Felice Meo: arte pura in quarantena

Felice Meo: arte pura in quarantena

L’arte in questo periodo di pandemia estrema, sta emozionando gli animi di chi la comprende per trarne le massime espressioni di speranza.

Sono molti gli artisti che si cimentano nelle loro opere e creazioni sentite dal profondo per dimostrare a tutti che l’arte è sentimento e può

tradurre le emozioni interiori che hanno un forte bisogno di esternarsi in un contesto così drammatico.

Ci sono artisti che si dedicano alla pittura e scultori come Felice Meo che danno vita ad un semplice ferro dismesso realizzando volti meravigliosi che contestualizzano varie epoche di vissuto.

Felice Meo, classe 62, artista Casamicciolese dallo spirito innovativo, è colui che trova i materiali ormai connotati come oggetti inservibili e gli da una ricollocazione estetica.

Attraverso i suoi continui viaggi emozionali realizza opere stilizzate dai contenuti inestimabili.

Felice, la tua quarantena, la tua arte… qual è in questo momento il frutto della tua creatività?

Mi sto concentrando nella realizzazione in ferro di volti Africani che hanno la facoltà di sintetizzare con le mie sculture essenziali, visioni della vita spesso molto complesse che hanno lo scopo di rivendicare la propria identità assoluta.

L’arte ai tempi del coronavirus può regalare una speranza?

Certamente, dobbiamo essere positivi, ora ciò che stiamo vivendo è un terribile momento, tante persone stanno morendo, quelle che si vogliono bene sono separate da barriere intangibili, stiamo scoprendo ogni giorno storie belle ma anche tanta irresponsabilità, molti perderanno il lavoro.

Bisogna pensare però che quando l’emergenza sarà finita, noi ci rialzeremo ancora più forti dimenticando ciò che è accaduto. L’arte mi da la forza per esprimere tutto questo.

Hai sempre realizzato opere che conservano un significato profondo legato alla vita in genere. Ad oggi quale tua opera d’arte passata può specchiarsi nell’attuale pandemia che sta capovolgendo l’Italia?

5 anni fa, quando avvenivano gli sbarchi quotidianamente e ogni giorno morivano annegati donne e bambini, ho realizzato un opera chiamata: “Speranza”. E oggi la dedico profondamente al momento drammatico che stiamo vivendo.

In questi giorni di chiusura in casa obbligatoria ti stai dedicando alle tue espressioni artistiche in ferro? 

In questi giorni sto lavorando intensamente alla realizzazione di queste meravigliose donne africane che abbiano una loro identità profonda ed emozionale e che sappiano comunicare una verità razionale e battagliera.

Appena usciremo vittoriosi da questa battaglia quali saranno i tuoi progetti da intraprendere?

I miei progetti saranno quelli di tuffarmi appieno nella mia arte e divulgarla in giro per l’Italia così da renderla eterna.

Per adesso cerco di vivere il quotidiano e sperare che avvenga presto la risoluzione della pandemia.

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Valentina Felici

Valentina Felici

Nasce a Roma dove consegue la laurea in Lettere e Filosofia presso La Sapienza. Iscritta regolarmente all’albo della Regione Campania, si ritiene una giornalista molto creativa. Da 13 anni scrive articoli per diversi quotidiani e riviste importanti. Redige comunicati stampa per alcune società di spettacolo e cultura di Roma. Attualmente, si impegna nella stesura di articoli che contrastano la violenza di genere in sinergia con alcune istituzioni pubbliche e aziende, cercando di donare un sostegno laddove ce ne sia bisogno e promuovendo numerosi programmi e campagne di sensibilizzazione.