A I RICCI, OFFICINA DEL GUSTO: CONSIDERAZIONI, COLORI E CAPRICCI
Ogni mercoledì dal 2 settembre, sulla Riva Destra, tornano Valerio Sgarra e i Cafè Rital. Dalle ore 19, note e musica accompagneranno aperitivi e cene al tramonto
Per chiunque arrivi su un traghetto da Pozzuoli o da Napoli, e il Mar Tirreno fa quella cosa per cui sembra mercurio, l’isola d’Ischia emerge dall’acqua. Sembra una gobba di roccia vulcanica che un Demiurgo ha dimenticato nel forno troppo a lungo. Epomeo, chiamano il monte che la tiene sotto osservazione. Si potrebbe visitarla per le terme o per il Castello Aragonese. O magari per il tramonto di Forio, sul piazzale del Soccorso. Però, forse, sei qui perché un certo Giovanni, che fa il portiere al tuo albergo e ha un tipo di baffi che suggerisce di aver visto cose e gente, ti ha detto che c’è un luogo sulla Riva Destra che devi vedere. “Onirico”, lo ha definito. Che vuol dire: “questo è un sogno che puoi mangiare”. La Riva Destra è una passeggiata, una promessa che dice “cammina con me, potrebbe succedere qualcosa”. Le barche con quel leggero dondolio fanno pensare ai cani che aspettano i padroni sotto gli sguardi attenti dei ristoratori.

L’aria salata è così densa che potresti spalmarla sul pane. Quasi alla fine, al civico tra il 91 e il 93, trovi i Ricci- Officina del Gusto, che appare come una “situazione”. Una convergenza di colore e calore con la musica di Valerio Sgarra e i Cafe Rital che torneranno ogni mercoledì dalle 19, a partire dal 2 settembre, dopo la pausa d’agosto. Entri. Una donna ti accoglie. Lucianna è dello stesso colore del tramonto, mentre si muove tra i tavoli con l’autorità di chi sa esattamente dove tutto deve andare. Ti chiama “amico” prima di conoscere il tuo nome, nella convinzione che gli amici sono amici anche se non sono ancora stati sfamati. Sensazione pericolosa in un ristorante, perché ti rende vulnerabile ai piatti.

Dalla cucina emerge Valentina. Anche lei rossa, anche lei radiosa, con una laurea in giurisprudenza. Un attimo. Una laurea in giurisprudenza. La mente giurisprudenziale, addestrata nell’analisi degli statuti e nella costruzione di argomenti, è stata invece applicata alla procedura su come far danzare una cozza o sentire le papille muoversi con nonchalance per il tribunale del gusto. Lei è simile al calore dei fuochi d’artificio ed è una “traduttrice” che ha preso il testo grezzo degli ingredienti ischitani e lo ha reso in una lingua che la bocca è in grado di leggere. Arrivano le cozze piccantine. Nuotano nella salsa che ha il colore di un segnale di pericolo e il calore della scoperta. Valentina, spiega, è innamorata dei sapori della sua terra e del suo mare. Ti accorgi che non stai mangiando solo cibo ma stai gustando una “confessione” di un avvocato che si lancia in un’autobiografia culinaria scritta in crostacei e suolo vulcanico.

Il menù è una lettera d’amore. È indirizzata agli amici di Ischia e della Campania, e impiega la grammatica dei crudi di mare e degli spaghetti alle vongole con quella fluidità che ti rende consapevole del tuo analfabetismo culinario. Ordini il coniglio all’ischitana perché il menù lo esige, e perché è cotto in terracotta “come vuole la tradizione” e perché “sei a Ischia”. Che è una frase che porta il peso di secoli di nonne che ti guardano da dietro le spalle. La terracotta arriva come una reliquia. Quando sollevi il coperchio, il vapore sbuffando porta con sé la storia di un’isola che è stata conquistata dai Greci, dai Romani, dagli Aragonesi, e dal presente.

La carta dei vini è una mappa. Questo è importante. In un’epoca in cui le carte nautiche sono state sostituite da monitor e dai satelliti quelle dei vini sono diventate enciclopedie di leggerezza. A I Ricci la mappa è “amichevole”. Accompagna ogni boccone mentre la musica dei Cafè Rital e le performance di Valerio Sgarra non sono mai una nota a margine. Poi il dessert fatto in casa. Poesia. Ti guardi intorno. I commensali stanno facendo quella cosa con il viso. Sorridono e hanno dimenticato di mettersi davanti a un telefono per un reel o un selfie. Sono in uno stato di “grazia” cullati dalla musica e dalla contemplazione del gusto. Una forma di comunicazione che è sesso e azione per mediare col divino.
A I Ricci puoi prendere un pezzo di Ischia e sarai cambiato. Il numero è +39 328 900 7087 o 335 523 6383. Chiama. Portaci i tuoi amici. Ti trasformerai in un indigeno abituale che ritorna perché il luogo è ogni volta un “ricordo”. Giovanni, il portiere, lo sapeva. Un angolo dove il mondo rallenta perché tu possa assaporarlo. Questa è un’esperienza. Insomma, quasi tutto.

