Buonaguro racconta alla stampa com’è nata l’idea del Tocilizumab

Buonaguro racconta alla stampa com’è nata l’idea del Tocilizumab

1+1=3 e quella storia tutta napoletana

“Erano le due di notte e come talora accade stavamo chattando sul nostro gruppo di Whatsapp. Ci chiedevamo cosa potessimo fare per contribuire scientificamente nella lotta contro il Coronavirus. Ed è stato in quel momento che è venuto spontaneo dire che la parte finale dell’infezione Covid-19 è dovuta alla tempesta citochinica, come avviene anche in altre infezioni. Così ad Ascierto è venuto in mente il Tocilizumab che si usa per trattare le complicanze respiratorie che si sviluppano in corso di terapia in alcuni pazienti oncologici”. È il virologo del Pascale Franco Buonaguro che racconta il momento in cui Napoli stava per cambiare un tassello della lotta al Covid-19.

Il virologo racconta anche quello strano commento sopra ad ogni post che il Pascale condivide 1+1 = 3.

“È una chat interna dove ci sono esponenti delle varie branche, dalla radiologia alla chirurgia, e a volte ci stuzzichiamo a vicenda su argomenti che saranno sviluppati il giorno successivo. L’interazione di competenze diverse permette di elaborare idee e concetti difficili da affrontare se uno rimane solo nella sua superspecializzazione” – spiega il virologo, spiegando una storia tutta napoletana. “Già nel 1400 la Campania era famosa perché riusciva a risolvere problemi di matematica, come il triangolo di Tartaglia, perché si lanciavano delle sfide pubbliche che venivano puntualmente vinte grazie all’interazione di competenze diverse”. Storia e problematiche risolte che sono arrivate fino al giorno d’oggi.

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Redazione

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