Il razzismo non è nel nostro DNA, cosa che non si può dire di altre regioni
La differenza è stridente, ma mostra due diversi modi di reagire alla realtà. La prima foto è stata scattata in Veneto, dove un ragazzo cinese è stato picchiato senza motivo in un bar per il clima d’odio causato dalla paura del contagio da coronavirus, senza che nessuno intervenisse in difesa o per soccorrerlo.
Zhang, trentenne italiano aggredito in un bar in provincia di Vicenza aveva raccontato nei giorni scorsi la sua allucinante disavventura: «Ero entrato nel bar del rifornimento di benzina per vedere se fosse possibile cambiare con tagli più piccoli una banconota da cinquanta euro.
La barista, però, vedendomi, mi ha detto subito “Hai il coronavirus, tu non puoi entrare!”. A quel punto un ragazzo, che si trovava seduto all’interno, si è alzato e, dopo aver afferrato una bottiglia di birra che era sopra il tavolo, me l’ha rotta in testa». L’altra foto è stata scattata a Napoli, dove si vede un ragazzo cinese, in mezzo ai tifosi partenopei, esulta per il gol di Mertens contro il Barcellona in un clima gioioso, di festa.
Lo stridente confronto mostra che il vero nemico da combattere è il razzismo, padano o di qualunque altra origine. Napoli e l’Italia meridionale sono e restano punti di riferimento dell’accoglienza e della condivisione contro il razzismo che da strisciante è diventato più volte esplicito in questi tempi dominati dalla paura del diverso, di ciò che non si conosce o che non si vuole conoscere.
L’unico contagio che cerchiamo è quello della convivenza civile, che dall’Italia meridionale può e deve contagiare tutto il resto del Paese contro coloro che approfittano della psicosi-virus per dare libero sfogo al più becero razzismo.
Napoli, dunque, come esempio da irradiare per illuminare questo momento oscuro, dove sciacalli fino a ieri dichiaratamente secessionisti cercano di approfittare della paura per il proprio tornaconto politico. Napoli, come diga contro il razzismo e contro la blasfema cultura della divisione, del rancore, dell’ignoranza.

