Peggior crisi del petrolio dal 1991 ma il carburante non scende. Perché?

Peggior crisi del petrolio dal 1991 ma il carburante non scende. Perché?

Il 14 febbraio scorso, quando l’emergenza Coronavirus era ancora localizzata principalmente in Cina, l’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia) aveva allarmato i mercati affermando che il virus avrebbe avuto “conseguenze significative” sul mercato del petrolio. “Il divieto di viaggiare, il lavoro da casa, le vacanze annullate e le catene di approvvigionamento alterate stanno tutte a significare una diminuzione della domanda di carburante. Mentre la società continua a reagire al virus, la domanda di petrolio continua a diminuire”, scrive invece l’agenzia Bloomberg il 15 di marzo. Già il 9 marzo il petrolio registra, infatti, il peggior crollo dal 1991, con una perdita in borsa del 31%.

Quest’oggi il Brent (petrolio del Mare Del Nord) si è fermato a 33,22 dollari al barile, avendo toccato il suo minimo degli ultimi tre mesi il 30 marzo con un prezzo record di appena 21,9 dollari al barile. Anche il WTI (petrolio del Texas) non fa meglio di 26,57 dollari al barile, con un minimo di 19,56 dollari sempre il 30 marzo scorso. In totale il prezzo del greggio ha perso da inizio anno il 66% del suo valore: un’enormità.

(Quotazioni del Brent negli ultimi tre mesi, in calo)

Tenendo ora presente che nel 2019 la domanda globale di petrolio superava i 100 milioni di barili al giorno e che gli analisti di mercato prevedono un calo della stessa che potrebbe superare i 10 milioni di barili al giorno, vediamo come, in un periodo dove la “dottrina” del consumismo liberista è messa in ginocchio, l’oro nero sembra destinato a non valer quasi nulla per i prossimi mesi.

In questo contesto tutte le più grandi aziende petrolifere al mondo sono in estrema difficoltà e si vedono costrette a rivedere al ribasso le stime di crescita per il corrente anno e a tagliare drasticamente gli investimenti per il futuro. Addirittura, la compagnia italiana Eni ha ritirato la proposta di acquisto di azioni proprie per un valore di 400 milioni di euro.

In tutto ciò vogliamo soffermarci su un aspetto in particolare della questione: i prezzi dei carburanti. Infatti, mentre il petrolio crolla a picco, il carburante, in particolare in Italia, non accenna a una diminuzione del prezzo, se non di pochi centesimi. Se il valore del greggio è diminuito del 66%, la diminuzione del prezzo dei carburanti non supera il 6%. Secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico il prezzo della benzina è sceso del 5,2%, quello del gasolio di circa il 5,8%. La differenza è, dunque, di poco più di 7 centesimi. Perché?

Va detto innanzitutto che nel nostro Paese, il prezzo di benzina e gasolio è legato solo in minima parte al costo industriale (21%) e commerciale (9%) del carburante. Il maggior peso è determinato dalla componente fiscale che vale ben il 60% del prezzo (in particolare pesano le accise fisse), mentre il resto (solo il 40%) è dovuto al prezzo industriale.

Inoltre, come fa notare il Codacons “è opinione diffusa che la mancata riduzione del prezzo sarebbe da attribuire alle politiche commerciali e agli investimenti programmati delle grandi compagnie petrolifere che, alla luce del dimezzamento del valore del greggio, vorrebbero ripartire in parte il peso delle perdite con i consumatori finali”, quindi è evidente che le compagnie in difficoltà stiano in parte speculando pur di non far scendere i prezzi.

Le politiche di ripartizione del costo servono, infatti, proprio a dare spazio a quelle d’investimento, notoriamente di lungo periodo e molto più rigide e per le quali sono previsti, come già detto, ingenti tagli.

Il Codacons ha per questo già coinvolto 104 Procure della Repubblica al fine di avviare indagini per appurare possibili illeciti, ipotizzando reati di aggiotaggio e manovre speculative ai limiti (e forse anche oltre) della legalità.

Ciò detto, mentre la crisi legata al Coronavirus ridisegnerà le dinamiche dell’industria petrolifera, i consumatori già provati dalla crisi economica tarderanno a vedersi tagliati i costi dei carburanti se lo Stato non prenderà adeguati provvedimenti sia nei confronti delle compagnie petrolifere sia per quanto riguarda un’assurda politica fiscale che non vede tagliare le accise sui carburanti dal 1956!

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Marcello De Rosa

Marcello De Rosa

Amo la mia terra senza se e senza ma. Scrivo la verità perché la verità ci rende liberi. La mia libertà la conquisto giorno dopo giorno svelando il marcio della nostra società