Com’è dilagata l’emergenza al Nord?
Il caso principe di Covid-19, il 38enne Mattia di Codogno, a letto con l’influenza dal 14 febbraio e già entrato in Ospedale precedentemente ma rispedito a casa, è arrivato al pronto soccorso di Codogno il 18 febbraio. Grazie alla caparbietà di un’anestesista, a Mattia viene fatto il test per Covid-19, ma solo il 20 febbraio. E non senza problemi, in quanto i vertici dell’Asl non erano affatto pronti a fare i tamponi. Mentre si aspetta il risultato del tampone, fortunatamente, i sanitari comunicano a prendere le dovute precauzioni. Ormai, però, era troppo tardi.
Nella zona era pieno di influenze e “leggere polmoniti” da qualche settimana. La stessa dottoressa, anestesista Malara, dichiarerà più tardi che: «L’obbedienza alle regole mediche è tra le cause che hanno permesso a questo virus di girare indisturbato per settimane». Mentre il “paziente 1” di Codogno comincia la sua lunga degenza (ad oggi è guarito), l’ospedale di Codogno, intanto, viene costretto a chiudere, spostando l’ondata ormai prossima di casi positivi nell’ospedale di Lodi, nel quale, qualche settimana prima, il 6 febbraio, col deragliamento del Freccia rossa proprio a Lodi, ospitava feriti e forze dell’ordine che hanno dormito e mangiato in camerate comuni. Anche tra di loro si registrano casi da Covid-19. Lodi e a Codogno vengono intanto dichiarate “zone rosse”.
L’infezione in ospedale
Si stima che, in Italia, muoiano mediamente circa 49 mila persone l’anno per infezioni contratte negli ospedali. Molti ricoverati, per altri motivi, negli ospedali di Codogno, Alzano e Lodi, sono stati trovati positivi Covid-19, in alcuni casi non gli è stato fatto nemmeno il tampone e sono morti per complicazioni. Per non parlare dei medici e degli infermieri morti per Covid-19. Il totale dei positivi, fino a ieri, era 4.824, tra medici e infermieri infettati, con non pochi morti.
La partita Atalanta-Valencia
Un’altrabomba ad orologeria del contagio al Nord è stata presumibilmente la partita di calcio Atalanta-Valencia del 19 febbraio allo stadio di S. Siro, cioè a Milano. L’Atalanta è ovviamente la squadra di Bergamo. A San Siro sono arrivati per la partita quasi 45 mila tifosi, dei quali 40.000 da Bergamo, e 5000 tifosi da Valencia. Tifosi che hanno ovviamente preso mezzi pubblici, mangiato nei locali, viaggiato.
Il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, ammetterà poco dopo: «Faccio autocritica per non avere vietato la partita Atalanta-Valencia. Abbiamo tutti sottovalutato la gravità di quello che stava arrivando. C’è stato un periodo, anche se solo di pochi giorni, in cui abbiamo sperato di poterne uscire in fretta». Ma non solo. «Predicavamo ai cittadini prudenza, di mantenere un metro di distanza, ma anche di continuare a vivere la loro vita perché vedevamo i fatturati dei negozi e degli alberghi precipitare ed eravamo preoccupati. Questo equilibrio era sbagliato evidentemente, però in quel momento era difficile fare la cosa giusta» – aggiunge Gori.
Ma gli “errori sportivi” non finiscono qui. E, non contenti, si gioca anche la partita di ritorno, a Valencia. Il Valencia si è ritrovato con il 35% dei calciatori infetti. Valencia, ricordiamolo, è ad oggi un focolaio spagnolo.
L’inquinamento
Mentre si cercano risposte, il dibattito di sposta anche sul polveri sottili, poiché è appurato che la Pianura Padana sia la regione più inquinata d’Europa. Ma non solo polveri sottili, anche concimazione chimica dei campi, fumi delle fabbriche, emissioni dei motori diesel e dagli impianti di riscaldamento. Come dimostra l’andamento delle stagioni influenzali comuni, la Lombardia tende ad ammalarsi più delle altre Regioni. Non è sicuramente un caso che anche Covid-19 sia esploso, quindi, in quella zona.
La Sanità Lombarda
In Lombardia, Comunione e Liberazione, con Roberto Formigoni, ha beneficiato delle privatizzazioni della Sanità, dal 23 aprile 1995 al 18 marzo 2013, per 18 anni la situazione della Sanità elevata a modello italiano, non era poi così rosea come si pensava.
“Milano non si ferma”
In ormai piena emergenza sanitaria, i controlli erano pressoché rari. In città la gente conduceva una vita alquanto normale nonostante stesse accadendo l’inferno a pochi chilometri. L’assenza di qualunque controllo nell’aeroporto di Malpensa o di Linate e Bergamo, come nelle stazioni, ha permesso al virus di mettere gambe e braccia in moto e viaggiare comodamente mentre Nicola Zingaretti partecipava amabilmente ad un aperitivo, proprio a Milano. Lo stesso Zingaretti verrà trovato positivo al Covid-19. Matteo Salvini invitava a riaprire tutto, mentre Confcommercio invitava i cittadini ad uscire e andare a lavorare normalmente, sempre per il concetto che “Milano non si deve fermare”.
L’economia prima della Salute, insomma. L’ultimo slogan di Fontana, governatore leghista della Lombardia, è stato «I milanesi sanno cosa devono fare». Alla luce di quanto spiegato, qualche dubbio permettetecelo.

