A MILANO SI SALVANO I GRATTACIELI DELLA SPECULAZIONE, A NAPOLI SI FIRMANO PROTOCOLLI PER ABBATTERE CASE DELLA POVERA GENTE
La verità è che
l’abusivismo edilizio diffuso nel Centro-Sud è stato per decenni tollerato,
utilizzato e persino alimentato dalla politica. Una politica che sul
proliferare dell’abusivismo ha chiesto voti, promesso condoni, rinviato
soluzioni e volutamente chiuso gli occhi davanti ad un fenomeno che essa stessa
ha generato e che per questo andrebbe individuata, processata, condannata ed
arrestata. Ed invece si fanno pagare le pene dell’inferno alla povera gente, e
cioè a chi di questo fenomeno è stato vittima e non carnefice!
C’è qualcosa che, politicamente parlando, non
torna. E non torna affatto.
Da una parte c’è Milano, dove da mesi politica,
poteri economici e grandi interessi immobiliari si agitano per scongiurare le
conseguenze delle vicende urbanistiche che hanno investito alcuni dei più
imponenti interventi edilizi della città. Grattacieli, torri, operazioni
milionarie e colossali trasformazioni urbane finite sotto la lente di
ingrandimento della magistratura. In quel contesto si invocano soluzioni
legislative, interpretazioni innovative, interventi normativi e persino
sanatorie di sistema. Si mobilitano ministri, parlamentari, amministratori e
opinionisti. Si parla di sviluppo, investimenti, crescita economica e tutela
del mercato. Con in testa il sindaco del cosiddetto campo largo, Giuseppe Sala,
che nel marzo 2021 ha aderito al Partito Verde Europeo.
Dall’altra parte, invece, c’è la Campania. E c’è
Napoli col sindaco, sempre del campo largo, Gaetano Manfredi.
Qui, al contrario, si continua a firmare
protocolli per accelerare le demolizioni delle abitazioni prive di licenza
edilizia. Infatti, proprio ieri, il sindaco Manfredi ha sottoscritto un nuovo
accordo con la Procura della Repubblica per imprimere ulteriore impulso agli
abbattimenti.
Sindaco Manfredi che, vista la paurosa crisi
abitativa ed economica in atto e considerate le ragioni storiche che hanno
generato in tutto il Centro-Sud il fenomeno dell’abusivismo, anziché firmare
protocolli repressivi del diritto alla casa della povera gente, da uomo
politico e primo cittadino napoletano quale è, dovrebbe proporre una soluzione
politica a questa autentica tragedia sociale che sta ammazzando nell’animo e
nella psiche migliaia di nuclei familiari della regione Campania.
Una tragedia di cui i cittadini sono vittime e non
carnefici, in quanto l’abusivismo edilizio è il frutto di quarant’anni di
malapolitica che, a tutti i livelli istituzionali, lo ha fomentato negando a
tutti, per decenni, la possibilità di edificare o di ampliare la propria casa
attraverso il rilascio della licenza edilizia. Un potere politico che per
questo andrebbe individuato, processato, condannato e arrestato e invece si
fanno pagare le pene dell’inferno ai poveri cristi, all’ultima ruota del carro,
a chi già vive di stenti e di difficoltà, mentre dormono sonni tranquilli i
veri speculatori edilizi, e cioè quei pasticcieri del cemento selvaggio che nei
decenni hanno distrutto coste e colline della regione Campania e delle isole
del Golfo di Napoli e i cui immobili continuano a non essere demoliti:
assurdo!!!
Ritornando alle differenze politiche e di azione
tra Napoli e Milano, la domanda che ci poniamo è semplice: perché per i
grattacieli della grande finanza immobiliare si cercano soluzioni, mentre per
le case della povera gente si cercano le ruspe?
La contraddizione è tanto evidente quanto
imbarazzante, anche se a noi coerenti comunisti eredi politici di Domenico
Savio, fondatore e Segretario generale del PCIM-L, non meraviglia
affatto, poiché, per sua natura economica, lo Stato capitalistico dello
sfruttamento dell’uomo sull’uomo, delle disuguaglianze economiche e sociali,
della povertà dilagante, dei diritti negati e/o non pienamente riconosciuti
alle masse popolari e della corruzione diffusa a tutti i livelli istituzionali,
come dimostrano le quotidiane e puntuali inchieste della magistratura, è uno
Stato aduso a fare il forte con i deboli e il debole con i forti per precisa
volontà dei partiti di tutti gli schieramenti politici di centrodestra e di
centrosinistra che in alternanza lo governano.
Una contraddizione, su quanto avviene a Napoli e
Milano, che però in questo caso è ancora più marcata se si considera che
Giuseppe Sala e Gaetano Manfredi appartengono allo stesso schieramento politico
di centrosinistra che continua a definirsi progressista e vicino ai più deboli,
ma che, anche su questo tema, sembra adottare criteri diametralmente opposti a
seconda della consistenza economica degli interessi coinvolti.
