Un antieuropeismo tanto intenso quanto ingiustificato
L’antieuropeismo rappresenta oggi una delle pietre miliari della storia europea, ma cos’è esso effettivamente? Ci sono soluzioni alternative all’uscita dall’Euro?
L’antieuropeismo è fondamentalmente un sentimento di avversione e di rifiuto nei confronti dell’Unione Europea, delle sue istituzioni, dell’unione politica che vi è alla base. Esso può essere descritto anche come diffidenza, scetticismo e mancanza di fiducia verso l’assetto comunitario europeo. Ma questo sentimento è giustificato? Io credo di no.
Perché si è antieuropeisti oggi?
Oggi se si è antieuropeisti è perché si tende ad incolpare l’Unione Europea e le sue istituzioni di tutte le disgrazie, dei disservizi, delle crisi economiche e di tutti i problemi che affliggono i Paesi membri. Purtroppo, molto spesso, la mancanza di adeguate conoscenze sul funzionamento, sugli effettivi poteri dell’UE e sui suoi fini e complici le campagne propagandistiche nazionali di alcuni partiti, la gran parte degli antieuropeisti costruisce il proprio sentimento e le proprie convinzioni su basi sbagliate per non dire inesistenti.
L’UE ha attraversato più fasi nella storia: nacque dapprima la Comunità Economica Europea con il trattato di Roma del 1957 grazie ai Paesi fondatori quali Italia, Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania Ovest all’indomani della Seconda guerra mondiale con l’obiettivo di promuovere innanzitutto la cooperazione economica, partendo dal principio che il commercio produce un’interdipendenza tra i Paesi che riduce i rischi di conflitti. Nel 1992 si arrivò, con il celebre Trattato di Maastricht, alla Comunità Europea, con la quale si voleva evidenziare come non fossero soltanto gli interessi economici ad essere centrali per l’Unione. Con il Trattato di Lisbona del 2007 si arrivò finalmente all’attuale assetto comunitario con la fondazione ufficiale dell’Unione Europea come noi oggi la conosciamo.
L’Unione Europea è pertanto un’Unione sia economica che politica costituita da 27 Stati, anche se è vero che l’Unione politica non è ad oggi ultimata e perfezionata.
Spesso si dice “l’Europa non ci aiuta!”, ma quali sono i poteri effettivi dell’Unione? Quali le sue competenze?
Partiamo dai principali organi/istituzioni dell’UE:
vi è innanzitutto il Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini dell’Unione, condivide il potere legislativo e di bilancio con il Consiglio;
i capi di Stato o di governo dell’UE si riuniscono nel Consiglio Europeo, per fissare l’indirizzo politico generale dell’Unione e adottare decisioni importanti su questioni chiave;
vi è poi il Consiglio dell’Unione Europea, formato dai ministri degli Stati membri dell’Unione, si riunisce frequentemente con i ministri nazionali competenti per la materia da trattare per adottare le decisioni politiche ed esercitare la funzione legislativa;
infine, la Commissione europea rappresenta l’interesse comune dell’UE, è il principale organo esecutivo dell’Unione. Presenta proposte legislative e garantisce la corretta attuazione delle politiche europee.
Con questo quadro l’Unione Europea ha un sistema istituzionale ibrido, visto che è molto più strutturata di un’organizzazione internazionale ma meno di una federazione di Stati vera e propria.
L’Unione Europea ha competenza esclusiva sulle materie che riguardano il mercato unico europeo, l’unione doganale tra gli Stati membri e la politica monetaria per i Paesi che hanno l’Euro come moneta. La competenza esclusiva europea si estende anche alle politiche sulla fauna e la flora marina e, entro certi limiti, a quelle sul commercio e gli accordi internazionali. Ciò significa che in queste materie solo l’UE ha potere legislativo, gli Stati membri possono quindi solo applicare le norme europee con leggi nazionali.
Per il resto, seppur vi siano materie sulle quali c’è competenza concorrente con gli Stati membri, spetta a questi ultimi legiferare e prendere decisioni per sé stessi. In particolare, vediamo come non esista al momento una vera e propria politica estera, di difesa e di sicurezza comune. E ce ne sarebbe bisogno.
Pertanto, è necessario comprendere che l’UE non ha tutte le competenze ed i poteri necessari a garantire tutti gli aiuti e le decisioni che ci aspetteremmo. Questo si evidenzia in particolare, ad esempio, nelle problematiche riguardo la gestione dell’immigrazione, dove l’Italia si è vista lasciar sola dagli altri Paesi europei: ma in fondo, non è prevista alcuna legislazione comune, nessun potere decisionale effettivo, nessuna competenza in merito da parte delle istituzioni europee.
