Divario Nord Sud, di fatto un Paese a due velocità
L’allerta sanitaria di questi mesi ha fatto passare in secondo piano l’iter che dovrebbe portare alcune regioni dell’Italia Settentrionale a ottenere quella che viene convenzionalmente chiamata “autonomia differenziata”.
Un’autonomia fortemente invocata da chi, come la Lega, per decenni ha invocato addirittura la secessione dallo Stato italiano: un attentato all’unità nazionale che non è mai stato ostacolato dalle forze dell’arco costituzionale, consentendo a una forza secessionista di sedere in Parlamento e arrivare al Governo, travestendosi in partito “nazionale” pur di riuscire a raggiungere l’obiettivo.
Quest’obiettivo è un autentico vulnus alla coesione della Repubblica, e presenta così tanti profili di incostituzionalità, che esperti e costituzionalisti li hanno debitamente illustrati, a partire dalla differente applicazione dei principi costituzionali fondamentali sul territorio nazionale, creando cittadini di serie A e di serie B.
Il problema però va a inserirsi su una realtà che già da un secolo e mezzo discrimina una parte del Paese a favore dell’altra,quasi a delineare uno schema secondo cui la parte settentrionale dell’Italia dovesse essere quella “produttiva”, mentre al meridione è assegnato soltanto il compito di “consumare” o al massimo a fornire manodopera a basso o bassissimo costo.
Una vera e propria “colonizzazione interna”, aiutata anche dalla decisione dei vari governi di evitare investimenti in moderne infrastrutture che potessero meglio collegare l’Italia meridionale al resto del Paese.
Di fatto un Paese a due velocità. In questa spaccatura, anche le popolazioni del sud hanno avuto una parte di responsabilità, e adesso, più che rivendicare deleterie autonomie reciproche, è piuttosto l’ora che l’Italia meridionale riprenda in mano il proprio destino: la rinascita passa attraverso la consapevolezza di sé e di quello che si vuole essere.
L’unità d’Italia si raggiungerà soltanto quando le popolazioni meridionali avranno le stesse opportunità e soprattutto gli stessi diritti che la Costituzione, definita come la più bella del mondo, ma che di fatto, come la Salerno-Reggio Calabria, in ampie zone del Paese non ha ancora avuto applicazione effettiva.

