Sicilia, oltre i luoghi comuni

Sicilia, oltre i luoghi comuni

Troppo spesso i luoghi comuni distruggono alla base ogni dibattito politico o sociale. E tra questi ci sarebbe anche quello che indica la Regione Sicilia come un territorio dedito a dissipare le risorse, quelle proprie e quelle statali, quasi fosse un buco senza fondo e senza scrupoli, nell’ottica di una costante considerazione negativa verso le regioni del meridione.

Eppure il recentissimo studio dell’Eurispes, pubblicato proprio pochi giorni fa, ci dice tutt’altro. Qualcuno ricorderà che alcuni anni fa un’inchiesta giornalistica appurò tramite trasparenti fonti di governo che la Sicilia dà allo Stato più di quanto riceva. L’Iva e l’Irpef pagate dalla Sicilia dovrebbero restare per Statuto alla Regione, ma sono versati allo Stato.

In pratica, sette miliardi l’anno sono sottratti alla regione creando problemi di liquidità. E il bello è che il contributo pro capite della Sicilia è quattro volte quello versato da regioni molto più ricche come il Veneto, l’Emilia-Romagna o la Toscana.  Nel frattempo il prelievo statale dell’Iva è aumentato al 63,6%. Uno dei risultati di questi costanti salassi è che la Regione riceve meno di due miliardi e mezzo all’anno dallo Stato per la spesa sanitaria, mentre allo stesso tempo deve versarne il triplo.

Dunque, come fra l’altro spiega il professor Costa, dell’Università di Palermo, non è a causa di presunti sperperi che la Regione è costretta a indebitarsi, ma per l’assurdo astronomico prelievo statale. E il paradosso diventa ancor più stridente ove si pensa che tali debiti siano stati contratti con la Cassa Depositi e Prestiti, cioè con lo Stato, a cui vanno pagati naturalmente interessi.

Fra l’altro la Regione non poté nemmeno giovarsi dei ricavi delle vittorie giudiziarie contro lo Stato, essendo obbligata a considerare come nulli tali voci attive del bilancio. In pratica, lo Stato non paga, e nel bilancio risultavano così come crediti inesigibili.

Altro luogo comune della vulgata popolare è quello secondo cui la Sicilia manterrebbe un numero spropositato di dipendenti pubblici, ma in realtà l’isola è solo all’ottavo posto per numero di dipendenti pubblici in relazione alla popolazione. La “leggenda” dei Forestali è fortemente ridimensionata dal fatto che essi sono stagionali, quindi il loro numero complessivo equivale a meno di un quarto del totale ove fossero considerati come annuali.

E in ogni caso la Sicilia, regione autonoma a Stato speciale, ha dipendenti propri che assolvono compiti e uffici che altrove sono assolti dallo Stato, ma anche così l’amministrazione pubblica in Sicilia ha costi comunque bassi a livello pro-capite.

Anche a livello fiscale si sprecano i dati errati o conteggiati in malafede. Molto spesso i lavoratori siciliani hanno lavorato in altre regioni, o per imprese siciliane con sede legale al Nord, e dunque è errato considerare gli importi previdenziali come “trasferimenti dello Stato” alla regione. Quindi, il reale residuo fiscale è di una decina di miliardi l’anno che dalla regione sono trasferiti allo Stato.

In sostanza, tante credenze errate vanno finalmente sfatate, a dimostrazione che la Sicilia non è per niente una regione “parassita” dell’Italia, ma anzi una di quelle che produce comunque ricchezza, e se tale ricchezza non si traduce in effettivo sviluppo, è anche a causa dei pesanti prelievi non sempre legittimi imposti dallo Stato, favorendo sacche di povertà dove alligna la criminalità.

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Gigi Lista

Gigi Lista

Sono un attivista a difesa dei territori e la cultura millenaria delle nostre identità. Il mio sentimento antisistema mi ha portato a sviluppare dei canali per creare piattaforme d'informazione libera che possano battere colpo su colpo contro le infamie e la disinformazione mainstream. Combattere è la mia vita, insorgere è giusto!