La pietra “cantante” di Casamicciola

La pietra “cantante” di Casamicciola

Esiste un filo sottile e poco conosciuto che collega la nostra bella isola alla gelida Danimarca, questo collegamento così improbabile passa attraverso lo scrittore Jörgen Vilhelm Bergsoe.

Figura romantica di fine ‘800, si formò come entomologo all’università di Copenaghen nel 1843. Pochi anni dopo la sua specializzazione decise di abbandonare la strada intrapresa per diventare uno scrittore itinerante.

I viaggi più prolifici in per la sua produzione letteraria furono quelli trascorsi nel Bel Paese, una reminiscenza del tanto compianto Grand Tour settecentesco.

E proprio come accadde per il Grand Tour, che i giovani intellettuali europei intraprendevano come “percorso iniziatico” alle meraviglie artistiche e paesaggistiche della nostra Europa, anche Bergsoe fece dell’Italia materia centrale dei suoi viaggi e dei suoi scritti.

Ischia, ed in particolare il comune di Casamicciola furono spesso visitate dallo scrittore che mai parco interrogava gli abitanti dell’isola in merito ai miti e alle leggende tramandate oralmente da secoli,in quelle terre ancora velate di mistero.

Nel suo scritto Novelle Italiane troviamo un estratto chiamato “La pietra cantante di Ischia”, in esso viene descritta una intrigante vicenda che riguarda le note scorrerie dei saraceni sull’isola verde, di come il capo saraceno stabilì il suo quartier generale su quel che oggi è chiamato Monte Tabor a Casamicciola, toponomastica ereditata dallo stesso re saraceno Ebin il Tabor.

Il capo saraceno inflisse gravi soprusi agli abitanti dell’isola,uno tra tutti il del taglio sul viso a cui furono sottoposte molte giovani ragazze ischitane, per tema che vi potesse essere una giovane più bella della eburnea figlia del re, Maila.

Non passò molto tempo dall’ennesima vessazione che i giovani ischitani, memori di titaniche gesta ancestrali imbracciarono le armi e posero la fortezza di Ebin sotto assedio.

Si narra che al seguito dei saraceni vi fosse un misterioso mistico venuto dall’estremo oriente che proprio al culmine della battaglia, rifugiatosi sul tetto con il re, circondati dalle fiamme egli formulò un potente incantesimo che provocò il collasso del castello stesso, che a sua volta venne letteralmente inghiottito dalla terra dando origine alle sorgenti termali del Castiglione.

Borgsoe ci racconta di come al posto del castello oggi si erga una grossa roccia che richiama proprio l’aspetto di un guerriero saraceno ammantato nel suo Aselham.

Lo scrittore danese per voce degli anziani isolani prosegue descrivendo l’arrivo di un nuovo capo saraceno, questa volta stabilitosi in quel che oggi è il comune di Forio.

Il nuovo arrivato deciso a vendicare lo scomparso Ebin il Tabor, iniziò un sistematico sterminio della popolazione.

L’impudenza e i disordini causati dai musulmani attirarono l’attenzione di un esercito cristiano stanziato a Sorrento, che prontamente si imbarcò per difendere i loro fratelli nella fede.

Dopo una breve caccia ai saraceni i cristiani ingaggiarono battaglia, riuscendo ad accerchiarli in località Perrone, fu’ a quel punto che i saraceni decisero di ritirarsi in una delle numerose conche naturali che caratterizzano il paesaggio casamicciolese, così da poter evitare accerchiamenti e meglio difendere i fianchi della proprio armata.

I cavalieri cristiani a loro volta si accamparono  in una piccola valle nei pressi dell’imboccatura della conca scelta dai musulmani, essendo essi a conoscenza delle limitate risorse che il territorio potesse offrire agli stranieri in quella zona, certi di riuscire infine a vincerli per fame.

Vennero poste sentinelle nei pressi degli accessi della formazione naturale e per sei lunghi giorni nulla si mosse.

Il sesto giorno una fitta nebbia si alzò, impedendo ai cavalieri di vedere alcunché, dove la vista fu inutile, l’udito dei cavalieri carpì subito uno strano ed acutissimo ronzio provenire dalla conca occupata.

Il misterioso suono perdurò per tutto il giorno e la notte, accompagnato da rumori metallici “come un tintinnio di spade”.

Poco prima dell’alba uno spettrale silenzio si impadronì della zona, furono avvistate sopra la conca strane formazioni “fumose” simili a cavalieri galoppanti nel vento, in direzione del monte Epomeo.

I cristiani più arditi decisero di inerpicarsi sul sinuoso sentiero che conduceva alla conca, così da far luce sull’accaduto, ma quel che trovarono fu’ solo una maestosa roccia che richiamava l’aspetto di un guerriero saraceno, circondata da caldissime sorgenti termali. Nello stesso momento, in lontananza il Vesuvio scatenava la sua forza in una violenta eruzione.

Gli anziani dell’isola raccontarono a Bergsoe come la “pietra cantante” inizi a “cantare” proprio quando eruzioni vulcaniche e terremoti sono alle porte.

E’ possibile visitare la pietra cantante, è ancora li’, nascosta dalla vegetazione ed immersa in un silenzio innaturale.

Speriamo resti silenziosa ancora a lungo, custodendo nel suo silenzio uno dei tanti suggestivi segreti della nostra isola.

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