Ha vinto l’odio. Una triste e vergognosa pagina della politica italiana è stata scritta

Ha vinto l’odio. Una triste e vergognosa pagina della politica italiana è stata scritta

“L’omofobia di Palazzo complice di quella di strada”. All’esito del voto segreto il ddl Zan è stato affossato definitivamente, grazie ai franchi tiratori. Un provvedimento recante “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e violenza o per motivi fondati sul sesso, sull’ordinamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, le basi per un paese che si fa chiamare civile, ha ceduto difronte alla tagliola della Lega e fli d’Italia, in uno scenario da curva sud.

Applausi, indecorose urla di gioia di chi ha goduto a vedere abolito un diritto fondamentale. Il tutto in un momento in cui gli Stati più civili fanno passi avanti, mentre noi in Italia restiamo relegati al medioevo. Vedere i nostri politici esultare per la morte di diritti fa male al cuore. In Italia il potere è nelle mani di coloro che pensano che solo pochi abbiano il diritto di vivere una vita dignitosa, una dittatura mascherata da una democrazia. Un popolo stanco di combattere contro muri di gomma, altro che società arcobaleno. Le parole di Letta ben centrano la situazione: “hanno voluto fermare il futuro, hanno voluto riportare l’Italia indietro”.

Quante storie abbiamo letto di ventenni picchiati perché si scambiavano un bacio sul lungomare o insultati perché coppia gay. Picchiati e magari non hanno denunciato per paura. Ci vuole un grandissimo “coraggio”, in questo contesto, a bocciare una legge contro i crimini d’odio e l’applauso, con le scende da circo, viste nel nostro Senato, raccontano quanto misero sia l’essere umano.

La propaganda della destra è stata fuorviante e poco veritiera. “Scompariranno la mamma e il papà e il Natale”; “ti arresteranno se non sei favorevole all’utero in affitto”, l’ideologia gender nelle scuole. Ebbene, il provvedimento mira a parificare le discriminazioni basate sul sesso a quelle razziali e a reprimere i crimini d’odio misogino, omotransfobico.

Il nostro codice penale non punisce direttamente i reati derivanti da omotransfobia. I cosidetti crimini d’odio, basati su motivi etnici/razziali vengono estesi ,con il ddl zan, alla comunità lgbt, alle donne, ai disabili, in maniera specifica. Picchiare qualcuno per motivi di razza non equivale a picchiarlo perché gay. L’aggravante dei futuli motivi non sempre è sufficiente, in questi casi. Il bene giuridico oggetto di tutela non è il medesimo. L’odio è rivolto verso quell’individuo e la sua differenza mira ad essere annullata. Sicché tutta la comunità, gli appartenenti a quella minoranza si sentono minacciati.

La libertà,  la serenità generale viene minata. Ecco la necessità di un intervento mirato dello Stato. Ecco perché la legge modifica anche l’articolo 604 ter del codice penale, relativo alle circostanze aggravanti, aggiungendo l’omofobia e la disabilità tra i reati la cui pena è aumentata fino alla metà (quindi si può arrivare fino a 6 anni di reclusione).

La legge modifica anche l’articolo 90 quater del codice di procedura penale, inerente condizioni di particolare vulnerabilità: le vittime di un reato di discriminazione godono di particolari tutele e protezioni durante il processo.

Sicuramente uno dei punti piu controversi del provvedimento concerne le iniziative scolastiche,  l’istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia. Al di là delle fake news e della retorica, l’obiettivo è quello di “promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione in modo da contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. Numerosi, ad oggi sono i Paesi in cui è già previsto l’insegnamento dei diritti lgbt. Non si tratta di contenuti propagandistici delle teorie gender, ma di un modo di approcciare i più giovani a quella che è una realtà concreta della nostra società e come tale va rispettata e tutelata. 

Gli studenti vanno educati al principio di pari dignita delle persone  proprio al fine di garantire una società civile, per coltivare nelle scuole un attimo di riflessione sul rispetto dell’identità sessuale dell’altro .

Ma siamo in Italia e per lottare contro il sessismo devi essere donna o gay per lottare per i diritti lgbt.

Siamo nel paese in cui si esulta per aver affossato ancora una volta una legge sulla civiltà.

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Valentina Bergamino

Valentina Bergamino

Scrivo sicuramente per comunicare emozioni, esperienze, opinioni su temi che reputo essere toccanti e interessanti. Per offrire spunti di riflessione, per dare la possibilità di esprimersi a chi non la ha. Per me stessa anche, per scoprire un mondo nuovo fatto di dialettica e confronto e per mettermi alla prova.