti umani, hanno infastidito Al-Sisi, le quali hanno reciso molti accordi commerciali con la Francia, stabilendone di nuovi con l’Italia: le recenti vendite da parte del nostro Leonardo di nuovi caccia da guerra, così come le navi vendute da Fincantieri, e i numerosi accordi raggiunto dall’ENI.

Anni di lavoro dei capaci imprenditori italiani, che sono finalmente riusciti a rendersi competitivi in una nazione dove la Francia aveva quasi il monopolio sulle relazioni commerciali. Così come gli importantissimi accordi commerciali da poco consolidati tra l’Italia e il Gigante asiatico, devono aver fatto innervosire i Francesi, che si son visti togliere un’altra occasione dal piatto.

Da questo stato che non vuole saperne di essere una colonia. In questo clima notevolmente pesante un bel giorno, poco dopo la fine del 2019 in Cina esplode una vera e propria bomba. Il coronavirus. Lo sconosciuto e mortale virus proveniente dal mondo animale.

All’inizio noi italiani non abbiamo dato molta importanza alla questione. Nonostante il continuo e allarmistico bombardamento mediatico. Abbiamo una buona tempra, e sappiamo fin troppo bene come i tormentoni dei media tentino di conquistarci ogni mese, con una minaccia globale diversa.

Così la maggior parte di noi si è convinta che questo coronavirus, così come la sars, la mers, l’Aviaria et similia, sarebbe stata confinata e sconfitta prima di raggiungerci. Così non è stato.

Infatti, il 21 febbraio di quest’anno in barba a tutte le patetiche e inutili misure di sicurezza messe in atto dal Ministro Speranza, l’epidemia è arrivata da noi. Ed è arrivata in maniera dirompente, facendoci scalare le classifiche mondiali dei contagi nel giro di pochissimi giorni. In neanche un mese siamo arrivati a cifre paragonabili a quelle delle periferie della stessa Wuhan, culla del virus. Molti paesi hanno deciso di interrompere i voli provenienti dal Bel Paese, altri si sono limitati a sottoporre a controlli turisti e pendolari.

In giro per il mondo gli Italiani che erano in vacanza sono stati confinati negli alberghi, piantonati dalla polizia, letteralmente imprigionati. Sembra quasi che il problema non fosse neanche il virus che poco probabilmente avevano dentro. Ma la loro stessa nazionalità.

Intanto in Francia (guarda un po’) sulla rete Canal+ va tutt’oggi in onda uno spot pubblicitario che mostra un pizzaiolo italiano che, durante la preparazione di una pizza, tossisce sulla stessa. Lo spot annuncia con tono allegro “Pizza Corona, presto farà il giro del mondo”.

Proprio la Francia, che ci ha accusato per anni di essere razzisti, per via della nostra impossibilità nell’accogliere tutta l’Africa settentrionale nella nostra piccola penisola. Mentre la CNN pubblica una mappa di tipo eurocentrica, con numerose frecce rosse che partono dal nostro paese, raggiungendo quasi ogni parte del globo. “Casi di coronavirus legati all’Italia” recita la didascalia.

Il messaggio che passa pare ovvio, l’Italia è il vero focolaio della malattia. “Non si può mancare di rispetto a una nazione in questo modo” scrivono alcuni utenti italiani di Twitter inferociti, sotto la mappa pubblicata dall’emittente statunitense. Rispetto.

Che cosa abbiamo fatto ultimamente per guadagnarcelo? Niente. Lasciamo che Erdogan faccia i suoi interessi, distruggendo anni e anni di rapporti commerciali pazientemente coltivati in Etiopia dall’Italia. Lasciamo che l’Algeria rivenditi porzioni dei nostri stessi mari. Et Similia. È di oggi la notizia che un’équipe di medici tedeschi, attraverso una complessa mappatura del virus e del suo lungo viaggio, siano riusciti a identificare il paziente zero, il primo contagiato d’Europa, proprio in Germania.

Tanta onestà intellettuale ci lascia di stucco, di questi tempi. Sappiamo che è nell’oscurità che è possibile distinguere e meglio apprezzare la luce. Questo è il momento di farci forza e non lasciarci intimorire dai media mondiali, compatti e uniti supereremo anche questa. In nome del meraviglioso retaggio identitario che rappresentiamo.

691 Visualizzazioni
Avatar

admin