Un altro elemento chiave che deve essere chiarito riguarda la regola dell’unanimità in seno al Consiglio Europeo e al Consiglio. Infatti, per determinate materie importanti, è necessario che tutti i capi di Stato o di governo siano d’accordo sull’adozione delle decisioni. Ecco perché, ad esempio, nelle attuali trattative tra i vari Stati europei sulla scelta degli strumenti economici da adottare per far fronte all’emergenza Covid-19, c’è ancora un nulla di fatto a causa dell’opposizione agli Eurobond di Olanda, Germania, Finlandia e non solo. Non è pertanto possibile arrivare alla soluzione che più aggrada le pretese di ogni Stato nazionale bensì è necessario adottare decisioni di compromesso.
Non è “colpa” dell’Unione Europea se le cose stanno così. Esistono due trattati a fondamento del funzionamento delle istituzioni europee e anch’essi sono frutto di una negoziazione di compromesso a cui tutti gli Stati hanno partecipato e tutti hanno prestato il loro consenso. Se le cose vanno così in Europa è perché così abbiamo deciso.
Attualità
Riprendendo brevemente il tema degli aiuti europei per affrontare la crisi Covid-19 credo di poter fornire un ottimo argomento per parlare dell’antieuropeismo. Nel nostro Paese mai come ora stiamo vivendo un periodo buio dove l’antieuropeismo ha raggiunto livelli mai visti prima, nemmeno quando Salvini e la Meloni portavano le maglie con scritto “basta Euro” e paventavano l’uscita dell’Italia dall’Unione.
Purtroppo, anche in questo caso, la risposta risiede nella mancanza di conoscenze sufficienti del quadro politico-istituzionale europeo e nella facilità con la quale alcuni partiti nazionali riescono a prendere letteralmente in giro gli italiani, ingannandoli. Inoltre, a livello di una certa “stampa” underground ma anche nazionale, regna una elevata disinformazione riguardo i temi europei.
Il 9 aprile scorso si è discusso all’Eurogruppo (il Consiglio dell’UE dei ministri economici nazionali) delle misure per far fronte all’emergenza che stiamo vivendo. Si è arrivati, dopo ore di trattativa, a un testo comune dove vengono presentate molte proposte, delle quali la maggior parte positive.
Il compromesso raggiunto dall’Eurogruppo è composto da 23 punti. L’Europa rende disponibili ben mille miliardi di euro di risorse: 500 miliardi subito, altri 500 miliardi in un futuro prossimo attraverso il lancio di un fondo per la ripresa con «strumenti finanziari innovativi» non meglio specificati.
Come cita il testo finale e le fonti della Commissione Europea, in pratica, i pilastri dell’accordo tra i ministri europei dell’area economica e finanziaria sono quattro: la BEI, la Banca Europea degli Investimenti, prestatore e garante di fondi e liquidità per le aziende, che s’impegna a creare un fondo di garanzia paneuropeo di 25 miliardi di euro, che potrebbe sostenere finanziamenti di 200 miliardi di euro per le aziende;
il SURE, ovvero la nuova formula di cassa integrazione e assicurazione europea per i lavoratori che possono perdere il lavoro per la grave crisi economica, per cui verranno garantiti 100 miliardi di aiuti;
il MES, per sfruttare i finanziamenti del fondo per sostenere l’assistenza sanitaria diretta e indiretta così come i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi provocata dal Covid-19. Infatti, rispetto al trattato istitutivo del Fondo Salva-Stati, la proposta è quella di permettere agli Stati richiedenti, ma solo se ne vorranno fare richiesta, di accedere ai fondi per un massimo equivalente al 2% del Pil nazionale (per l’Italia circa 36 miliardi di euro, effettivamente poco), ma senza le gravose condizioni economiche previste dal Trattato che normalmente verrebbero a pesare sulle economie nazionali e con l’unica condizione di spendere tali soldi solo per l’emergenza Coronavirus e per le spese ad essa collegate;
infine, è stata accolta la proposta francese di creare un fondo finanziato da obbligazioni comuni per finanziare il rilancio dell’economia: si tratta del fondo per la ripresa economica o Recovery Fund. Ne devono essere chiarite procedure e modalità nel Prossimo Consiglio Europeo.
Pertanto, l’Europa c’è, non è vero che è assente, funziona male, è vero, vede la sua centralità nei rapporti finanziari e non nelle politiche sociali, ma possiamo migliorarla. Senza l’Europa, l’Italia sarebbe già fallita anni fa. Il Quantitative Easing di Mario Draghi alla BCE, con l’acquisto massiccio di titoli di Stato soprattutto italiani, ha permesso di salvare l’eurozona dopo la crisi del 2008. Questi sono dati di fatto.
