RISTORANTE “ZELLUSO”, UNA STORIA DI FAMIGLIA CHE SI FA STIRPE

RISTORANTE “ZELLUSO”, UNA STORIA DI FAMIGLIA CHE SI FA STIRPE

La pelle di Casamicciola porta ancora i segni del tempo. Quelli di un passato remoto e quelli, più recenti, che la memoria non ha ancora chiamato storia. Eppure, tra le ferite del territorio, il paese continua a cercare il domani. I vicoli che dal corso conducono al cuore del rione nel quale sbocciano case vecchie e nuove, conducono al Ristorante Zelluso. La sua riapertura, avvenuta a fine luglio, non ha avuto il sapore di una semplice inaugurazione. Somigliava piuttosto a una rinascita. Nove mesi di investimenti e chiusura, iniziati nel novembre del 2025, trascorsi tra fondamenta, tavoli da disegno e la polvere dei mattoni rossi che raccontano Casamicciola. Un tempo durante il quale il locale ha cambiato forma senza perdere la sua anima.

A guidare questa trasformazione, l’architetto Vincenzo Gamboni che ha fatto di quell’atto creativo una questione profonda e personale. Più che progettare un edificio, ha ascoltato i racconti che hanno alimentato e nutrito la cultura del territorio. Perché certi luoghi non si ridisegnano: si ascoltano, si comprendono. E solo dopo si restituiscono al futuro. La prima storia è racchiusa nel nome “Zelluso”. Non nasce da una scelta di marketing. Nasce da un ragazzo di tredici anni, Gennaro, la cui calvizie precoce gli valse quel soprannome destinato a diventare il nome di una famiglia e di un ristorante. Da quella particolarità, tramutata in identità, prende avvio una genealogia che attraversa quattro generazioni. Da Gennaro a Nicola. Da Nicola ai suoi sette figli — Lucia, Giuseppina, Luisa, Maria Rosaria, Maria Grazia, Gennaro e Vincenzo — fino ai quindici nipoti che oggi volano nella sala con la naturalezza cooperante delle api operaie e di chi è cresciuto tra tavoli apparecchiati, profumo di cucina e volti noti e meno noti. Perché lo “Zelluso”, aperto nel 1970 negli spazi di un’antica cantina, non è soltanto un ristorante. È la forma visibile di una famiglia. Dopo il servizio alla comunità nel post terremoto del 2017 e nel post frana del 2022, lo “Zelluso” aveva bisogno di qualcosa che andasse oltre la ristrutturazione. Aveva bisogno di una casa capace di custodire ciò che era stato e di prepararsi a ciò che sarebbe venuto.

La famiglia Arcamone ha affidato il compito di unire passato e futuro all’architetto Vincenzo Gamboni. Presentato dal geometra Giuseppe Caliendo, da quel momento il progetto ha smesso di essere un esercizio di tecnica ed è divenuto dialogo. Per “l’architè”, come lo chiamano scherzosamente i proprietari, Casamicciola è il paese delle proprie radici: da lì suo padre Rino mosse i primi passi. Anche per questo il ristorante è stato un racconto da ascoltare per tessere una tela in grado di varcare il tempo. Ogni muro custodiva una voce, ogni ambiente conservava il ricordo di chi vi aveva lavorato, festeggiato o condiviso un pasto. Per tre mesi il confronto con la famiglia è stato continuo. Da quelle udienze è nata un’idea: non alleggerire il passato, ma ridistribuirne il peso. I pilastri sono diventati archi, gli spazi si sono aperti, la vecchia cantina – una delle più antiche di Casamicciola – è tornata protagonista. Unendo architettura e tempo, i mattoni rossi, il legno, il cotto e le mattonelle esagonali rivelano la fedeltà alle origini, mentre la luce accompagna gli ambienti riempiendoli di nuove sfumature nel corso della giornata. La cucina a vista, l’accessibilità degli spazi e l’adeguamento antisismico con l’acciaio rispondono a un unico concetto: l’ospitalità non è un servizio ma una responsabilità. In un luogo fragile qual è Casamicciola, proteggere le persone significa dare continuità alla storia di una comunità.

Il castagno usato per costruire la sala accompagna questo nuovo inizio come un custode della memoria. Ricorda il terremoto, la frana e le assenze, ma anche la capacità di ricominciare. Poi ci sono i piatti, semplici e devoti a una tradizione che non cerca effetti ma autenticità. Qui il passato non resta alle spalle: continua a sedersi accanto agli ospiti come un commensale ricercato, attraverso i gesti. Quando il sole scende dietro l’isola e le luci della sala si accendono, lo Zelluso rivela il senso della propria rinascita. I nipoti si muovono tra i tavoli con la stessa intesa che ricorda quella di un alveare. I sette fratelli li guidano con lo sguardo della serenità di chi sa di continuare il lavoro iniziato dai padri e dai nonni. Intorno, il ristorante restituisce la misura di un’opera compiuta. L’ulivo, all’ingresso, accoglie gli ospiti con la forza silenziosa delle cose destinate a durare.

L’architetto Gamboni dopo aver restituito al ristorante il potere di reagire al tempo e di eliminare i corpi estranei dall’atto creativo che ne limitavano il guscio, come gli artigiani migliori lascia parlare il luogo. Rinnovare senza cancellare. Costruire senza interrompere. Dare forma al futuro senza costringere il passato a farsi da parte. Così lo Zelluso riapre nel suo nuovo inizio dopo aver percorso oltre mezzo secolo. Non solo come un ristorante, ma come un luogo che continua a ricevere pellegrini alla ricerca di genuinità. Fuori, Casamicciola porta ancora le sue cicatrici. Dentro, una famiglia ha scelto di trasformarle in stabilità con l’aiuto di un “architetto taumaturgo” che ne ha esaltato l’anima. È questa forse la forma più concreta della speranza: non dimenticare ciò che è stato e trovare, ogni giorno, il coraggio di apparecchiare ancora una volta la tavola per ricominciare.

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Graziano Petrucci

Graziano Petrucci

Laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli è iscritto all’Ordine degli avvocati. Giornalista pubblicista, si è perfezionato con un master a La Sapienza in «Geopolitica e sicurezza globale» e ha frequentato il master in «Intelligence e Sicurezza» presso La Link Campus University di Roma. Cura la rubrica «Caffè Scorretto» per il quotidiano di Ischia e Procida Il Golfo. Componente dell’associazione «Studi Tradizionali e filosofici Raimondo Di Sangro» di Napoli che si dedica allo studio delle civiltà del passato per una migliore conoscenza del presente. Scrive brevi racconti per «La rivista intelligente.it». Si occupa di comunicazione.