Lavorare stanca

Lavorare stanca

di ELI

Potrebbe essere questo il nome alternativo con cui chiamare il reddito di cittadinanza.

Orrenda creatura anziché utile strumento di aiuto alle persone in difficoltà.

Lascia senza parole l’allarme lanciato dalle associazioni di categoria riguardo la carenza di lavoratori stagionali: mancherebbero all’appello circa il cinquanta per cento del personale necessario.

Non era difficile prevedere che questo strumento, così come è stato concepito, si sarebbe tradotto in un incentivo a non lavorare.

D’altra parte quel comico guru dei 5stelle, che tutti disprezza, fino a poco tempo fa parlava addirittura di “reddito di nascita” e così arringava le folle estasiate: “Politici ed economisti si impegnano tutti a capire come produrre di più. Dobbiamo pagare il debito, gridano. Dobbiamo lavorare di più, essere più produttivi, tagliare la spesa improduttiva. Siamo condizionati dall’idea che ‘tutti devono guadagnarsi da vivere’, tutti devono essere impegnati in una sorta di fatica perché devono giustificare il loro diritto di esistere. Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale”.

Ci siamo convinti che è possibile distribuire ricchezza senza prima averla prodotta, senza accorgerci che per questa via socializziamo solo la miseria; che sia possibile vivere di un qualche sussidio nel regno della povertà abolita per legge.

Il lavoro è superfluo e quando le cose non vanno bene è sempre colpa degli altri.

Ci arrendiamo giorno dopo giorno affidando allo Stato il potere di decidere tutto al nostro posto, delegandogli ogni nostro desiderio, passione, iniziativa, sforzo individuale. E a pagarne il prezzo più grande sono le giovani generazioni a cui noi adulti suggeriamo l’idea che una vita senza lavoro è possibile offrendogli qualche mancia in cambio di un voto.

L’amore per la libertà è diventata un’attività troppo faticosa, un fardello troppo grande da portare. Meglio affidarsi alle amorevoli cure del Grande Fratello che tutto orienta e tutto decide al nostro posto: così lo Stato ci accompagna “dalla culla alla tomba” come spiegò magistralmente il premio Nobel per l’economia Friedrich A. von Hayek.

Un virus ben più subdolo e insidioso del Covid–19 si è insinuato nell’animo fiaccando la nostra capacità di reazione.

Ci siamo vaccinati da soli contro la nostra libertà: libertà di intraprendere, di sacrificarsi, di impegnarsi, di realizzarsi, di lottare per i propri ideali, di avere in mano il proprio destino, della fiducia nelle infinite possibilità di migliorare la propria vita.

Si obietta giustamente: ma lei ci andrebbe a lavorare a 600 euro, 12 ore al giorno senza festivi, assicurato 4 ore giornaliere?

E questo è senza dubbio l’altro lato della medaglia: la necessità di meno tasse per le imprese in modo da permettere loro investimenti in capitale umano rispettando il sistema delle tutele dei lavoratori.

Nessun imprenditore, se intelligente, è a priori nemico dei propri dipendenti.

Ma è necessario uscire dal torpore: se affermo la dignità della mia persona, lavorare non stanca.

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Redazione

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