Coronavirus, tra mito e realtà
Quando mi capitava di parlare con i miei amici irpini, avvertivo nei loro discorsi una forma mentis comune. C’era un prima terremoto ed un dopo terremoto. C’erano due realtà ben distinte, completamente diverse l’una dall’altra. Una realtà riguardava la vita prima di quel triste 1980, e l’altra l’approccio al periodo post terremoto. Anche se si parlava di tutt’altro, si avvertiva una delle due forme applicate al discorso.
Potremmo fare un altro pratico esempio con coloro che hanno vissuto prima e dopo il secondo conflitto mondiale. Insomma c’è un prima ed un dopo, e sono abbastanza certo che sarà così anche per noi, figli dell’epoca del coronavirus. Mentre conosciamo le tristi vicende che hanno condotto all’originarsi della Seconda Guerra Mondiale, ci sono ancora del tutto oscure quelle che hanno dato il via a questa terribile pandemia.
Viviamo nell’era dell’informazione. Informazione che si sta rivelando sempre più spesso un’arma a doppio taglio. In un mondo dove tutti sono a conoscenza di tutto, dove il sapere è a portata di mano, si rischia di dare origine ad un caos che ci traghetta alla tanto menzionata disinformazione. Risulta davvero complicato (specialmente per coloro che non sono avvezzi alle dinamiche geopolitiche) riuscire a capire qual è la verità, quella autentica.
Sull’origine della Covid-19 ormai si è detto e si continua a dire praticamente di tutto. Dalle più palesemente e stupide tesi complottistiche, a quelle più credibili, passando per la verità “ufficiale” adottata dal mainstream: serpenti e zuppe di pipistrello. Parrebbe infatti, che il tutto trovi inizio nel mercato “umido” di Wuhan, all’interno del quale a ritmo da catena di montaggio venivano abbattuti e consegnati al cliente ogni sorta di animale selvatico.
Esistono però anche altre teorie, che non possiamo far a meno di menzionare. 15 giorni prima dell’inizio della pandemia infatti, 300 soldati statunitensi furono inviati in Cina, in occasione del Military Wars Game. Proprio15 giorno dopo l’evento, viene segnalato il primo caso di Covid-19, nella stessa città di Wuhan. Rispettando tra l’altro le tempistiche di incubazione del temuto virus. Si tratta quindi, di uno degli ennesimi atti terroristici statunitensi? Parliamo forse di un’arma batteriologica utilizzata per tentare di indebolire il Colosso asiatico proprio in un periodo di fortissima crescita di quest’ultimo?
Dopotutto già nel 2013 con l’inizio dell’epidemia di Ebola verificatasi in Africa, vennero segnalate delle teorie che accusavano l’impero U.S.A. di aver bioingegnerizzato il virus dell’Ebola. Il Dr. Broderick infatti, pubblicò sul Daily Observer un articolo in cui accusava pubblicamente la C.I.A di essere l’unica responsabile dell’inizio di quella atroce malattia.
Personalmente non sono molto propenso nei confronti di questa teoria. Per capirci qualcosa però, è fondamentale avere piena visione di tutti i pezzi del puzzle, prendendo in considerazione tutte le dinamiche verificatesi nel periodo pre e post virus. Il 13 di marzo infatti la Cina rilascia una dichiarazione pesante come un macigno: incolpa ufficialmente gli Stati Uniti di aver portato il patogeno in Cina, proprio in occasione delle famose esercitazioni militari.
L’accusa trova solidità nelle dichiarazioni del direttore del CDC statunitense, Robert Redfield che rispondendo ad un’interrogazione parlamentare (video reperibile su YouTube) ammette che negli Stati Uniti si sono verificati dei casi di Covid-19 nei mesi scorsi, fatti passare per semplice influenza.
Il Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, in via del tutto ufficiale ha espressamente richiesto che gli Statu Uniti facciano luce sul paziente 0 nel loro paese, che riportino le date di questi casi di Covid-19 diagnosticati come semplice influenza di cui parlava Redfield, il numero di contagiati ed il nome degli ospedali nei quali sono stati assistiti.
Ovviamente nessuna risposta è pervenuta, per ora. D’altro canto, guardando lo spaventoso numero di contagiati negli Statu Uniti di questi giorni, ed alla fenomenale ripresa cinese, verrebbe quasi da prendere in considerazione la tesi opposta. Insomma un’altra versione della storia. Ovvero di come la dittatura cinese forte del poter attuare misure di contenimento difficilmente immaginabili in occidente, e della propria fenomenale forza lavoro abbia deciso di infettarsi da sola. Provocando danni inimmaginabili al mondo e al mercato occidentale. Anche in questo caso, il tempismo la fa da padrone. Viste le crescenti proteste dei lavoratori in una Cina anch’essa sempre più globalizzata ed occidentalizzata.
Al di sopra dei fumi della geo politica e delle teorie più o meno valide, ci sembra giusto prendere in considerazione anche l’aspetto biologico del coronavirus. Proprio di pochi giorni fa infatti, la dichiarazione del tanto chiacchierato Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano.
Il medico ha dichiarato infatti che il virus non può essere stato creato in laboratorio, perché se così non fosse la mappatura genetica sarebbe stata grandemente semplificata, permettendoci di creare un vaccino. Affermazione basata sul principio di creazione di una malattia in laboratorio, che avverrebbe mischiato patogeni già conosciuti dalla scienza, e quindi facilmente individuabili.
Per contro, il 31 di gennaio l’Università di Delhi pubblicò una relazione riguardante il nuovo coronavirus, e di come questo presentasse degli anomali elementi tipici del virus dell’HIV. Dando prova in questo modo, di un’avvenuta ed effettiva manipolazione genetica al patogeno che sta flagellando il mondo.
Due giorni dopo però, la pubblicazione viene ritirata senza una valida spiegazione, scomparendo nel nulla. Forse l’università è stata ricattata? Forse è solo dietrologia, forse. Fatto sta che ad oggi nessuno si è fatto carico di smentire in via ufficiale i dati della ricerca indiana. Anzi, ad avvalorare questa tesi ci ha pensato il notissimo professore statunitense Francis Boyle.
Parliamo del fautore della legge americana sull’utilizzo delle armi batteriologiche del 1989. In numerose interviste rilasciate nelle scorse settimane, il professore ha dichiarato senza mezzi termini che la Covid-19 è il risultato di una accurata bioingegnerizzazione. Abbiamo preso in considerazione qualche possibile tesi, neanche troppo lontane da una logica più che plausibile.
Nella rete è possibile trovare davvero di tutto. Vi invito come sempre ad usare il cervello, applicando il metodo del “sì, ma alla fine chi ci ha guadagnato?”. È infallibile. Dalla nostra lunga quarantena non possiamo fare molto, ma già noto come quella forma mentis stia iniziando a farsi strada nel modo di parlare di amici e parenti. Il prima del virus ed il dopo virus. Sperando che un “dopo” possa finalmente arrivare tutti.

