“Mia cara Napoli”, la lettera accorata di un Napoletano in Francia

“Mia cara Napoli”, la lettera accorata di un Napoletano in Francia

di Stefano Cavallaro

Mia cara Napoli,

è da un pó che non ti sento. Forse avrai altro a cui pensare. Hai pure ragione, ogni giorno bersagliata ora da questa ora da quella notizia. E tu lì, sempre col sorriso, a difenderti. “È tutta invidia, tanto la mia gente mi ama lo stesso” pensi luccicando nelle mattine di settembre. E come darti torto?! Sai, sono venuto a trovarti un paio di volte quest’anno. Devo dirtelo, mi sembri un pó spenta. Magari non é colpa tua, o forse é proprio mia, ma é questa l’impressione che ho avuto. Non sento più poesie sussurrate tra i vicoli, non sento musica e tammorra per le piazze, la gente é nascosta a casa, in viso, “astipata”. Non vedo sorrisi, stupore, rabbia.Ancora ripenso al giorno in cui t’incontrai per la prima volta, io così timido, tu così vivace e amorevole. Ricordo che ogni mattina era un’avventura. Sottobraccio mi accompagnavi per il decumano superiore, poi giù tra gli obliqui porticati dei Tribunali lasciandomi poi cullare dal Nilo. Le piazze erano grenite e giovani speranzosi parlavano di cambiare il mondo o per lo meno di aiutarti. Avevo diciannove anni e da studente fuorisede m’immersi in questo nuovo mondo. Amicizie, gioie, amori, dolori, lotte, sconfitte, vittorie, ne abbiamo passate davvero di ogni insieme.Per questo motivo detesto vederti così, dove sono i fuorisede che come me giravano meravigliati per la tua bellezza? Non ci sei più ad accompagnarli per la città? Nessuno deve perdere l’occasione di sentire quel profumo di vita che scorazza tra i tuoi vicoli. Spero che questo brutto incubo finisca presto. Intanto ti mando un bacio da lontano. Arrivederci dolce Partenope.

Uno dei tanti innamorati

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Redazione

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