I misteri del COVID-19. Che ne sarà di noi?
Mancano purtroppo i casi zero. Dei primi tre focolai in Veneto e di quello in Lombardia non si riesce a ricostruire l’origine, cioè il contatto di almeno un malato con qualcuno tornato dalla Cina.
Coronavirus è arrivato in Italia e a fronte dell’aumento esponenziale dei casi di contagio al Nord, le autorità sanitarie non sono ancora riuscite a individuare il cosiddetto paziente zero, la persona che avrebbe avuto contatti con la Cina diffondendo così il virus.
Aiuto! Sono solo alcuni, che parlano di una malattia solo un po’ più grave dell’influenza. Il virus stagionale ha un impatto che viene diluito perché c’è una parte della popolazione già immunizzata, visto che si è ammalata negli anni precedenti, e perché ci sono tanti vaccinati. Il coronavirus invece si diffonde in una popolazione vergine, che non lo ha mai incontrato. Anche questo sembra un mistero.
Bisogna evitare che si diffonda e comunque prepararci a raccogliere un’onda anomala. Il nostro sistema sanitario deve dimostrare che è pronto ad affrontarla e i cittadini devono stare tranquilli.
Tanto più che adesso si diagnosticano molti casi perché è partita una campagna a pro di tamponi. Si osserva infatti un aumento esponenziale dei casi perché oggi lo stiamo cercando. Se iniziassero a fare tanti test, anche in Germania e Albania o in altre parti del mondo probabilmente salterebbe fuori un gran numero di casi. I virus respiratori non hanno confini. Forse in Italia c’è già stato in passato?
Ma c’è un altro aspetto interessante che sta venendo fuori, cioè la presenza di persone asintomatiche con sintomatologia lieve. In un periodo influenzale come questo l’allarme scatta solo per i casi più gravi e ci sono moltissime persone a casa per la malattia stagionale sulle quali non si fanno indagini! Come mai?
Anche per questo il coronavirus forse è stato intercettato dopo settimane dal suo arrivo.
Il pericolo sicuramente è tra gli asintomatici. Di certo stanno avendo un peso nella diffusione e si tratta di persone certamente meno contagiose ma anche meno inclini ad avere comportamenti protettivi nei confronti degli altri. Sicuramente sono tante. Proprio di quelle dobbiamo preoccuparci.
Al momento si osserva una mortalità di poco sopra il 2 percento, la maggior parte persone anziane con patologie pregresse. Ma nelle aree italiane colpite il rischio di infezione può essere alto e per questo i residenti devono seguire le raccomandazioni delle autorità, compreso il non frequentare luoghi affollati. Nei luoghi affollati, oltre a lavare sempre le mani, è sempre bene tenere una distanza di uno o due metri tra gli individui per evitare il contagio.
Però ci poniamo una domanda. Come mai sono state chiuse solo le scuole e le Università? Come mai sono ancora aperte le multinazionali e i grandi centri commerciali? Per non fermare l’economia? Si pensa quindi all’economia? E chi pensa alla salute degli esseri umani se il virus è in piena diffusione?
Anche il ruolo di internet è pressoché finto e illusorio per l’infinita specie di piattaforme digitali in grado di riversare al pubblico dominio una densità di informazioni che hanno il ruolo di amplificare il condizionamento umano.
La paura dell’uomo e il suo riflesso nei processi di diffusione e autoconvincimento su qualcosa anche di non dimostrato, fa parte della sua natura, ben oltre lo sviluppo del web e dell’interscambio global.
È anche in virtù di questo che governi e ministeri hanno deciso fin da subito di fare della prudenza il diktat al quale fare riferimento. Se non altro nel prestare orecchio a ogni tipo di contenuto di facile fruibilità, ribadendo la linea guida del fare affidamento ai soli canali ufficiali, oltre che a far uso delle più elementari norme di sicurezza e prevenzione, in attesa che i ricercatori ne capiscano qualcosa di più.

