Covid-19, l’età non conta

Sono passati tre mesi da quando nelle case degli italiani si sono fatti largo vocaboli sconosciuti ai più: Wuhan, coronavirus, zoonosi. Nessuno di noi avrebbe immaginato uno scenario simile. Nessuno avrebbe potuto concepire la portata di una catastrofe imminente. Nel giro di pochi mesi ci siamo ritrovati in uno stato d’assedio. Quarantena, pesanti limitazioni delle libertà individuali e soprattutto, quasi 70.000 contagiati e diverse migliaia di morti.

Le opinioni in merito al covid-19 si sprecano. L’Oms rilascia dichiarazioni che cambiano con il mutare del vento. Gli esperti a livello mondiale ci offrono una serie d’interpretazioni totalmente discordanti tra loro. È il caos. La situazione generale non trasmette un senso probabile, a cominciare dai numeri. Basti pensare che il 17,6% dei decessi complessivi è avvenuto in Cina, origine della pandemia.

L’Italia mantiene da giorni il triste primato del 36% dei morti globali. Il 19,5% delle infezioni globali sono localizzate in Cina, mentre il 18,4% è avvenuto in Italia. Per quel che riguarda la letalità della pandemia, il 3 marzo l’OMS ha dichiarato che essa si aggira attorno al 3,5% nel mondo. Ma non in Italia. Nel nostro paese senza nessun apparente motivo si riscontra una letalità pari al 9% circa.

Si ricava osservando le stime quotidiane riportate dalla Protezione civile. A oggi ci sono circa 8360 guariti e 6.829 decessi. Come ormai sappiamo l’epicentro di questa tragica dinamica è la pianura padana. La metà dei 70.000 contagiati si trova in Lombardia. Purtroppo però, grazie all’estrema contagiosità della covid-19, e soprattutto a causa del comportamento irresponsabile di molti italiani, registriamo dati in costante ascesa, in tutte le regioni della Penisola.

Come uccide il covid-19? La malattia può causare una grave forma di polmonite interstiziale, ed è questa a spegnere in modo inesorabile e quasi del tutto arbitrario le vittime. Soggettivo perché a oggi registriamo decessi che in teoria non avrebbero dovuto verificarsi

I numeri

Attraverso i report dell’Istituto Superiore della Sanità l’età media dei deceduti è di 81 anni. In larga prevalenza si tratta di uomini. In più di 2/3 dei casi i pazienti sono affetti da 3 o più patologie preesistenti. Il 42.2% dei decessi si sono verificati nella fascia tra gli 80 e gli 89 anni, mentre 32.4% tra 70 e 79, 8.4% tra 60 e 69, il 2.8% tra 50 e 59 e il 14.1% sopra i 90 anni. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,4. Complessivamente, il 15, 5% del campione presentavano 0 o 1 patologie, il 18.3% ne presentava 2 e il 67,2% almeno 3 o più patologie.

Tra le malattie esistenti più gravi registrate tra i deceduti ci sono per importanza: ipertensione, cardiopatia ischemica e diabete mellito. Sembra insomma che il virus di per sé non provochi la morte in modo diretto. Numeri enormi di positivi al tampone ma del tutto asintomatici non hanno registrato nessun tipo di complicazioni. È da imputare al virus invece l’insorgere di patologie respiratorie gravi che trovano la strada nel solco tracciato da patologie precedenti. Sembrerebbe, dunque, che questa nuova pandemia sia particolarmente pericolosa per gli anziani e i malati. Ma non è così.

Quei decessi senza patologie esistenti

Quei casi che all’inizio facevano pensare a fatalità, non sono poi veramente isolati. La Federazione dei medici di famiglia della Lombardia ha dichiarato che solo nella città di Bergamo, sono stati registrati 1800 trentenni affetti da polmonite. In ascesa anche il numero di deceduti tra i “non anziani” stroncati dalla temuta polmonite interstiziale, causata dal virus. Parliamo di pazienti perfettamente sani. Spesso sportivi e non fumatori.

Come per esempio Emanuele Renzi 34 anni, originario di Cave, nel Lazio. Nessuna patologia esistente, ma deceduto in poche ore dalla diagnosi di polmonite interstiziale. Oppure Christin Kamden Tadjuidje, 29 anni. Studente di origini camerunensi deceduto all’ospedale Cisanello di Pisa. Anche in questo caso nessuna patologia. Stesso caso per Don Alessandro Brignone, sacerdote di 46 anni. Sembra ovvio che la maggior parte delle vittime sia composta di anziani, o da persone con serie quadri clinici. Una riflessione però bisogna farla.

Come sono morte queste persone? È una roulette russa? L’unica certezza in questa triste vicenda sembra essere solo una: non esistono certezze. Gli esperti hanno evidentemente ancora pochi dati per fornire notizie con una base solida. A margine delle pessime scelte politiche di questo governo che si è dimostrato incompetente e poco reattivo dall’inizio di quest’emergenza, crediamo sia necessario continuare a mantenere gli standard di precauzione che ormai abbiamo imparato a rispettare.

Senza precluderci quel minimo possibile di vita all’aria aperta, al sole, quando è possibile e che non guasta mai, elementi fondamentali per il buon funzionamento del nostro sistema immunitario. Infine, resta la certezza che per adesso non possiamo far altro che navigare a vista. Aspettando di ritornare presto a una vita più simile a quella che ricordiamo.

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