I tuoi capelli, la tua tribù
Don Cristian Solmonese
I tuoi capelli sono la tua tribù, il tuo distintivo, il tuo documento d’identità. L’ha detto pure lo scrittore Douglas Coupland ma probabilmente l’umanità nuova ha tratti più profondi. Nei rigori di gennaio la moda delle teste rasate è in crisi, ma per molti ha resistito tutta l’estate e anche ai primi freddi d’autunno.
Quest’estate è così bello tagliarsi tutto, talora perfino con il rasoio. Niente a che fare con le famose teste rasate di alcuni anni fa che ostentavano teste lucide con intenzioni politiche, gesta violente, proclami razziali e idee farneticanti. Ce ne sono di ogni tipo: capelli lunghi, anzi lunghissimi; capelli corti, abbondantemente trasudanti gel. e, capelli con una coda, evidenziata da nastro artistico, non proprio lunga come quella della ragazza della “lovable” che faceva concentrare l’attenzione sull’intimo; capelli cortissimi e una sfumatura altissima a caschetto ribelle con ciuffo al vento.
Ma non è ancora finita: esistono i capelli alla Punk, tenuti ispidi probabilmente con la chiara d’uovo, dai colori più impossibili e innaturali: non è la solita tinta per apparire biondi o mori, ma un’opera d’arte di Picasso. Ogni tanto appare un codino che si insinua nella camicia. Sull’altro versante appaiono treccine afro, di arruffamento e artistici, i boccoli, le selve, i richiamati (tettoie di france). Dice a riguardo l’eroe di “generazione Shampoo” uno dei ragazzi di Douglas Coupland, che i tuoi capelli sono te, la tua tribù, il tuo distintivo.
I capelli sono il documento d’identità; quello che hai sopra la testa dice cosa hai dentro. Ho chiesto a un ragazzo che non riconoscevo più tanto era cambiato; molto utile dice il ragazzo senza capelli, cosi non mi pettino. Un altro mi dice che togliendoli anticipa i tempi e così vedere che effetto fa. Un terzo ragazzo mi dice che per fare questa operazione occorre avere una bella faccia che risalta per sé stessa.
Ognuno può tenere i capelli suoi, le sfumature sue, il taglio suo. Ho imparato che i giovani in due cose vogliono essere assolutamente indipendenti: non devi privarlo del massimo della libertà del taglio dei capelli e sulla cura della pelle e del viso. Sono territori franchi anche per la mamma più ossessiva. Ma io voglio tentare qualche provocazione.
Il taglio dei capelli è segno di appartenenza, se non ad un gruppo definito, almeno ad un gruppo di tendenza, di svago, ad una compagnia che si organizza il tempo libero. Èun bel vantaggio avere i segni di riconoscimento, ma non lo è più se il taglio è diventato il segno di un’ideologia che ti toglie la libertà. La necessità principale di un giovane di oggi e di sentirsi rappresentato, di sentirsi sdoganato dalle varie situazioni di difficoltà, dalla solitudine.
Se il taglio ti aiuta in questo, può essere bizzarro finche si vuole: è importante sentirsi qualcuno. Nella Bibbia ci sono molti accenni ai capelli. Sansone aveva la forza nei capelli perché aveva promesso al Signore di non tagliarli mai: glieli ha tagliati la ragazza vendendolo con l’inganno ai Filistei, ma soprattutto disprezzando la promessa che aveva costituito la vita stessa di Sansone. Il figlio di Davide, Assalonne, fuggendo in guerra si è impigliato con i capelli nei rami di una grande quercia e un soldato lo ha trafitto.
Il Vangelo parla dei capelli per quantizzare l’amore di Dio: Dio conosce anche il numero dei nostri capelli perciò non abbiate paura! E se, provocati anche da queste parole, la ricerca della nostra identità si fondasse su segni più profondi? Con i capelli puoi giocare quanto vuoi, tagliandoli o lasciandoli crescere, ma la nostra identità ce la dobbiamo costruire dall’interno, dobbiamo allenarci a percepire una forza interiore che delineano i tratti profondi di una nuova umanità, l’umanità di Gesù. È la forza dello Spirito, che quando spira nella tua vita scompiglia non sono i capelli.

