L’Europa guarda in avanti
Uno studio pubblicato pochi giorni fa dalla Fondation pour l’innovationpolitique ha sondato le idee riguardo il problema dell’immigrazione degli elettori di ventiquattro partiti di ogni orientamento in Francia, Germania, Regno Unito e Italia.
I risultati per certi versi sono stati sorprendenti: la maggioranza degli elettori appartenenti a tutte le sigle hanno risposto che il Paese di appartenenza deve fare di più per chiudere i confini.

Unica eccezione a livello europeo sono gli elettori dei partiti di sinistra che in prevalenza hanno risposto che il proprio Paese deve fare di più per aprire i confini.
Più in generale, secondo la Fondazione parigina, stiamo assistendo ad “un cambiamento storico nel continente europeo” nel senso di un’adesione marcata dei cittadini europei, senza distinzione di appartenenza partitica, a valori quali la difesa dell’identità nazionale, la libertà di impresa, l’individualismo, il rifiuto dell’assistenzialismo.
Il 54% dei cittadini dei quattro Paesi, infatti, sostiene che in presenza di una fase economica sfavorevole, lo Stato “dovrebbe dare fiducia alle imprese e concedere loro maggiore libertà”.
I dati mostrano poi che viene attribuita grande fiducia alle piccole e medie imprese (74%) mentre al contrario diminuisce quella verso le grandi imprese pubbliche o private.
Altro dato interessante è quello che riguarda l’ambientalismo apocalittico e la decrescita economica, così diffuso tra i tanti sacerdoti dei mass media e dei social, che non sembra trovare uno spazio significativo nella considerazione dei cittadini delle democrazie in questione.
Il 76% degli intervistati è convinta che si possa “continuare a sviluppare la nostra economia preservando l’ambiente per le generazioni future”.
L’80% degli interpellati poi è sicuro che “le persone possono cambiare la società attraverso le loro scelte e azioni” e più della metà (55%) ritiene che “i disoccupati potrebbero trovare lavoro se davvero lo volessero”.
Quello che emerge con tutta evidenza è la difficoltà di alcuni partiti a tenere il passo con la società civile che sembra molto più avanti nel sostenere modelli di sviluppo realmente utili per la collettività e soprattutto per le giovani generazioni.

