Napoli: tra volontariato, camorra e il servizio delle Iene, dov’è la verità?
È di pochissimi giorni fa il servizio girato dalla trasmissione di Mediaset “Le Iene” a Napoli, tra i quartieri popolari e più disagiati della città quali Scampia, i Quartieri Spagnoli e la Sanità (servizio reperibile qui: https://www.iene.mediaset.it/2020/news/coronavirus-napoli-camorra-aiuti_763470.shtml ).
Su quel servizio si è immediatamente alzato un polverone, una polemica di dimensioni enormi, inimmaginabili, da parte del popolo napoletano e campano. Ciò di cui viene accusato Giulio Golia, il giornalista autore del servizio, è di aver strumentalizzato l’emergenza coronavirus e la quarantena col solo ed unico scopo di diffamare (“infamare” dicono alcuni) ed infangare la città di Napoli ed il suo popolo, buttando il fango della camorra sulla questione degli aiuti alimentari.
Vanno chiarite alcune questioni preliminari.
Gli aiuti, la solidarietà ed il volontariato napoletano
Ciò che è certo è che a Napoli, nel meridione del nostro Paese ma in generale in tutta Italia, si vanno moltiplicando le opere di carità, di aiuti alimentari, di solidarietà e sana beneficenza. Questo è un aspetto di cui bisogna parlare e di cui andare orgogliosi: sono molte le associazioni ma anche i singoli cittadini che autonomamente si prodigano di consegnare gratuitamente una busta di spesa a famiglie indigenti ed in difficoltà economiche. Senza questi aiuti, tali famiglie rischierebbero concretamente di non poter mettere il piatto a tavola. Quindi, è chiarissimo che a Napoli la brava gente c’è e nessuno vuole metterlo in discussione.
Nel servizio di Giulio Golia questo aspetto, seppur solo negli ultimi due minuti del servizio, è comunque apparso: egli ha mostrato le esperienze di alcune associazioni e di alcuni bravi ragazzi che si impegnavano nel reperire generi alimentari di prima necessità ed insieme a loro è andato a consegnare una busta di spesa ad alcuni cittadini bisognosi.
Il servizio di Giulio Golia tra i quartieri
Il servizio del giornalista napoletano delle Iene va giudicato in maniera giornalistica, per cui obbiettiva e priva di pregiudizi.
Tale servizio risulta essere tendenzioso e manipolatorio, è verissimo, in quanto, con la scusa di sapere i napoletani dei quartieri più poveri come se la stavano passando in questo periodo di quarantena, Giulio Golia ha intervistato per strada diversi cittadini manipolandone le risposte al fine di ottenere une specifica risposta: che una parte degli aiuti alimentari vengono gestiti dalla camorra.
Per fortuna emerge chiaramente come il giornalista si riferisca ad una parte e non alla totalità degli aiuti alimentari, ma ciò non lo esime dalla colpa di un servizio mal fatto e con l’intento ingannevole di estorcere un certo tipo di risposta agli intervistati.
Veniamo al dunque.
Cosa c’entra la camorra con gli aiuti
Ciò nonostante, diversi intervistati sia a Scampia sia nei Quartieri Spagnoli hanno ammesso che la camorra gioca generalmente un ruolo importante nella sopravvivenza delle famiglie in difficoltà lì dove lo Stato è assente. Questo è confermato dalle interviste fatte ad alcuni magistrati antimafia come Catello Maresca, Nicola Gratteri e Federico Cafiero De Raho, attuale Procuratore Nazionale antimafia.
Ma in fondo, sono dinamiche che tutti conosciamo grazie alla storia di decenni di inchieste e processi contro il crimine organizzato.
Di fatto, tutti noi sappiamo che dove lo Stato è assente la criminalità organizzata vive. Questo accade a Napoli con la camorra, a Palermo con la mafia, in Calabria con la ‘ndrangheta e in ogni altra parte d’Italia dove lo Stato lascia soli i suoi cittadini: quindi non solo al Sud, chiaramente.
Al nord, anzi, oltre alle mafie tradizionali c’è una mafia ben peggiore, quella dei cosiddetti “colletti bianchi”, che con corruzione, mazzette, tangenti ed appalti truccati tra politica locale, nazionale e pubblica amministrazione mette a tappeto lo stesso concetto di legalità. E questo non va negato.
