Gatti e politica. L’Italia dalle due velocità
Qualche giorno fa nel comune di Livorno, un ventunenne della Costa d’Avorio ha dato spettacolo per le strade della città. Il giovane infatti, ha personalmente ucciso un gatto, per poi allestire subito dopo un piccolo barbecue, mettendo su un piccolo banchetto con le spoglie della povera bestiola. Il video in cui si vede l’extracomunitario cimentarsi nella macellazione e nella preparazione del gatto, si è subito trasformato in un fenomeno mediatico, rimbalzando sui vari social e suscitando l’indignazione dell’agguerrito popolo del web.
Il povero gatto è stato immediatamente strumentalizzato dalla politica. Politica che ancora una volta ha dato prova della sua più totale inutilità, limitandosi come sempre a fomentare fenomeni mediatici che definire fuochi di paglia sarebbe un eufemismo. La pseudo sinistra fucsia liberal si è espressa come ormai è noto a difesa del povero ragazzo, evidentemente malato di mente (così come erano malati di mente quelli che prendevano a picconate i passanti per le strade di Milano, o quegli altri che fedeli alle pratiche Vudù fecero a pezzi una ragazzina).
Una delle esponenti della Lega in Toscana, la nota Susanna Ceccardi balzata agli onori della cronaca per altre utilissime battaglie mediatiche contro l’immigrazione incontrollata, ha infatti denunciato la cosa in perfetto stile salviniano, per poi non fare assolutamente nulla. Siamo certi che in Italia episodi del genere si moltiplicheranno sempre di più, dal momento che ormai da decenni ci siamo impegnati nell’importazione di soggetti abituati a pratiche assolutamente incompatibili con la nostra etica e con la nostra cultura.
L’antico mantra del “se vieni qui rispetti le nostre regole” sembra ormai un miraggio, da qualcuno addirittura condannato come affermazione razzista nei confronti dei poveri immigranti. Quello che personalmente mi lascia basito però, non è che il fatto che un migrante abbia organizzato un banchetto di carne felina, ma è l’indignazione suscitata dal fatto in sé.
Abbiamo imparato come le reazioni del popolo dei social siano un vero e proprio termometro. Un termometro atto alla misurazione delle opinioni delle masse. Fa riflettere come questo atto faccia indignare quasi più della vicenda della povera Desirèe Mariottini, stuprata ed uccisa da un gruppo di extracomunitari. Per non parlare della raccapricciante vicenda di Pamela Mastropietro, la giovane ragazza di Macerata di cui ormai quasi tutti si sono dimenticati.
Eppure sembra strano che si possa dimenticare la sorte di una ragazza barbaramente uccisa, fatta a pezzi e nascosta in una valigia, forse per essere poi utilizzata in seguito in un qualche tipo di rituale. Sembra strano che una porcheria del genere non sia stata sufficiente a scuotere le coscienze degli italiani.
È disarmante pensare che neanche questo sia bastato affinché partisse una qualche tipo di consapevolezza in materia, per non parlare di una vera e propria rivoluzione. Rivoluzione che di certo sarebbe partita in un’Italia di svariati decenni fa, quando non avevamo gli smartphone, ma custodivamo ancora una grande dignità, ed un invidiabile senso della comunità.

