Test rapidi sì o no? La strategia del Commissario Arcuri

Test rapidi sì o no? La strategia del Commissario Arcuri

Negli ultimi giorni si è accesa una polemica sull’utilizzo dei test rapidi sierologici, in particolare sull’Isola d’Ischia, che ne ha messo in discussione utilità ed efficacia.

Come affermato in una precedente pubblicazione, al momento sono ancora incerte le evidenze scientifiche a supporto dell’utilizzo di questi test e della loro affidabilità e c’è una fortissima incertezza sulle strategie diversificate, e che talvolta vanno in conflitto, che vengono assunte da Stato centrale, regioni, comuni e ASL.

In particolare, ad Ischia, abbiamo seguito la vicenda della raccolta fondi gestita da Celestino Iacono, noto albergatore ischitano, e pubblicata sulla piattaforma GoFundMe. Tale raccolta fondi si pone l’obbiettivo di raccogliere denaro per l’Ospedale “Rizzoli” di Lacco Ameno per l’acquisto di DPI (dispositivi di protezione individuale per i sanitari quali camici, mascherine, guanti, ecc.) e dei famosi test rapidi sierologici, ordinati presso l’azienda di Lodi “Technogenetics”.

Sono stati infatti acquistati migliaia di test, in aggiunta ai 5mila test ordinati dai sindaci dell’isola, nell’ottica di isolare e venire incontro alle esigenze dei potenziali positivi al Covid19, con la collaborazione dei medici di base che sono stati individuati quali responsabili per l’effettuazione di questi test a domicilio.

L’idea è quella di affiancare al tampone standard, di cui purtroppo ne conosciamo tempistiche e ritardi dovute anche all’inerzia dell’ASL Napoli 2 Nord, questo strumento in grado di rivelare il risultato in poche decine di minuti.

È necessario ricordare però che i test rapidi sono utili solo a rilevare l’avvenuta immunizzazione di un paziente al virus tramite la presenza di anticorpi anti-Covid19 nel sangue e non a stabilirne in via preferenziale la positività, compito ad oggi spettante unicamente al tampone molecolare standard, che ci restituisce un esito certo anche nelle fasi iniziali dell’infezione, nonostante siano purtroppo necessari diversi giorni per riceverne il risultato. Il tampone è anche l’unico strumento idoneo a certificare l’avvenuta guarigione dei pazienti.

I test rapidi possono quindi essere utili, ma solo ed esclusivamente allo scopo di controllare lo stato di immunizzazione della popolazione o per rilevare la positività di un paziente, sapendo però che sono necessari comunque diversi giorni dall’inizio dell’infezione per avere un esito positivo (dai 3 ai 10 giorni), essendo necessaria la rilevazione di anticorpi. I falsi negativi sarebbero quindi all’ordine del giorno.

Questi test non vanno quindi utilizzati come accaduto all’Ospedale “La Schiana” di Pozzuoli dove si è dato il via libera ad un’anziana signora per tornare alla RSA “Villa Mercede” di Serrara Fontana dopo un test rapido risultato negativo, e conosciamo tutti gli esiti infausti di questa vicenda: il tampone standard effettuato sul corpo della donna deceduta ha dato esito positivo.

Ciò detto, è evidentemente necessario un protocollo comune nazionale ed un’autorizzazione ufficiale da parte del Ministero della Salute per poter utilizzare al meglio questi test, anche nell’attesa che vengano prodotti test rapidi più affidabili o che si producano tamponi rapidi in maggiore quantità.

Inoltre, la gestione di questi test andrebbe affidata alle ASL come succede per i tamponi, i quali non sono sostituibili in alcun modo e rappresentano l’unico metodo efficace per stabilire in via preferenziale la positività di un paziente al virus.

La gestione di questi test non dovrebbe risiedere pertanto né nell’iniziativa privata né nei Comuni. Ciò, può creare un conflitto di strategie epidemiologiche con le ASL.

Anche la Regione Campania sta utilizzando i test rapidi in maniera scorretta: ad essi viene sottoposto il personale sanitario e delle forze dell’ordine, dando il via libera per lavorare a chi restituisce un esito negativo al test, nella falsa convinzione che ciò sia sufficiente a identificare immediatamente i casi positivi.

Ecco da dove nasce la necessità di un protocollo nazionale unico.

La strategia del Commissario straordinario Arcuri

È del 18 aprile la conferenza stampa del Commissario straordinario del governo Dott. Arcuri che afferma: “I test sierologici, il contact tracing e i tamponi sono le tre frecce del nostro arco che dovremmo usare assai massicciamente, tre dei principali strumenti con i quali affronteremo la fase 2”.

Finalmente si vede il nascere di una strategia nazionale unica volta ad uniformare le strategie epidemiologiche territoriali per affidarle al Ministero della Salute.

“Il 15 aprile, alle 20:00, il Ministero della Salute ha mandato ai nostri uffici la richiesta di trovare la modalità più trasparente e veloce di acquisire 150.000 test sierologici per poter fare un importante campionamento della popolazione italiana – ha spiegato Arcuri -. Il 17 aprile alle 19 abbiamo pubblicato una procedura di gara e abbiamo fatto due scelte nette, la prima: nessuna trattativa privata, ma una gara veloce e trasparente per un prodotto competitivo; la seconda, la qualità del test è più importante di ogni altro aspetto, anche quello economico, la salute non ha prezzo. Aggiudicheremo la gara entro il 29 aprile per avere presto un unico strumento utile per tutte le regioni italiane”.

Gli altri due elementi della strategia sono la app per il tracciamento dei contatti risultati positivi al Coronavirus, prodotta dallo sviluppatore “Bending Spoon”, e i tamponi. Infatti, continua Arcuri, “Abbiamo iniziato anche una massiccia distribuzione di tamponi nell’ultima settimana: ne abbiamo distribuiti 280.000, il 23% di quanti ne erano stati distribuiti finora. Anche questo flusso verso le regioni è stato normalizzato”.

Il Ministero, il 17 aprile, ha quindi formalizzato l’indizione di una gara in procedura semplificata e di massima urgenza per l’acquisizione di kit, reagenti e consumabili per l’effettuazione di 150.000 test sierologici finalizzati a un’indagine campione sulla diffusione dell’infezione da Sars-Cov-2.

Pertanto, al momento non vi è alcuna autorizzazione all’utilizzo dei test rapidi sierologici. Essa vi sarà non appena verranno identificati i prodotti idonei e ne verrà formalizzata una lista così come avvenuto per i tamponi rapidi.

Le regioni, i comuni e, nel caso dell’isola d’Ischia, l’iniziativa privata stanno per ora ancora procedendo in ordine sparso.

769 Visualizzazioni
Marcello De Rosa

Marcello De Rosa

Amo la mia terra senza se e senza ma. Scrivo la verità perché la verità ci rende liberi. La mia libertà la conquisto giorno dopo giorno svelando il marcio della nostra società