Mascherina, candeggina e Amuchina

Mascherina, candeggina e Amuchina

Vache e’ Press – Riflessione express

Tutto quello che gira intorno al coronavirus è un numero, un grano di un rosario che disegna e circonda l’essere umano nella paura, nell’isteria di massa, in una fossa. Si corre al supermercato, lo si svuota di contenuto e non ci si attiene a quello che rappresenta poi il valore più importante da considerare: precauzione e collaborazione. 

Queste due parole hanno un peso universale. Significano rispetto e cautela, verso se stessi e gli altri. Eppure quello che impera come al solito è il valore materiale di aggressione, di possedere le provviste per una sopravvivenza infinita, per cui si compra, si acquista la sicurezza di non far parte di questo mondo. Si devono ammalare solo gli altri! 

Allora compro la mascherina e respiro in tranquillità fuori dall’orbita altrui. Sono solo, sono contento. Nella bustina di plastica, chiusa e conclusa nel mio zaino, metto gli alimenti, quelli più succulenti a cui non devo mai rinunciare. Inoltre, sempre per tutela e cautela, acquisto l’Amuchina, la candeggina, quella fonte di sicurezza, di cura eterna che mi termina, ancora una volta, in quella sensazione e dimensione materna. Si mamma lotta per me, per la mia difesa, in questo mondo che non mi capisce e che insiste a rendermi insicuro nell’offesa.

Allora lo Stato, il Governo non servono a tutelarmi da questa nuova arma che proviene dall’interno: immune ai controlli perché altrimenti controllata, incubata, sfuggevole agli aeroporti, agile nei porti.

Non esistono più le guerre di una volta, quelle visibili su di un campo di battaglia! Adesso la morte può disseminarsi dappertutto, in tutto il mondo, partendo persino da Battipaglia. Nord e sud si rincorrono in colpe: Chi è stato? Ditemi il vero! Chi è il paziente zero? Sindaci e prefettura propongono a Ischia la cura: chi di noi ha la pelle più dura? America, Russia e Cina, chi di loro ha deciso del mio destino, condizionato il mio mondo con una pandemia che – finalmente – mi dichiara la sua isteria? Sono calmo, sono tranquillo: guardo male i cinesi, a volte anche i giapponesi, i veneti e i lombardi. Sono fuori dai giochi, sapendo che – dopo aver acquistato tutto – noi esseri umani siamo solo un pò egoisti e un pò codardi.

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Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli: Dottorato di ricerca in filosofia morale presso la facoltà di filosofia di Friburgo Albert-Luedwigs Universitaet. Scrittore e divulgatore filosofico, fonda e dirige da sei anni il festival internazionale di filosofia di Ischia e Napoli. Lavora con le istituzioni del territorio nazionale in campo amministrativo e scolastico sul concetto etico di appartenenza e cultura delle identità globali.