Ciò che altrettanto non va però negato è che, nel caso di specie, la camorra a Napoli ed in Campania esiste, ha moltissimo potere e svolge indisturbata il suo ruolo.
Infatti, vi chiederei di guardare il servizio delle Iene e di porvi poi poche ma semplici domande: la camorra a Napoli esiste o no? È vero o no che la camorra si insidia proprio nelle situazioni di crisi e di bisogno della povera gente per avere successivamente appoggio sociale e guadagno personale per l’organizzazione? È vero o no che dietro alcuni, e sottolineo alcuni, aiuti con pacchi di pasta, pane, cibo, può plausibilmente esserci la mano della camorra, che poi un giorno riscatterà il debito chiedendo supporto sociale per la propria organizzazione criminale o addirittura chiedendo il pizzo, facendo estorsioni, ecc…?
Il metodo mafioso che contraddistingue anche l’organizzazione camorristica, nel caso degli aiuti alimentari, può plausibilmente essere presentato così: “Lo Stato non c’è, ti aiutiamo noi a mangiare, poi domani ci ricambierai…”. Come? Con l’appoggio ed il consenso sociale, con la manovalanza per i cartelli della droga o nelle azioni di microcriminalità, con estorsioni, ecc… Questo è semplicemente il metodo mafioso di cui tutti dovremmo conoscerne le dinamiche. E quando si chiedono “prove”, basta girarsi indietro ed osservare i decenni di inchieste della magistratura, di processi, di condanne contro il crimine organizzato: è tutto lì.
Ora vogliamo davvero prenderci la responsabilità di negare tutto questo, di negare la realtà? Vogliamo davvero negare che a Napoli la camorra esiste? Vogliamo negare il diritto, anzi, il dovere, ai giornalisti (seri) di parlare di camorra e di criminalità organizzata a Napoli e nel resto d’Italia? Vogliamo affermare che il servizio delle Iene ha inventato la presenza della camorra a Napoli?
Tutto questo pur di difendere l’immagine di Napoli?
Combattere davvero la camorra, che esiste
Diceva il grandissimo Pino Daniele in una sua celebre canzone “Napul’ è mille culure”, ossia “Napoli è di mille colori”, pertanto c’è il buono e il cattivo; ci sono gli aspetti positivi, tutti da tutelare, proteggere e valorizzare, ma anche gli aspetti negativi, ed è proprio iniziando a parlarne che si possono combattere.
La camorra è il cancro di Napoli e si insidia nelle situazioni di bisogno camuffandosi anche da “aiuti”; pertanto, è necessario denunciare, in tutti i modi, al di là del metodo giornalistico usato che può essere anche criticabile, come in questo caso.
Il tentativo di difendere Napoli dagli “attacchi” televisivi rischia concretamente di essere un assist, un appoggio tacito e si spera involontario alla camorra e alla criminalità organizzata. La camorra si sente forte del supporto sociale ed involontariamente, mettendo a tacere chi denuncia la camorra, si dà tantissima forza a questa organizzazione criminale.
Ce ne rendiamo conto?
Vogliamo difendere Napoli dal fango ingiusto che mira soltanto a diffamare l’immagine della città? Benissimo, è legittimo e giusto farlo, ma con le modalità giuste e non mettendo il bavaglio al giornalismo.
Negare la presenza della camorra è il primo passo per aiutare questa organizzazione criminale a crescere ed in questo modo Napoli non migliorerà mai: bisogna partire proprio dal marcio per far risorgere la città e darle la dignità che merita. Devono essere i Napoletani stessi a ribellarsi al crimine organizzato (e in moltissimi per fortuna già lo fanno).
Le offese, le ingiurie, le minacce di morte sono il metodo più sbagliato che si possa usare per dare una buona immagine di Napoli al mondo e per difenderla. Ciò che si deve mostrare al mondo sono gli aspetti positivi della città e dei napoletani onesti e solidali ma è altrettanto necessario ed urgente prendere le distanze dalla camorra, pubblicamente; è necessario affermare con forza che la camorra esiste ed agisce indisturbata ogni giorno e che c’è la volontà da parte di tutti di combatterla apertamente, a viso scoperto!

