RISPOSTA AI LETTORI / ‘O bbuono e ‘o mmalamente, parte due

RISPOSTA AI LETTORI / ‘O bbuono e ‘o mmalamente, parte due

di Domenico Casolaro

Hanno confessato, tra le lacrime, i colpevoli della rapina di Gianni, il rider colpito a Capodichino

Il branco composto da sei persone, quattro dei quali minorenni, erano tutti residenti del rione dei Fiori a Secondigliano, meglio conosciuto come “terzo mondo”, il feudo di quello che era il clan di Lauro. Parliamo di ragazzi cresciuti in quartieri dormitorio a ridosso di una grande città senza servizi, senza posti di svago, senza nulla. Inutile ribadire che queste problematiche non accadono solo fa noi ma in tutte le grandi metropoli. Sulla base di questo fatto di cronaca ieri avevo scritto un articolo, senza nessuna pretesa di avere la veritá in tasca, dove invitavo a riflettere sul perché accadono queste azioni e di come spesso commenti giustizialisti affrettati e dettati dall’onda emotiva, non inquadrano la realtà che é molto più sfumata di quanto possa apparire. Proviamo un attimo ad approfondire entrando nel merito del fenomeno. La prima cosa di cui prendere atto é che non é un qualcosa che é capitato solo oggi, così come non sono nuovi i dibattiti sulle misure da intraprendere per arginare il fenomeno della delinquenza soprattutto minorile ( si parla di togliere la patria potestà dei genitori). Basta, ad esempio, un utilizzo continuo della violenza in famiglia, un padre che picchia moglie e figli oppure una famiglia che vive di introiti legati al malaffare. Quando i ragazzi sono costretti a vivere in contesti del genere fuoriesce un “riflesso condizionato”, cioè quello di identificarsi fuori la famiglia con una grande volontà di emergere e che non passa solo per le scarpe di marca (cultura dell’apparenza per cui se non sei un VIP non sei nessuno), ma anche per la capacità di mostrare la spavalderia. Ai ragazzi che sono capaci di compiere azioni barbare come quella accaduta al malcapitato rider, manca una cosa fondamentale: la capacità di giudizio o meglio manca la valutazione critica di cosa sia il bene e il male per se stessi e per il prossimo. Per cercare la veritá risultano utili le parole di Luigi Giuliano, che in una intervista apparsa nel 2017 dichiaró:. “A Forcella spacciano padri e madri. Trasmettono questi valori ai loro figli, che non possono far altro che crescere delinquenti, nell’odio e nella paura. Quando ci sono questi presupposti bisogna togliere i figli alle famiglie. Solo così possono salvarsi. I figli dei camorristi quasi sempre diventano camorristi. Quando entri nel mondo della violenza fin da piccolo, anche la faccia ti cambia. Non riesci a sorridere, stai sempre arrabbiato.”

È indicativo il fatto che proprio un boss di camorra riesca ad interpretare così bene una parte di quella società che ha contribuito, senza dubbio, a formare. Eppure non possiamo che chiudere gli occhi rassegnati e dire che aveva ragione. E la ragione, quando la si dà ai criminali, fa rabbia.

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Redazione

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