Ricordi per le masse: una generazione che ha perso
Vache ‘e press – Soluzioni Express
Non riusciamo a farci capaci, a contenere la sensazione di un momento assurdo che, tra realtà e supposta finzione, s’impone alle masse. È un ricordo per le masse!
Tutto quello che ci consuma e ci rigenera, diventa silenzio tra le braccia, nelle famiglie, nei nostri mondi miserabilmente ridotti al non-senso. I numeri dei contagi scendono: il nord e il sud guidano la nostra nazione alla guarigione attraversando la separazione.
Ci siamo fatti portavoce, tutti, di un odio atavico, di cui nessuno ha il coraggio di nominare l’entità. Non si riesce a guidare la giovane nazione all’uscita da questo incubo.
Dopo la perdita di migliaia di persone, che non sappiamo come definire, innalzeremo monumenti alla memoria della memoria. Abbiamo perso il valore del ricordo, il valore del valore stesso, perché non sapremo come raccontarci ai giovani e i giovani non sapranno come raccontarsi.
Le storie dei nostri nonni, madri e padri, che hanno dovuto rinunciare a una piccola fetta di vita, si sono perse in un fallimento, di nuovo. La storia del Coronavirus è un fallimento globale, totale, di cui nessuno saprà raccontare con ottimismo, stremati così come siamo nella chiusura.
Seguiamo i nostri disegni di vita, non sapendo come cresciamo, cosa vediamo, dove andiamo.
Come cresciamo se le nostre tracce scompaiono?
Come lasciamo andare il nostro tempo?
Perdendolo?
Abbiamo perso una primavera, anche ingiustamente, e l’estate si avvicina, senza aspettarci.
Nelle case le persone si sgretolano sotto ai bombardamenti mediatici, i ragazzi portano sul corpo lo sfogo di una realtà che non parla, non proferisce parola.
Abbiamo perso il mestiere del racconto, il modo più naturale di stringerci in cerchio, per ascoltare. Nessuno sa come questo momento resterà nell’ora più intima, dove la luce è la più inesperta e giovane.
Abbiamo perso il senso, quello civico, quello della misura, dell’emozione.
Abbiamo perso anche il canto sui balconi.
Salutiamo i nostri morti senza ricordo, senza un saluto.
Anche in questo caso li abbiamo persi, perdendo!
Non riusciamo più a chiedere cosa sta accadendo, siamo fermi, piantati sulle nostre certezze, quelle che ci hanno portato fino a qui, chiedendo ancora di ripetere.
Firmiamo petizioni per la normalità! Intanto l’estate, come un sentimento, sta entrando nei nostri giorni. Noi esseri umani non siamo delle stagioni.
Si muore ogni giorno? Si può cambiare ogni giorno? No! Inutile dirlo allora: siamo fatti in questo modo, impariamo che la vita va bene così, ci rassegniamo.
Nessuno ci potrà portare più a casa, perché è proprio a casa che abbiamo perso, ancora una volta.
Di cosa ci ricorderemo? Quando sono le nuvole più pesanti ad annunciare l’estate, c’è qualcosa che parla di una sconfitta.
Nel silenzio, doniamo silenzio ai morti.
Appendiamo i sogni di un miglioramento alle gocce di una pioggia matura che, ricadendo sui nostri piedi, ci rende pesanti. Non esiste un nemico migliore di un amico. La vita è meravigliosa. Dobbiamo ricominciare, lenti, a capire come raccontarla di nuovo. Al ricordo serve solo il cuore, la mancanza!

