Covid-19. Sono una persona

Covid-19. Sono una persona

Vache ‘e Press – soluzioni express

Il virus di cui tutti stiamo sperimentando paure e amori reciproci ha un nome e lo conosciamo tutti, ma ancora non abbiamo ben compreso che il Covid-19 è un nome proprio di persona. Perché? Perché può essere un nostro caro, un padre, una madre, una sorella o un fratello.

Può essere una figlia o un figlio. Un filosofo antico faceva una distinzione importante, che vale per tutti e per tutte le cose di questo mondo, tra potenza e atto.

La potenza esprime la potenzialità, ossia la possibilità insita in una persona e in un oggetto di divenire qualcosa. L’atto è invece il compimento di questa potenzialità. Mi spiego meglio: in atto abbiamo oltre 10.000 contagiati in Italia, un numero esiguo, in potenza – nessun escluso – siamo tutti potenziali contagiati e vittime. Ognuno è in potenza portatore, vettore di questo terribile virus che è tremendo per la grande capacità di contagio. Ancora più terrificante – e qui mi rivolgo ai cittadini del mondo – è ciò che per il momento hanno e stanno sperimentando Cina e Italia.

Non poter varcare la soglia di casa non è poi gran cosa, in atto invece lo è, ma è anche necessario. Molti dei miei amici tedeschi o americani stanno scrivendo per dirmi di stare calmo e che, tutto questo che in Italia stiamo vivendo, è da considerarsi come isteria di massa, frutto della cattiva informazione: bene, potenzialmente lo è, ma vivere rinchiusi in casa, senza sapere ancora per quanto, è un atto in uno stato di emergenza.

Ma riflettiamo un attimo: da anni stiamo vivendo e sperimentando gli scenari tipici di quei romanzi di fantascienza che ci vedevano in società in cui il terrorismo imperava, in cui si doveva scendere in piazza per protestare non contro una persona ma contro un’idea astratta. Adesso siamo finalmente arrivati allo scenario da serie Netflix, The walking dead. Stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato anche nella fantasia, che fantasia in fin dei conti non è più.

Ci stiamo chiedendo davvero cosa stiamo facendo ai nostri figli, alle generazioni che verranno? La politica italiana? Pretendiamo da chi ci amministra di risolvere i nostri problemi, come se, chi ci amministra, fosse un alieno, un eroe del momento. Ancora non abbiamo capito che queste persone rispecchiano a pieno il nostro modo di fare, da Nord a Sud.

Il livello culturale di un paese non si misura attraverso il numero di laureati!

Si misura invece con il livello umano, di sensibilità che si riesce a infondere in tutti gli esseri umani al tavolo della famiglia, quando ceniamo, quando parliamo ai nostri figli.

Mi dispiace dirlo, ma in questa circostanza non esistono eroi di settore: pensate ai post che imperano sul social, che giustamente osannano chi sta lavorando per noi negli ospedali (lode alle loro gesta!), pensate però anche a chi negli ospedali ruba le mascherine, a quei medici che con leggerezza attraversano le strade con una potenzialità di contagio superiore alla media. E pensiamo anche a quel cittadino (eufemismo) che “sputa” in faccia a un medico. Insomma lo scenario è variegato e se usciremo da questa vicenda apocalittica con meno danni possibili, il merito andrebbe a tutti e a nessuno.

Il messaggio è questo: invece di scrivere sul social e di postare foto delle strade deserte in cui passeggiate, restate a casa, rispettate le regole, le persone, le diversità, leggete e state con i vostri figli. Il virus è la persona accanto a noi oltre l’appartenenza, la professione, l’etnia. Viviamo tutti sotto questo immenso cielo blu e chi vuole fare l’eroe, impari – anche se per un piccolo atto di egocentrismo – ad aiutare se stesso e gli altri.

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Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli: Dottorato di ricerca in filosofia morale presso la facoltà di filosofia di Friburgo Albert-Luedwigs Universitaet. Scrittore e divulgatore filosofico, fonda e dirige da sei anni il festival internazionale di filosofia di Ischia e Napoli. Lavora con le istituzioni del territorio nazionale in campo amministrativo e scolastico sul concetto etico di appartenenza e cultura delle identità globali.