Hello DaD! La didattica a distanza non funziona

È finita la scuola oppure la scuola è finita? Della DaD (didattica a distanza) adottata e rilanciata con enfasi nel periodo d’isolamento imposto dal lockdown, ultimamente si sente parlare spesso ma in termini negativi. Oltre alla circostanza per la quale i docenti potrebbero diventare semplici impiegati nelle “mani” dei dirigenti scolastici, esponendo la scuola stessa a un grave vulnus pedagogico, per contro il sistema di teledidattica sembrerebbe creare anche un altro tipo di effetti, questa volta sugli studenti.

Da tutta Italia giungono testimonianze circa episodi che interesserebbero gli alunni, molti dei quali sarebbero stati lasciati a loro stessi, a casa per l’esattezza, per le mancanze tecnologiche che interessano lo stivale, da nord a sud. Nella capitale, per esempio, si sono registrate situazioni d’insufficienze riconducibili alla tecnologia utilizzata e alla copertura (da più parti come le scuole, compreso il Ministro Azzolina, invece sono sistematiche le dichiarazioni secondo cui la piattaforma, al contrario, funziona). Roma, tuttavia, non è la sola città a registrare impedimenti di accesso a GSUITE da parte degli studenti, e proprio dalle scuole alcuni bambini sono stati, per così dire, lasciati indietro.

Ancora non è chiaro il motivo dei numerosi mancati accessi – costanti e permanenti. Per ovviare al problema, diversi docenti hanno preferito organizzare video chiamate su whatsapp, cercando di diminuire lo stress per gli alunni e per loro ma evidentemente non ci sono riusciti del tutto. E gli episodi di una “scuola cattiva” giorno dopo giorno oltre a rincorrersi, palesano un deficit dell’infrastruttura.

Vicende di bambini, specie delle medie, che prendono note sul registro elettronico, perché la connessione sparisce o s’interrompe spesso oppure perché contemporaneamente si collegano, sulla stessa linea, più persone (per lo più fratelli), in zone non coperte totalmente dalla fibra, si scontrano con l’esigenza dei genitori di collegarsi in smart working; e ciò avviene solo alla fine delle lezioni, dopo le 18. Abbiamo dato per scontato che in ogni abitazione ci fosse un pc e un buon collegamento e genitori in grado di supportare i propri figli nelle esigenze tecniche di un lockdown inaspettato. Ci sbagliavamo. Il “nessuno resterà indietro” in questi giorni di critiche continue al DaD, sta manifestando la sua forma di mantra privo di sostanza.

Ischia non è da meno e i giudizi che contraddicono la piattaforma DaD e le dichiarazioni su una scuola più vicina agli alunni, non la escludono dalla lista di luoghi in cui persistono denunce di malfunzionamenti. Come per altri luoghi del Paese, le zone coperte dalla rete internet – tanto dalla fibra quanto da un collegamento veloce – sono ancora poche.

La storia del piccolo Daniel, studente dell’istituto d’istruzione primaria Onofrio Buonocore, è simile a molte altre sulle quali andrebbe calato un velo pietoso. Dal 22 aprile, in pieno periodo di sconvolgimento delle lezioni, le “presenze” dello studente sono state sporadiche proprio a causa dei problemi di accesso e connessione alla piattaforma GSUITE, utilizzata dalla scuola. Sono state numerose le comunicazioni all’Istituto scolastico da parte della famiglia che di fronte alla poca reattività della scuola e per garantire il diritto all’istruzione del figlio si è rivolta allo studio legale di Ischia, Bernardo.

L’ultima diffida inviata il 25 maggio scorso, comunicazione indirizzata anche al Ministro della Pubblica Istruzione, è solo una parte della serie di botta e risposta tra i legali della famiglia Maria. Alle richieste dei legali di «predisporre idoneo piano didattico personalizzato di recupero per l’impossibilità di seguire le lezioni dal 22/04/2020 a oggi non avendo, di fatto, il minore svolta alcuna attività dalla suddetta data e voler provvedere alla modifica delle assenze annottate al piccolo Daniel, indicando che lo stesso non era assente ma impossibilitato alla connessione per problemi non imputabili allo stesso» sono seguite le repliche da parte del dirigente che ha risposto agli avvocati comunicando di aver incaricato «l’assistente tecnico della Scuola di prendere contatti con i suoi assistiti per una nuova verifica della correttezza del collegamento».

Allo stato attuale, come scrivono i legali che seguono il caso, «si pone il problema di come far recuperare le lezioni perse per impossibilità non imputabile al minore ricordando che il piccolo Daniel dal 22/04/2020 è riuscito a seguire unicamente poche ore di lezione e ciò ha comportato l’impossibilità di svolgere i compiti assegnati.

La problematica è stata risolta parzialmente solo in data 28/05/2020 e quindi a meno di una settimana dal termine dell’anno scolastico con gravi ripercussioni sull’istruzione e del minore e si presume anche sui risultati scolastici». Il dubbio resta. E Daniel potrebbe rischiare di perdere l’anno a causa dei problemi di accesso alla piattaforma che non gli hanno permesso di seguire le lezioni. Magari, chissà, la scuola nel valutare la circostanza non sarà disponibile a “lasciare qualcuno indietro”.

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Redazione

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