Il culto di Mitra a Napoli

Napoli, è assodato, è una città greca, ma la sua posizione geografica ha facilitato lo scambio culturale con tutto il Mediterraneo.

Come già abbondantemente detto nei precedenti articoli, però, è stata la cultura ellenistica a influenzare i fenomeni antropologici, le credenze e perfino la devozione religiosa cristiana della città, che, in particolar modo, ha risentito dell’ellenismo di origine alessandrino. Questo particolare insieme di tradizione egizia assimilata con la filosofia neoplatonica in voga durante i secoli del dominio di Alessandro Magno, produsse in tutto il Mediterraneo dei culti nuovi che si adattavano non solo all’ecumenismo del grande re macedone, ma anche alla sua idea di tolleranza verso tutte le religioni presenti nel suo impero. Egli, infatti, omaggiava, senza distinzione, senza preconcetti, le divinità assire come quelle greche, promuoveva la costruzione di templi dedicati anche alle divinità più lontane dalla cultura greca classica, un po’ distaccata dal senso religioso degli altri popoli, che non a caso, poneva la sede degli dei su un monte e non in un paradiso oltremondano. Per cui si svilupparono anche nell’Occidente della Roma imperiale e razionale, pragmatica anche nella devozione agli dei, portate dai mercanti orientali dell’ex impero macedone, religioni distanti anni luce dalla cultura sino a quel momento, dominante.

Giunse nell’Impero Romano, ormai in crisi ideologica diremmo, anche il sincretismo religioso, ovvero la sovrapposizione di culti con altri preesistenti, come per esempio, Giove (o Zeus) fu assimilato all’Ammon egizio, o addirittura ad Osiride. E, nello stesso tempo si stabilirono nel vicino oriente le dottrine più vicine all’induismo o sue “antenate” come il giainismo, che furono incorporate, in Mesopotamia con le religioni solari. A loro volta, i culti del dio Sole, si intrecciarono con gli antichissimi riti legati agli dei patroni dei cicli agricoli come Tammuz, o l’antico Adonai, che poi diventò uno dei nomi sacri del monoteismo ebraico.

Uno di questi dei ebbe particolare fortuna in Occidente, Mitra (o Mithra), un nume solare, che, per molte caratteristiche era simile alla figura di Cristo, per cui per una fase storica, almeno un secolo, il suo culto addirittura fu confuso con il cristianesimo. Anzi, secondo alcuni storici, le origini del cristianesimo sarebbero comuni con quelle del mitraismo.

Napoli, città alessandrina, gli dedicò diversi templi. Pochi napoletani, e ancor meno, pochi turisti conoscono il complesso termale afferente alla chiesa del Carminiello ai Mannesi (fig. 1)

Figura 1 – Complesso termale detto del “Carminiello ai Mannesi” (I sec. d.C.)

Eppure si trova in pieno centro storico, accessibile(salvo una vergognosa recinzione eternamente chiusa) da via Duomo.

Si tratta di uno dei rari monumenti romani all’interno dell’impianto urbano di una città moderna. Potrebbe essere fruibile ma non lo è a causa del solito sistema a matrioska delle competenze che mortificano la città da sempre. Fino a una decina di anni fa era addirittura sconosciuto, nessuno si ricordava della sua esistenza, e un clan camorristico ci allevava i cavalli.

Ma messa da parte la polemica, che si fa perché la passione per ciò che si descrive non può prescindere dalla denuncia del degrado in cui versa, torniamo alla funzione del monumento.

Eretto nel I secolo dopo Cristo, è una struttura adibita alle terme, ma, tra gli altri locali, sotto spicca un Mitreo, cioè un luogo adibito ai rituali legati al dio Mitra.

Sono state fatte diverse congetture su altri siti urbani che potrebbero essere stati finalizzati alla venerazione del dio orientale, ma presentandosi, per la maggior parte, senza chiari segni distintivi, quali altari e affreschi, è bene lasciarli nella categoria delle supposizioni, sebbene, l’orientamento dei locali e la collocazione in determinate aree possa far pensare ad una effettiva frequentazione dei suoi adepti.

