Morire di buonismo

Morire di buonismo

L’Italia è l’unico paese al mondo che propone la quarantena volontaria. A conti fatti tutti quelli che sono tornati dalle zone a rischio da fine gennaio, hanno avuto una proposta di quarantena: “Se volete mandare i figli a scuola, mandateli. Se ritenete che non sia una buona idea allora evitate”.

Idee prive di senso, in nome di un buonismo pericoloso. Come le cene organizzate proprio in Lombardia dal PD. Cene solidali con la comunità cinese che adesso sono sparite, proprio in quella Regione, oggi focolaio di quel che appare un’inarrestabile epidemia.

L’unico paese al mondo a fare del buonismo un’arma da utilizzare contro se stessi, nell’ilarità delle altre nazioni, l’Italia. Il nostro sistema sanitario è tra i migliori del mondo, ed è probabilmente vero. Il merito è da attribuire interamente alla capacità e alla professionalità del nostro personale, medici e infermieri, che nonostante le strutture in alcuni casi fatiscenti, la scarsità di fondi e l’imperante burocrazia riescono ad ottenere primati importanti.

Il sistema sanitario nazionale si pone al quarto posto al mondo per efficienza ma ottiene l’ultimo posto in tutto l’Occidente con una spesa di 2700 dollari pro capite. Un sistema sanitario con una vera e propria tradizione di servizio pubblico ma che ormai va privatizzandosi in modo inesorabile. Secondo Marco Vecchietti, amministratore delegato di RBM Assicurazione Salute «La spesa sanitaria privata media per famiglia ha raggiunto quota 1.437 euro.

Nella maggior parte dei percorsi di cura, gli italiani si trovano a dover accedere privatamente a una o più prestazioni sanitarie. La necessità di pagare di tasca propria cresce in base al proprio stato di salute (per i cronici la spesa sanitaria privata è in media del 50% più elevata di quella ordinaria) e all’età (gli anziani spendono il doppio della media)». Il CENSIS ha rilevato che 7 italiani su 10 hanno pagato di tasca propria le prestazioni sanitarie.

«Di questi – continua Vecchietti – il 70% ha acquistato farmaci, il 60% ha pagato visite specialistiche, il 50% ha prenotato analisi in laboratorio e il 40% ha speso per protesi odontoiatriche. Il risultato è che nel 2017 si sono indebitati 11 milioni d’italiani per accedere alle cure necessarie». Una pressione economica che cresce nel tempo, e in modo esponenziale. Basti pensare che dal 2013 a oggi sia aumentata del 9.6% e le cifre ovviamente lievitano se ci sposta nel Meridione d’Italia. Per non parlare dei posti letto in terapia intensiva che gli ospedali italiani possono offrire, sono 12,5 su 100.000 abitanti, come indicato dal grafico di springerlink.com (figura1).

Figura 1

La sanità Italiana è sotto sforzo da anni, con tagli sempre più frequenti. Questo è lo scenario che accoglie il temuto Coronavirus nel nostro paese, che in maniera dirompente ha messo l’Italia al terzo posto in quanto a contagiati sulla scala mondiale. Le nostre strutture ospedaliere saranno in grado di sostenere il peso di una pandemia? Non siamo la Cina e nemmeno la Francia.

In questo momento abbiamo centinaia di migliaia di pazienti ricoverati per un numero infinito di malattie, gli ospedali sono già oberati, i posti letto scarseggiavano già prima dell’avvento di questa minaccia invisibile, se questa non arresterà il suo corso, andremo incontro a una crisi sanitaria e di conseguenza economica mai conosciuta prima. Come siamo arrivati a questo punto? Il ministro Speranza ci ha rassicurato come un mantra che le misure preventive adottate erano le migliori del mondo.

Siamo stati l’unica nazione d’Europa a chiudere i voli provenienti dalla Cina, una manovra che non solo, a quanto pare, non è servita visti i risultati, ma ha deluso sia i politici cinesi sia gli stessi cittadini, alimentando un sentimento poco costruttivo per i preziosi scambi commerciali tra i due paesi. Un “blocco”, sembrerebbe fittizio, poiché facendo un semplice scalo verso un’altra meta, si poteva raggiungere l’Italia.

Sono dinamiche semplici oltre che intuibili. Che il Ministro della Salute non ci sia arrivato, ci preoccupa profondamente. Qualche giorno fa il Premier Giuseppe Conte si è dichiarato sorpreso dall’incredibile picco raggiunto dal virus in poco più di 48 ore. Se lo è lui, noi non lo siamo per niente. Siamo invece più che coscienti della tipologia di potere che “rappresenta” tutti noi. In Europa già si paventa l’idea di chiudere le frontiere con l’Italia.

L’Austria ha fermato la circolazione ferroviaria al Brennero per qualche ora, tutto rientrato dopo che la polizia ha schedato e controllato tutti i passeggeri diretti a Innsbruck. Stesso tono dalla Romania che ha vietato l’ingresso, a Veneti e Lombardi. Mentre in Italia gli abitanti delle due regioni più produttive prendono d’assalto supermercati e farmacie, (tra le pochissime attività commerciali rimaste aperte dopo l’ordinanza del governatore Attilio Fontana), anche le scuole resteranno chiuse, e gran parte degli esercizi pubblici, almeno fino al 1° marzo. Per la prima volta in 75 anni il Carnevale di Venezia è stato annullato, così come altri festival, spettacoli ed eventi sportivi.

Tutto fermo, in un clima surreale. Sull’isola d’Ischia i sindaci hanno deciso di vietare lo sbarco ai turisti lombardi diretti sull’isola verde, ordinanza annullata dal prefetto di Napoli Marco Valentini perché “illegittima”.

Azione che ha provocato l’ira e la paura degli isolani, i cui effetti sono già visibili, come dimostrano i tanti video di proteste allo sbarco dei bus turistici sull’isola. Non tutte le notizie sembrano essere negative.

Tra i vari pareri discordanti che in questi giorni infuriano forse anche più del temuto virus, sembra essercene anche uno che fa sperare per il meglio. L’OMS ha affermato che tra i malati c’è una stima di ripresa che si aggira sull’80%, ricordando però che i dati sono provvisori per fare stime precise pur restando cautamente fiduciosi.

Lo scenario si presenta pesante, ci sentiamo di ringraziare i nostri rappresentanti e garanti politici dalla mentalità sempre più aperta, tanto liberale da permettere l’ingresso sul suolo italiano a chiunque e a qualsiasi cosa, malattie pandemiche comprese.

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