“TUTTO È LUCE… FINCHÉ NON TI INCAZZI” (Quando la spiritualità diventa una coperta sotto cui nascondere l’ombra.)

“TUTTO È LUCE… FINCHÉ NON TI INCAZZI” (Quando la spiritualità diventa una coperta sotto cui nascondere l’ombra.)

Il Viaggiatore sedeva sotto un albero, in un piccolo centro immerso nel verde, dove si stava svolgendo un ritiro dal titolo promettente: “Elevare la vibrazione, abbandonare l’Ego”.

Attorno a lui, sorrisi luminosi, incensi accesi e coperte arcobaleno stese sui prati. Ogni frase cominciava con “io sento” e finiva con “gratitudine”, anche quando si parlava del Wi-Fi che non prendeva.

Una ragazza, durante il cerchio del mattino, disse: «Io non mi arrabbio mai, ho trasmutato tutte le emozioni in luce. Quando qualcuno mi ferisce, io benedico la sua ombra.» Il Viaggiatore, con la tazza ancora mezza piena di infuso al tarassaco, annuì piano.  Poi si chiese: “Ma davvero, se non ti arrabbi mai… sei guarita o hai solo imparato a non guardarti?”

Lo spiritual bypass, lo chiamano così: quell’uso della spiritualità come scusa raffinata per non toccare mai davvero il dolore, il trauma, la ferita. 

Come se bastasse un mantra, un respiro profondo o una frase da guru social per annullare anni di vissuto.

Il Viaggiatore rimase in silenzio per un po’, ascoltando i racconti degli altri partecipanti. C’era chi parlava di “traumi sciolti con la luce violetta”, chi raccontava di aver “perdonato i propri genitori grazie a un cacao rituale” e chi diceva di “non provare più emozioni basse, perché ora vibra su un’altra frequenza”.

Tutto sembrava perfetto. Forse troppo.

Camminando tra i cuscini sparsi sotto la tettoia di bambù, vide un ragazzo in disparte, con lo sguardo perso. Si avvicinò senza chiedere nulla e si sedette accanto a lui. «Sai, io non riesco a stare in questo amore costante che tutti raccontano» disse il ragazzo, «dopo un po’ mi sento sbagliato, gli altri sembrano così… risolti.»

Il Viaggiatore sorrise con gentilezza. 

«Forse è proprio questo il punto, nessuno è risolto, ma alcuni hanno imparato a sembrare spirituali abbastanza da non farlo vedere.»

Il ragazzo sollevò lo sguardo. «Ma allora… lo yoga, la meditazione, tutto questo?»

«Servono eccome» rispose il Viaggiatore, «ma non per cancellare quello che sei, per guardarci dentro con occhi nuovi.

Lo spiritual bypass, invece, ti dice: “Salta oltre, vai direttamente alla luce.” Ma se non attraversi l’ombra, quella ti segue, si infila nei sorrisi forzati, nelle frasi fatte, nelle risposte dolci che puzzano di evitamento.»

Fece una pausa, poi aggiunse: «Non c’è niente di male nell’arrabbiarsi, nel piangere, nello stare male. Il vero percorso spirituale non ti chiede di essere perfetto ti chiede di essere onesto e magari, mentre lo fai, ti accorgi che anche l’ombra ha qualcosa da insegnarti.» Il ragazzo corrugò la fronte «Aspetta un attimo, non correre… bypass spirituale? Mai sentito. Cosa vuol dire esattamente?»

Il Viaggiatore annuì, come se si aspettasse proprio quella domanda.

«È quando usiamo la spiritualità per evitare di guardare ciò che ci fa male, come problemi emotivi irrisolti o ferite psicologiche. Con l’uso di concetti come evitamento emotivo, si usano frasi tipo “lascia andare”, “non giudicare”, per non affrontare emozioni reali e difficili come rabbia, tristezza o delusione. Oppure c’è l’attaccamento al “positivo”, si rifiuta tutto ciò che è percepito come “negativo”, anche se è parte dell’esperienza umana, necessaria per crescere.

Queste strategie portano all’autoinganno, alla disintegrazione psicologica e all’incapacità di guarire. Una spiritualità sana, al contrario, integra le pratiche spirituali con l’affrontare, elaborare esperienze emotive difficili non ad evitarle.

Come mettere un telo bianco su un pavimento pieno di polvere da lontano sembra pulito, ma se lo sollevi… starnutisci.» Il ragazzo sorrise, ma lo sguardo era ancora serio. «Ma non dovrebbe servire proprio a stare meglio? A lasciarsi alle spalle le cose brutte?»

