Il tempo delle proteste

Vache ‘e press – Soluzioni Express

È arrivata la fase 2 e con essa il tempo delle proteste.

Alcuni si sono già – giustamente – anticipati e hanno posto in essere delle modalità di interazione anche molto educate e simboliche, collaborando, nella protesta, con enti e associazioni di settore.

Ma ne vedremo ancora delle belle! Sono già tanti coloro che soccombono alla previsione di un fallimento. In questo clima il governo è altamente esposto a qualsiasi tipo di critica o di azione contraria che mette in risalto il “mal operato” della classe dirigente.

Sul web continuiamo a fare mostra di scoperte eclatanti e, mentre su WhatsApp prendono forma i micro-appelli virali contro il sistema (cui in parte si può dare legittimità), come quello della cura attraverso il plasma, la verità si allontana sempre più velocemente dalla nostra realtà.

Crediamo ancora nel ritorno alla normalità, come se nulla fosse accaduto, come se le nostre abitudini di sempre possano coprire l’inevitabile: il tracollo di un ecosistema con troppe fragilità.

Il ritorno alla normalità, nella protesta, implica proprio questo!

Sarebbe auspicabile una riformulazione delle abitudini umane. Ormai tutto quello che produciamo ha un impatto catastrofico sull’ambiente. Eppure la catastrofe ci impone un capovolgimento totale del sistema umano.

Infatti è proprio questo di cui stiamo parlando! Il disastro umano. Una “rivoluzione di natura” è indispensabile.

Se continuiamo su questa strada, soggiogati come siamo dal sistema (quello che impone la nostra sopravvivenza su tutto) che ci ha schiavizzati da secoli, non avremmo un futuro. Ergo?

La protesta di cui tutti noi ci stiamo facendo portavoce, non ha alcun senso, anzi è errata. Quanti di noi, possessori di esercizi commerciali o produttori di qualsiasi bene, si sono attrezzati per un cambiamento reale, di stile di vita?

Quanti di noi hanno capito che la quarantena ci ha educati alla rinuncia del “tutto e subito”, che si può fare la spesa una volta alla settimana, sopravvivendo lo stesso?

Quanti di noi hanno capito che l’automobile non è sempre necessaria?Allora – ditemelo – per cosa stiamo protestando?

Protestiamo per ritornare come prima. Per rimettere al centro di tutto il nostro bisogno di espansione sull’ambiente. Quali sono le misure adottate dai governi mondiali? Quali quelle del nostro governo?

Bastano i 500 euro di incentivi per comprare una bici elettrica? Basta davvero una bici elettrica?

A essere onesti non capisco per cosa stiamo protestando, non capisco a cosa vogliamo arrivare. Forse a riportare il nostro pianeta in rotta verso la distruzione. Siamo sinceri con noi stessi: l’unica cosa che importa è l’ecosistema, quello che ci ospita.

Oppure dobbiamo finalmente prendere atto del fatto che la natura umana sia votata alla distruzione, che il processo di invecchiamento quotidiano, insito nelle nostre cellule, sia proprio quello più naturale di tutti: la morte che alberga in noi, rappresenta il fine naturale dell’universo.

Siamo burattini nelle mani di una forza universale e quindi artefici di un disegno globale che, come unico fine, prevede l’autodistruzione?

Quello che accade in noi, deve necessariamente accadere al di fuori di noi? Tutto l’universo tende alla distruzione? E se la nostra intelligenza, come espressione naturale di un tutt’uno, consista proprio in questo?

Chi diceva si muore ogni giorno? E dove sono finiti gli ottimisti, gli oppositori, le religioni? Stiamo protestando per il nostro futuro. Allora ha senso protestare per l’eliminazione del futuro stesso?

Abbiamo capito per cosa stiamo protestando?

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Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli: Dottorato di ricerca in filosofia morale presso la facoltà di filosofia di Friburgo Albert-Luedwigs Universitaet. Scrittore e divulgatore filosofico, fonda e dirige da sei anni il festival internazionale di filosofia di Ischia e Napoli. Lavora con le istituzioni del territorio nazionale in campo amministrativo e scolastico sul concetto etico di appartenenza e cultura delle identità globali.