I familiari devono stare accanto ai malati. Mimmo Loffredo scrive ai vertici istituzionali

I familiari devono stare accanto ai malati. Mimmo Loffredo scrive ai vertici istituzionali

Ci è giunta questa comunicazione del dottor Domenico Loffredo, che abbiamo deciso di pubblicare integralmente.

Sono il dott. Domenico Loffredo, medico chirurgo presso il Presidio Ospedaliero di Lacco Ameno (isola d’Ischia) nonchè consigliere comunale presso il comune di Forio (isola d’Ischia) e voglio porre l’attenzione su un tragico episodio.

Lo scorso 25/08/2021 ho inoltrato una nota precisa e chiara al Presidente della Regione Campania, dott. De Luca, al Direttore Generale CTO Napoli, dott. Di Mauro (alcuni giorni dopo), e al Ministro della Salute, dott. Speranza denunciando in modo netto alcune problematiche emerse, purtroppo, a seguito della scomparsa di mio padre e legate al divieto, tutt’ora vigente, per i familiari di essere presenti in reparto di fianco ai propri cari ricoverati presso strutture ospedaliere.

Lettera cui non sono seguite comunicazioni:

Riporto, brevemente, quanto accaduto: mio padre, appena 80enne fu ricoverato presso il CTO di Napoli, per una caduta che gli aveva provocato la frattura di una spalla, lo scorso 20 luglio 2021 non ho avuto notizie di lui se non quando è stato dichiarato morto alle 6.10 del 22 luglio 2021. Dalla cartella clinica risulta che è stata dichiarata morte per asistolia non databile, cosa che fa presupporre che, purtroppo, mio padre, nel momento in cui un medico lo ha visitato, era morto già da tempo e non voglio nemmeno immaginare lo stato d’animo di mio padre e quali minuti terribili di agonia ha attraversato in piena solitudine, abbandonato da tutti. Lo stesso rianimatore, che ha constatato il decesso, non ha effettuato nessuna manovra di rianimazione e non è stato in grado di stabilire l’orario del decesso, come si evince dalla stessa cartella clinica. Infatti, dalle 21.45, orario in cui gli è stata somministrata una fiala di Talofen, alle 6.10, orario in cui è stata registrata la sua dipartita, in cartella non risultano controlli effettuati da infermieri.

Inoltre, noi familiari siamo stati avvisati solo alle ore 08.00 del 22 luglioper cui il decesso è potuto avvenire, sicuramente, molte ore prima delle 6.10.

Una vera e propria tragedia in quanto, stando lui da solo non è riuscito ad allertare i soccorsi e ha perso la vita.

Tutto è accaduto in modo più che veloce e senza l’opportunità per noi familiari di poter assistere nostro padre. Un tragico episodio che non è isolato, ma che viene vissuto da tante famiglie da quando la pandemia da Covid19 ha rivoluzionato la nostra vita.

La richiesta, che ho inoltrato ai vertici regionali e ministeriali, è chiara e merita una risposta ed è improntata sulla realizzazione di un protocollo, basato su tamponi e/o Green Pass, che permetta ai familiari di essere presenti presso la struttura ospedaliera di fianco ai propri cari che vivono, in quel momento, una condizione difficile e delicata.

Con tanta amarezza sono costretto ad affermare che il Covid è diventata una “scusa” per evitare la presenza dei familiari nei reparti. Posso affermare, come cittadino che ha vissuto questa esperienza in prima persona, che i degenti – allo stato attuale – non vengono assistiti come dovrebbero. Spesso i familiari sopperiscono alle carenze degli infermieri e degli OSS in quanto, gli stessi operatori sanitari, da soli non riescono a far fronte alle richieste dei pazienti.

Non è possibile che un proprio caro, che viene affidato alle cure ospedaliere, viene lasciato morire da solo, senza il minimo conforto di un familiare. Questo non è un aspetto da paese civile. Non siamo un Paese civile, altro che “eccellenza campana”.

Io e i miei familiari abbiamo affidato nostro padre alla struttura sanitaria rispettando tutte le regole imposte dal Governo; non ho mai detto agli operatori del Pronto Soccorso di essere un medico, non ho mai chiesto agevolazioni… ho semplicemente rispettato la Legge.

Il risultato quale è stato?

Ci hanno restituito nostro padre morto.

Non è giusto che mio padre, dopo una vita di sacrifici e dopo averci dato una educazione incentrata sul rispetto della Legge, sia dovuto morire da solo, in circostanze sospette e in pieno abbandono… come si suol dire: solo come un cane.

Forse, in quei frangenti, è stato considerato solo come “un vecchio” di 80 anni, senza tener conto della sua storia, della sua vita.

Abbiamo provato più volte, durante il ricovero, a contattare il reparto ma senza mai ricevere risposte. Mi chiedo se fossimo stati figli di camorristi sicuramente saremmo entrati nonostante tutte le conseguenze giudiziarie.

Ma purtroppo siamo persone per bene rispettose della Legge.

Il mio rimorso più grande resta quello di non aver potuto stringere forte a me papà mentre moriva, non riesco a farmene una ragione e non oso pensare come abbia sofferto e come si sia spaventato in quei momenti terribili.

Papà mi manca terribilmente e sono davvero sconcertato da quello che è successo.

Di certo, io continuerò a fare bene il mio lavoro, come ho sempre fatto, anche per amore della memoria di mio padre.

Ma prego le Istituzioni di porre fine a questo scempio perché molte altre persone hanno vissuto questa tragedia e non hanno i mezzi per gridare la propria disperazione.

Spero, infine, che finalmente un giorno si possa parlare, sul serio, di Sanità eccellente.

Ciao Papà. 

Dott. Domenico Loffredo
figlio

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Redazione

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