«Sì, ma non saltandole a piè pari. Il rischio è che certe pratiche, anche lo yoga, la meditazione, i mantra diventino una via di fuga travestita da crescita. È spiritual bypass quando usi “tutto è perfetto” per evitare di affrontare un dolore, quando dici “non mi attacco a nulla” solo perché non vuoi ammettere che ti fa male perdere qualcosa, quando fingi calma ma sotto ribolli.»

Il ragazzo lo guardò in silenzio. «Allora… è più facile che farlo apposta.»

«Esatto» disse il Viaggiatore «Non è un male, è umano ma se lo riconosci, puoi smettere di usarlo come coperta di Linus.» Poi aggiunse, ironico: «In fondo, anche io ci sono passato, non si cammina senza inciampare un po’ nella propria ombra solo che a furia di inciampare impari a farci due chiacchiere.»

Il ragazzo rimase qualche secondo in silenzio, poi alzò lo sguardo verso il Viaggiatore. «Sai… forse dovresti dirlo anche agli altri, a quelli del gruppo, sembrano tutti così “a posto”, così centrati, ma… non so, ogni tanto ho l’impressione che stiano recitando una parte.»

Il Viaggiatore sorrise appena, con quell’aria che aveva ogni volta che sapeva già la fine della frase. «Non glielo dirò» rispose, guardando il ragazzo negli occhi. «Perché, vedi… guarisce solo chi vuole guarire e chi recita troppo bene la parte del “risolto” spesso non ha nessuna intenzione di togliersi la maschera.»

Fece una pausa, poi aggiunse con tono più leggero: «E poi, lo sai com’è… c’è chi preferisce aggiustare l’incenso invece che guardare le crepe nel muro.»

Quella sera, durante la pratica del tramonto, il gruppo era in cerchio, occhi chiusi, si recitava un mantra sconosciuto ma molto spiritual bypassing: «om sono consapevole om sono luce om sono tutto e solo positività ommmm.»

Eppure nell’aria c’era qualcosa di strano, una tensione leggera, come un velo sottile tra ciò che veniva detto e ciò che veniva sentito.

Ad un tratto uno, sempre impeccabile, sbagliò un passaggio del mantra, un altro lasciò uscire un sospiro frustrato, una terza perse il sorriso e non riuscì a trattenere le lacrime. E lì, il Viaggiatore li guardò con uno sguardo pieno di compassione. 

La perfezione si era incrinata e finalmente, tutti sembravano un po’ più veri.

Il Viaggiatore, seduto nel cerchio, osservava in silenzio, non guardava nessuno in particolare ma aveva visto tutto.

L’universo ha un tempismo tutto suo, pensava. Non segue gli orari del programma, né le fasi lunari del volantino però, quando decide di bussare, lo fa con una delicatezza spietata ed è perfetto così.»

Qualcosa si era mosso quella sera, qualcuno, forse, avrebbe cominciato a capire che non si può sorridere sempre, che non è obbligatorio essere “luce e amore” 24 ore al giorno, che la vera crescita, quella che gratta sotto la pelle, inizia quando smetti di fingere che vada tutto bene e magari, chissà, qualcun altro avrebbe trovato il coraggio di chiedere aiuto. Non a un guru su Instagram, ma a qualcuno vicino, magari seduto proprio accanto, che quel buio lo aveva già attraversato e ne era uscito, non illeso, ma più vero.

Perché, diciamocelo, affrontare i propri demoni fa paura ma continuare a ballare col sorriso mentre ti bruciano i piedi… è molto più faticoso.

Il Viaggiatore fece un mezzo sorriso. Di quelli che sanno di ironia ma anche di speranza. 

«Forse non siamo qui per essere perfetti, ma solo per essere onestamente incasinati… e consapevoli abbastanza da riderci sopra, ogni tanto.»

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Michelangelo Stegani

Michelangelo Stegani

Il viaggiatore silenzioso Una rubrica semiseria di yoga, vita e altre pieghe dell’anima. In un mondo dove anche il silenzio ha bisogno di una buona connessione Wi-Fi, c’è ancora chi cammina piano, ascolta tanto e parla poco. Il viaggiatore silenzioso non insegna, non predica, non vende l’illuminazione in comode rate mensili. Osserva, respira… e ogni tanto racconta. Questa rubrica è il suo diario aperto: una raccolta di riflessioni, scoperte e sorrisi su come lo yoga (e la vita) abbiano bisogno di meno rigidità e più presenza. Una rubrica per chi cerca profondità senza pesantezza, per chi si è chiesto almeno una volta: “Ma io, in mezzo a tutto questo stretching… dove sono finito?” Benvenuti tra le pieghe di una ricerca leggera. miki6975@hotmail.com Cell 3389771638