Ciò che vogliono farci credere i nostri politici cosiddetti “sovranisti”, e cioè che l’Italia ha già firmato il MES, è semplicemente falso, così com’è falso che il MES sarà attivato con le condizioni standard (che ovviamente sarebbero inidonee ad affrontare una crisi del genere). La decisione finale sulle effettive misure europee spetta al Consiglio Europeo. L’attivazione del Fondo inoltre resterà una facoltà e non un obbligo degli Stati e la sua approvazione dovrà passare sempre e comunque prima per i parlamenti nazionali. Queste sono le procedure.
Purtroppo, dobbiamo prendere atto e consapevolezza del fatto che l’Italia non è nella condizione né nella posizione di dettare le regole in Europa. Abbiamo uno dei debiti pubblici più elevati d’Europa e del mondo, abbiamo spesso speso e sperperato male i fondi europei, abbiamo un elevato tasso di corruzione politica e nelle pubbliche amministrazioni, ecc…
Come ci fa notare saggiamente l’economista Luigi Guiso sull’Agi, “La preoccupazione principale di Germania e Olanda non è solo che l’Italia ce la possa fare economicamente a resistere alla crisi ma che il nostro sia un paese affidabile dal punto di vista politico”. Infatti, si domanda il docente dell’Einaudi Institute for Economics and Finance di Roma: “Perché allora cedere sugli Eurobond? Come fa uno a darti credito quando fino a pochi mesi fa si levavano voci di voler uscire dall’Europa o dall’Euro? La credibilità è una cosa che si costruisce nei fatti e nel tempo – ragiona – e l’Italia non l’ha fatto”.
Ovviamente siamo tutti d’accordo che gli Eurobond sarebbero la soluzione ottimale per tutti gli Stati, l’emissione di obbligazioni comuni renderebbe tutto più semplice rispetto al MES, ma meglio un MES “senza condizioni” che niente.
La soluzione non è l’uscita dall’Euro, la soluzione è riformare l’UE
L’unica “via d’uscita”, se così si può dire, non è la semplice uscita dall’Euro o dall’Unione Europea bensì è necessario riformare i trattati, riformare l’UE, per superare gli ostacoli che oggi ci fanno sentire soli come Paese. Quello che si deve superare davvero è il nazionalismo, il sovranismo, gli egoismi nazionali che immobilizzano l’Unione in momenti così delicati come l’emergenza che stiamo affrontando. Sono proprio i cosiddetti nazionalisti, che si ergono a difensori della Patria, quelli che stanno paralizzando l’UE e che guardano solo agli interessi dei propri Stati.
È senza alcun’ombra di dubbio che ci sia bisogno di più solidarietà tra i vari Paesi europei, che ci sia bisogno di una vera unione anche politica, che si debba creare un’Europa dei popoli oltre che della finanza e delle banche. Ma, ripeto, la soluzione non può essere l’abbandono dell’UE. Bisogna credere nel sogno europeo e procedere con coraggio con riforme radicali e non con la sua distruzione.
Ricordo che l’Unione Europea ci ha permesso di vivere 70 anni di pace duratura, ci ha permesso di godere della libertà di movimento delle persone, delle merci e dei capitali, abbiamo un’unica moneta, non ci sono confini interni, possiamo studiare, vivere e lavorare liberamente in qualsiasi Paese membro e sono molti gli altri vantaggi che possediamo e di cui non ci rendiamo conto e sono altrettanti quelli che potremmo conquistare con le opportune riforme.
Rammento inoltre che, dopo gli Stati Uniti, l’UE è il maggior contributore al Pil mondiale. Nel 2016 gli USA hanno prodotto il 25% del Pil nominale globale, i 28 Stati europei il 22% (in calo rispetto al 30% del 2006), la Cina il 15% e il Giappone il 7%. L’UE è anche la prima potenza commerciale del mondo in termini di servizi, la seconda per i beni e sarebbe una delle più forti e meglio equipaggiate potenze militari del mondo nonché una delle potenze col maggior peso politico e diplomatico a livello globale se avessimo una vera politica estera, di difesa e di sicurezza comune.
Di fronte alle grandi sfide del futuro come potenziali nuove guerre, il riscaldamento climatico, i rapporti militari e commerciali con superpotenze come Stati Uniti, Cina, India e Russia, il futuro del vecchio continente e già segnato se decideremo di distruggere l’Unione Europea.
L’UE è la nostra casa comune, noi siamo europei e sta a noi la responsabilità di salvare l’Unione o di distruggerla. Il sogno degli Stati Uniti d’Europa, una vera federazione di Stati con scopi ed intenti comuni, è ancora vivo e raggiungibile. Sta a noi scegliere il nostro destino.