Perché quando a rischio sono miliardi di euro
investiti nel cemento delle grandi città, improvvisamente tutto diventa
discutibile, interpretabile, sanabile. Quando invece a rischio è la casa
costruita da una famiglia per garantire un tetto ai propri figli, allora la
legalità diventa improvvisamente inflessibile, assoluta e inderogabile.
È UNA DISPARITÀ CHE GRIDA VENDETTA.
Nessuno mette in discussione il principio di
legalità. Nessuno pretende che l’abusivismo edilizio diventi la regola, e ci
mancherebbe. Ma è intellettualmente disonesto fingere di ignorare che il
fenomeno dell’abusivismo nel Mezzogiorno ha radici storiche, sociali e
politiche che nulla hanno a che vedere con la speculazione edilizia organizzata.
Per oltre quarant’anni intere comunità sono state
soffocate da strumenti urbanistici inadeguati, da vincoli spesso
sproporzionati, da procedure interminabili e dall’incapacità cosciente dello
Stato di garantire una seria politica della casa.
La verità è che l’abusivismo edilizio diffuso nel
Centro-Sud è stato per decenni tollerato, utilizzato e persino alimentato dalla
politica. Una politica che sul proliferare dell’abusivismo ha chiesto voti,
promesso condoni, rinviato soluzioni e volutamente chiuso gli occhi davanti ad
un fenomeno che essa stessa ha generato e che dunque conosceva perfettamente,
ma che fingeva di non vedere. Oggi, però, gli stessi responsabili di quel
fallimento non pagano alcun prezzo e non vengono processati. A pagare un
altissimo prezzo, il più alto, sono sempre gli ultimi.
Lo pagano pensionati, lavoratori, disoccupati,
famiglie monoreddito e cittadini che hanno investito i sacrifici di una vita
nella costruzione della propria abitazione. Lo pagano persone che spesso non
possiedono altri immobili e che vengono private dell’unico bene realmente
disponibile, proprio come avvenuto negli ultimi giorni sull’isola d’Ischia,
dove sono state demolite le uniche case della prof.ssa Carmen De Simone e della
signora Mariagrazia.
Nel protocollo sottoscritto ieri si annuncia che
sarà data priorità all’abbattimento degli immobili riconducibili alla criminalità
organizzata. Bene. È un principio più che condivisibile. Ma allora bisogna
avere il coraggio di dire le cose come stanno. Sull’isola d’Ischia, come in
molte altre realtà della Campania, da oltre quindici anni non si assiste certo
all’abbattimento sistematico delle grandi operazioni speculative che hanno
devastato territori, coste e paesaggi. Non si vedono cadere i simboli della
ricchezza costruita nel disprezzo delle regole. Non si vedono ruspe davanti ai
grandi interessi economici. Si vedono, invece, demolizioni che colpiscono
prevalentemente persone comuni, le cui case, e anche questo va sottolineato,
erano state riconosciute di fatto dallo Stato che per decenni ha preteso ed
ottenuto dalle famiglie il pagamento dell’IMU, della TARI e delle utenze, oltre
che degli oneri del condono che mai sono stati restituiti.
È questo il punto politico che nessuno vuole
affrontare. Se davvero si vuole affermare il principio di legalità, allora si
abbia il coraggio di partire dai grandi abusi, dagli interessi criminali, dalle
operazioni speculative che hanno prodotto enormi profitti. Se invece si
continua a colpire prevalentemente l’ultima ruota del carro, allora non si sta
combattendo l’abusivismo. Si sta semplicemente scaricando sui più deboli il
peso di quarant’anni di fallimenti politici e istituzionali.
La Campania non ha bisogno di nuove fotografie
accanto alle ruspe. Ha bisogno di una soluzione politica. Ha bisogno di
distinguere tra la speculazione edilizia affaristica e criminale, che deve
essere perseguita senza alcuna esitazione, e l’abusivismo di necessità, che
richiede risposte legislative, sociali e umane. Perché uno Stato giusto non si
misura soltanto dalla capacità di demolire. Si misura soprattutto dalla
capacità di comprendere, governare e risolvere i problemi che esso stesso ha
contribuito a creare.
Un’ultima riflessione. Nella città di Napoli si
prospetta in pochissimo tempo la demolizione di 800 case. Ma Manfredi si è
posto il problema politico e sociale di che fine faranno 800 nuclei familiari?
Non ci sembra proprio che si sia posto questa domanda rispetto ad una tragedia
che travolge migliaia di suoi concittadini che lui rappresenta da sindaco.
Vista la crisi abitativa ed economica che
attanaglia le famiglie lavoratrici, sbattiamo queste famiglie sotto i ponti?
Che ne dite? È ora di trovare finalmente una soluzione politica a questa
mattanza. Basta far piangere e disperare migliaia di campani, figli e nipoti di
cittadini, molti dei quali ormai defunti, che trenta o quarant’anni fa sono
stati volutamente costretti dallo Stato inadempiente a costruire senza licenza
edilizia.

