Trafficanti di virus

Trafficanti di virus

L’attenzione mediatica, spesso sfociata in psicosi collettiva, verso il rischio del contagio da coronavirus che sta caratterizzando queste settimane fa tornare alla mente quell’inchiesta internazionale che qualche anno fa svelò un traffico clandestino pericolosissimo.

Parliamo delle indagini aperte dalle autorità americane e poi condotte dai Carabinieri sul contrabbando di virus. Probabilmente come il coronavirus. Ceppi di malattie trasportate clandestinamente in provetta tra un continente all’altro senza alcun controllo né precauzione, anzi senza alcuno scrupolo di dirigenti di Case farmaceutiche e ricercatori, che si scambiano tali potenziali “bombe” sanitarie.

Già allora l’Italia si rivelò essere uno snodo nevralgico in questo traffico internazionale dove si incrociano in un groviglio complicatissimo, dove è difficile distinguere il lecito dall’illecito, negli interessi collegati tra le case farmaceutiche e le autorità pubbliche che dovrebbero testare e autorizzare i medicinali prodotti dalle prime.

Il rischio venne ipotizzato proprio dai Carabinieri: quello cioè di un vero e proprio affare delle emergenze sanitarie, in cui si ingrandisce il pericolo di diffusione di epidemie per poi far scattare i provvedimenti delle autorità sanitarie. E magari poi vendere profumatamente il vaccino.

Un meccanismo pericolosamente cinico diretto a far girare cifre astronomiche per le aziende farmaceutiche. Al punto da far ipotizzare che tali virus che infettarono gli animali da allevamento dell’Italia settentrionale fossero la conseguenza delle oscure manovre di chi trasforma l’emergenza sanitaria in un business.

Anzi, vere e proprie organizzazioni criminali sono state scoperte negli anni dai nostri investigatori che tramite agganci arrivavano anche all’interno delle istituzioni amministrative. Spesso, gli Stati acquistano vaccini per centinaia di milioni di euro, che magari restano inutilizzati, ma intanto c’è chi costruisce enormi fortune sulle epidemie paventate o mediaticamente amplificate.

E allora, venendo al caotico presente, chi potrebbe escludere che questa epidemia di Coronavirus non sia una conseguenza del continuo flusso d’affari che le case farmaceutiche mettono in moto con le conniventi complicità di ricercatori senza scrupoli? Il confine tra legalità e crimine in questo frangente è pericolosamente sottile, e i fatti di cronaca di questi anni dimostrano che non si tratta di vano complottismo, ma di episodi reali. Il Coronavirus, al di là dei vari aspetti sanitari e mediatici ancora da approfondire, può e deve essere l’ennesimo campanello d’allarme per non far abbassare la guardia nella lotta al traffico illecito di virus e alla enorme galassia di affaristi criminali che gravitano intorno ad esso.  

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Gigi Lista

Gigi Lista

Sono un attivista a difesa dei territori e la cultura millenaria delle nostre identità. Il mio sentimento antisistema mi ha portato a sviluppare dei canali per creare piattaforme d'informazione libera che possano battere colpo su colpo contro le infamie e la disinformazione mainstream. Combattere è la mia vita, insorgere è giusto!