Un sito di particolare interesse per questo culto è la Crypta Neapolitana (fig.2) un tunnel scavato dai romani nella collina di Posillipo, che si estende per 711 mt. da Mergellina a Fuorigrotta, dove le tracce incontrovertibili del dio sono rappresentate da un bellissimo bassorilievo (fig.3) nel quale viene raffigurato nelle posa classica che lo caratterizza e con gli animali che contraddistinguono universalmente la sua complessa ritualità.

Figura 2 – Crypta Neapolitana a Posillipo

Ma chi è Mitra? Cosa davvero rappresenta?

Procediamo per gradi.

Quando ho cercato di raccapezzarmi nella complessa simbologia del dio persiano (questa la sua origine in epoca alessandrina), mi sono spostato verso l’estremo Oriente e apparentemente la sua mitologia potrebbe assimilarsi a quella di Mitravaruna. Possibilissimo visto che l’Induismo, antecedente al cristianesimo, potrebbe essere entrato in contatto con le truppe di Alessandro Magno che si spinsero fino all’Indo. Ma questa divinità vedica, in verità, pare del tutto distaccata con i rituali misterici di morte e resurrezione intesi come cicli naturali, che è la manifestazione più peculiare del mitraismo. Come dei culti mediterranei suoi contemporanei, vedi Attis in Frigia, e la Cibele orientale, lo stesso mito di Adone, in Grecia.

Il Mitravaruna vedico è una incarnazione di Krishna nella sua accezione di regolatore di eventi astronomici quali la precessione degli equinozi. Forse per questo, per una sorta di moda che ci porta a tutti costi verso la straordinaria cultura orientale, per il metodo interpretativo di alcuni studiosi che ragionano solo per analogie orizzontali, si è, in un primo momento assimilato Mitra persiano al Mitravaruna indiano, rafforzandone la similitudine proprio attraverso gli animali rappresentati nel bassorilievo. Insomma essi sarebbero, secondo questa interpretazione superficiale, i segni zodiacali che si presentano in cielo quando la costellazione del Toro (raffigurato) è interessata dal passaggio del sole. Ma allora Iside e Osiride chiaramente raffigurati a destra e sinistra del dio? E le altre strane allusioni a qualcosa di diverso come il personaggio con la fiaccola?

Figura 3 – bassorilievo raffigurante Mitra, rinvenuto nella Crypta Neapolitana(M.A.N.N.)

Un mito su tutti quelli del Mediterraneo ha influenzato perfino le favole della cultura occidentale ed è forse di origine mesopotamica (dove Mitra è nato), quello di Iside e Osiride, a cui secondo me, le complesse cerimonie ctonie legate al dio fanno riferimento. E già, perché, pur essendo un dio solare, Mitra è venerato nelle grotte! Da sacerdoti di diverso grado e che rivestono altrettante funzioni rituali, come appunto i sacerdoti egizi che spesso si mascheravano da animali legati ad altrettanti principii naturali.

Quindi pare che la lettura astronomica o solo di natura astronomica si disgreghi.

Per cui ricostruiamo innanzitutto il mito di Iside e Osiride.

Osiride, dio della Natura, poi in seguito dio del Sole, sposa la sorella Iside, la Luna ma anche la rappresentazione del potere regale (raffigurata col trono in testa).

Ai due viene affidato il governo dell’Universo, almeno quello visibile. Ma il terzo fratello Seth, viene escluso dalla spartizione.

Geloso del potere di suo fratello Osiride, ma anche della sorella Iside, il dio Seth architetta un complotto contro Osiride.

Durante un banchetto gli offre in dono un sarcofago, dono in grande considerazione per un popolo che ha in altissima considerazione l’aldilà, e lo invita a provarlo. Osiride casca nel tranello e viene rinchiuso immediatamente nel sarcofago da Seth, secondo una versione, tagliato prima a pezzi, e gettato in un fiume sotterraneo.

Iside disperata per la scomparsa di Osiride, si mette alla ricerca dello sposo, lo rintraccia, e lo resuscita attraverso le arti magiche. E, particolare fondamentale per capire il senso del bassorilievo, si congiunge a lui tramite un ramo di vite. E dalla loro unione nacque Horus, divinità a sua volta solare. Il giovane dio, figlio della coppia divina, si vuole vendicare dello zio Seth. Arruola diverse divinità alla sua causa e va in battaglia contro Seth, che aveva dalla sua un altro gruppo di dei avversari di Osiride.

