Dopo Cina e Cuba anche il Vietnam aiuta l’Italia

Dopo Cina e Cuba anche il Vietnam aiuta l’Italia

Mentre mezzo milione di tamponi, volano da Brescia agli Usa. L’etica che il capitalismo non ha mai avuto e questa solidarietà da parte dei Paesi socialisti

I Paesi socialisti si dimostrano esempi di sostegno medico e solidarietà internazionale, mettendo a disposizione degli Stati più colpiti le proprie conoscenze e le proprie risorse umane e materiali. Dopo gli aiuti cinesi e i medici cubani, anche la Repubblica Socialista del Vietnam – uno dei Paesi che meglio hanno affrontato l’epidemia, a detta dell’Oms – si offrono all’Italia.

Nonostante sia stato uno dei Paesi più colpiti, il Vietnam ha potuto contenere l’emergenza, con soli 85 casi positivi e nessun decesso. Il governo vietnamita ha preso misure restrittive sin da subito, chiudendo le scuole per due mesi e riducendo al massimo gli ingressi sul proprio territorio nazionale, fino all’estrema misura di martedì scorso, quando è stata annunciata la sospensione dell’emissione di visti turistici.

Grazie ai ricercatori dell’Università Medica Militare del Vietnam, il Paese è riuscito a mettere a punto un efficace test per rilevare la presenza del virus, utilizzando tecniche di biologia molecolare. Secondo quanto riportato dal governo vietnamita, almeno venti Paesi stranieri hanno richiesto migliaia di kit di produzione.

Al momento, l’azienda è in grado di produrre 3.600 kit per effettuare 18.000 tamponi, mentre altri 2.400 kit, pari a 12.000 tamponi, verranno prodotti in seguito. Alcuni di questi kit sono già stati esportati verso Paesi come Iran, Malaysia, Finlandia ed Ucraina, ma in Italia, verranno inviati 400 kit a titolo completamente gratuito, come segno di solidarietà verso il Paese oggi più colpito dall’epidemia.

I Paesi socialisti ci stanno soccorrendo in maniera eclatante. Cosa dire invece dei nostri alleati? Dall’Europa che ci blocca forniture di mascherine passando per gli aiuti economici ancora non chiari, da Aviano sono misteriosamente volati mezzo milione di tamponi verso gli Stati Uniti, con un aereo militare.

La notizia è stata confermata anche da Jonathan Hoffman, portavoce del dipartimento della difesa degli Stati Uniti. Perché, dunque, l’Italia che ha bisogno in questo momento di una quantità di aiuti enorme, permette la vendita all’estero di tamponi per effettuare i test?

L’unica risposta è che gli Stati Uniti, o delle aziende private di quel Paese (come sostiene la Copa Diagnostics), devono aver offerto una cifra non rifiutabile all’azienda bresciana, cifra probabilmente fuori portata per la sanità pubblica italiana. Se questo fosse vero, il governo dovrebbe provvedere attraverso un sequestro forzato delle forniture fino a dotarsi di un numero sufficiente di tamponi, di fronte al paradosso di un’azienda nel cuore della Lombardia, la regione più colpita, che vende le proprie forniture all’estero e quanto è etico che aziende private stiano sfruttando la situazione sanitaria interazione e nazionale per fare affari?

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Redazione

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