Nel corpo a corpo tra Seth e il nipote Horus, il dio assassino cava un occhio al nipote e nel contempo viene da lui castrato.

Osserviamo il bassorilievo e, alla luce del mito di Iside e Osiride troviamo diverse risposte agli interrogativi iniziali. É, infatti, come se il mito di Iside e Osiride, di origine ancora più antica si sia trasfigurato nell’iconografia del dio Mitra. Come è accaduto nelle iconografie di tante altre divinità nate dal sincretismo di Alessandro Magno. Per cui, ad esempio, come dicevo, Giove è assimilato ad Ammon, o addirittura a Thot, Giunone raffigurata con gli attributi di Iside.

Il dio che è raffigurato col berretto frigio, una evidente deformazione della mitria del faraone (cfr. con il nome Mitra) , sgozza un toro, che viene aggredito da un cane e da un serpente che ne beve il sangue.

Ma la chiavi di lettura sono le due divinità poste in alto, a destra e a sinistra del toro sgozzato, una solare, identificabile con Osiride, e l’altra marcatamente riconoscibile, con i tratti di Iside alessandrina, con la falce di luna e il peplo tipico delle raffigurazioni ellenistiche della dea.

Ora se chiariamo che il toro o il bue Api erano assimilati a Osiride, si illuminano di luce diversa anche gli altri elementi. Il dio Mitra che sgozza il toro è trasfigurazione di Seth che ammazza Osiride. Ma l’assassinio rituale è necessario per la trasformazione della natura, che senza la morte di un principio vitale, non può svilupparne uno nuovo con la rinascita primaverile. Infatti il seme deve morire per dar luogo alla pianta nuova.

Il cane che aggredisce il toro è raffigurato molto similmente allo sciacallo, il dio Anubi, quello che accompagnava l’anima dei defunti, e il defunto era Osiride. Il serpente che rappresenta la legge cosmica che infonde vita, ha bisogno del sacrificio del toro (metafora di Osiride –Natura) per darle modo di rinascere.

E lo scorpione? Secondo, questa chiave di lettura è facile assimilarlo a Osiride e nello stesso tempo, sempre all’azione di Horus che castra lo zio Seth. Infatti un attributo con il quale viene identificata Iside dai suoi sacerdoti è “regina scorpione”. Se teniamo presente che gli scorpioni abbondano su terreni fangosi come quello del Nilo e si nutrono degli elementi in decomposizione dispersi nel fiume, molte cose ritornano.

Resta da spiegare il senso delle altre figure, il corvo, il personaggio con la torcia sollevata, quella con la torcia abbassata.

Basta, a questo punto conoscere il rituale mitraico. Le due figure con le torce rappresentano i dadofori, i numi dell’alba e del tramonto. Il corvo ha una strana connotazione per una semplice devozione. Esso ha a che fare con uno delle tipologie di sacerdoti che si avvicendano nella liturgia mitraica. Infatti vi si avvicendano diversi ranghi sacerdotali in questa sequenza.

  • Corax (il corvo; Mercurio)
  • Cryphius o Nymphus (l’occulto o lo sposo, Venere)
  • Miles (il soldato, Marte)
  • Leo (il leone, Giove)
  • Perses (il Persiano, Luna)
  • Heliodromus (il corriere del sole, Sole)
  • Pater (il Padre, Saturno)

Essi corrispondono a gradi iniziatici e presentano in maniera inquietante eguaglianze nelle fasi alchemiche, caratteristica anch’essa comune con i rituali egizi, nei quali alle divinità corrispondono sempre gradi di trasmutazione dell’adepto.

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Stanislao Scognamiglio

Stanislao Scognamiglio

Stanislao Scognamiglio, presidente dell'Associazione di Studi Tradizionali e Filosofici "Raimondo di Sangro" è nato a Napoli nel 1970. Già tra i fondatori del Centro Studi Scienze Antiche, si occupa di studi esoterici da oltre trent'anni. E specificamente di simbologia ermetica da venti. Inoltre si è specializzato sulla figura di Raimondo di Sangro di cui continua a ricercare gli aspetti meno conosciuti. Ha pubblicato articoli e un saggio sulla filosofia ermetica intitolato "Il pensiero di Ermete Trismegisto" distribuito on line.